UNA LADY DI FERRO "TRAGHETTATRICE BREXIT"

UN MASCHIO "CANTICCHIA" DI SOLLIEVO

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L’avvicendamento al vertice del Governo Britannico, già in data 13/07/2016, segna un notevole anticipo rispetto alla previsione del prossimo 9 settembre. Infatti, subito dopo l’ultimo Consiglio dei Ministri presieduto dal premier uscente David Cameron, il testimone passa nelle mani dell’ormai ex ministro dell’Interno Theresa May, con investitura del prestigioso incarico da parte della regina Elisabetta a Buckingam palace, prima dell’insediamento al numero 10 di Downing street.

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Quindi, a completamento di una carriera in continua ascesa in qualità di parlamentare con esperienza ventennale e da sei anni facente parte della compagine governativa inglese, nel contempo apprestandosi a varcare anche la soglia dei sessant’anni, la energica Theresa May si assume il grave compito di traghettare la Gran Bretagna fuori dalle incerte acque della Brexit e c’è da scommettere che non mancheranno conferme della speranza riposta nelle sue capacità in quanto, come dallo stesso premier uscente riconosciutole, “forte e competente, più che in grado di quella leadership di cui il paese ha bisogno”.

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D’altra parte, avendo conquistato la leadership Tory rafforzata da un generale schieramento contro il ministro per l’Energia Andrea Leadsom che, pur essendo stata paladina della Brexit, aveva dovuto cederle il passo in seguito alla gaffe di averla ritenuta svantaggiata per la mancata esperienza della maternità; la May si accinge “al comando” con un piglio che non lascia dubbi sulla determinazione dei suoi proponimenti messi subito in campo, spazzando via ogni passato indugio nel senso di un Remain del tutto accantonato per seguire in pieno quell’uscita dalla Unione Europea che, non ammettendo alcuna diversa interpretazione dall’ inequivocabile volontà popolare espressa nel referendum, la novella Premier intende trasformare in un vero e proprio “successo” per una politica vincente del suo Paese che, ha annunciato, governerà perseguendo l’interesse collettivo e “non solo quello dei pochi privilegiati”, con chiara allusione al volere ridimensionare certo strapotere economico con gli eccessi manageriali di colossi imprenditoriali.

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In definitiva, lasciata addirittura con un “coronamento” del canticchiare di sollievo del premier uscente, nelle mani della ritenuta energica seria instancabile May la patata bollente riguarda tutto un sistema da indirizzare diversamente nella conquistata autonomia della sovranità monetaria che, a dispetto di ogni nera previsione, dovrà servire a dare slancio alle prerogative in ogni campo socio-economico. Compito arduo che può riferirsi solo ad una Theresa May fatta entrare nella Storia come seconda “Lady di ferro” che, a distanza di un quarto di secolo dalla uscita di scena di Margaret Thatcher, ne richiama le assonanze di derivazione da una classe media con profondi valori di austerità e di religiosità che, nel caso delle due premier, fa capo ai rispettivi padri entrambi attivi praticanti; tanto più se si tiene conto che la May è anche figlia di un pastore anglicano del Sussex.

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Indubbiamente, nello sconvolgimento di ogni campo della vita nel nostro microcosmo planetario, proprio nel complessivo ripiegamento di pregiudizi che hanno cavalcato i secoli relegando la figura femminile a ruoli di margine al di là di quello del “procreare” si profila la rivoluzione di portata maggiore; appunto, nel ricercare la speranza di salvare il tutto e di più che rischia di andare a rotoli in tanti casi, facendo riferimento ad una seria energica determinata infaticabile figura femminile; in più, addirittura sull’onda di un maschio “canticchiare” il proprio sentirsi sollevato.

Rosa Cavallo

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