UNA PROMESA NON MANTENUTA

La chiesa riflette su come cambiare rotta in Afghanistan

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“Non possiamo andarcene e buttare la spugna. L’Afghanistan resta sempre un Paese che è parte della famiglia dei popoli. Semmai iniziamo a comprenderlo meglio”. Il presidente della Pontificia Accademia per la Vita, mons. Paglia, non trattiene la sua preoccupazione, puntando il dito contro quell’occidente becero e sfruttatore. La situazione è chiara da svariati anni e gli Stati Uniti sono la sintesi di questo emblema, una sorta di seduzione concretizzata in abbandono. A pagare le spese di politiche estere scellerate è proprio il popolo afghano, che si vede schiacciato dalla venuta dei talebani. Una situazione ben nota da tempo, ma nessuno ha mai preso realmente in considerazione la superficialità degli stati occidentali. Adesso la tensione non manca e le lacrime di Biden servono a ben poco, perché anche lui ha le sue colpe.

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Pertanto, l’inno di guerra decantato dal presidente americano non è altro che l’ennesimo atto di arroganza. Infatti, il discoro dell’arcivescovo Vincenzo Paglia è chiaro, cristallino e certamente non pecca in frecciatine mirate. Proprio sul tema dell’umanità il prelato evidenzia l’aspetto sublime dell’accoglienza: “Quelle immagini terrificanti di Kabul devono smuovere le nostre coscienze, è necessario dare la possibilità di lasciare il paese a chi lo desidera”. L’appello è evidente, burocrazia zero, soprattutto in momento così complessi dove l’umanità viene al primo posto. Ovviamente resta il problema dei talebani, che merita una riflessione ben precisa.

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Il sistema delle nostre politiche estere si è sempre espresso attraverso le armi; una democrazia mascherata dal potere di conquista. Voler imporre a tutti i costi un modello democratico ai territori con un’altra cultura non è la cosa migliore da fare. Il dialogo sarebbe la strada giusta da percorrere, ma viste le dichiarazioni delle ultime ore tutto sembra ancora più difficile. Bisogna partire dal presupposto dell’ascolto, ma i comportamenti dei capi di stato lasciano presagire altro. Anche su questo, Mons Paglia dice la sua con molta franchezza: “Come è possibile pensare alla politica estera del mondo occidentale non possa esportare i suoi valori di democrazia, non stiamo parlando di robe da vendere. Inoltre, non possiamo giudicare le grandi tradizioni asiatiche con parametri occidentali, vanno comprese più in profondità”.

Giuseppe Capano

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