UNA STORIA POLITICAMENTE SCORRETTA ?

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Opera di Bansky (Street Art)

Penso spesso alla parola ‘’UOMO’’ e a tutti gli altri termini che rinviano alla radice sanscrita ‘’BHU’’ per significare l’idea della ‘’terra’’ e quindi di ciò che giace al di sotto e nasce, e da cui origina, poi, il termine ‘’humus’’ e di conseguenza ‘’UOMO’’.

Dalla stessa radice sanscrita ‘’bhu’’, deriva in fondo quel ‘’PHY’’ greco che rinvia alla ‘’physis’’, alla natura, alla fisica.

Insomma, da millenni ci riferiamo a una persona indicando la Terra, l’Humus: l’UOMO. Addirittura, l’idea dell’umiltà fa (sic!) riferimento all’Uomo.

Ad onor del vero, c’è da dire che, per vie traverse, anche il termine ‘’FEMMINA’’ prenderebbe l’abbrivio da quella ‘’phy’’ greca e di converso dal sanscrito ‘’bhu’’ (tralasciamo la parola ‘’DONNA” che ci riconsegna un’idea del ‘’dominio’’ di cui anche il maschio si è approfittato; vero, DON Corleone?)

Ciononostante, è stata la parola UOMO a prendere storicamente il sopravvento. Si parla di umanità, di essere umano, di umanesimo, di umiltà. Di UOMO.

E quando si decide di porre illegalmente fine alla vita di una persona, commettiamo un ‘’omi-cidio’’, facciamo cioè ‘’cesura’’ di questo prodotto della terra, dell’humus-uomo, e lo facciamo ‘’cadere’’.

Per fortuna, a porre fine a questa (sic!) insopportabile scorrettezza politica, spregiante in buona sostanza ogni neutralità, ci pensò nel 1976 una criminologa sudafricana, Diane H. E. Russell, che parlò per la prima volta di ‘’FEMMINICIDIO’’ in tema di crimini mortali nei confronti della donna.

Ora, sì, che le donne possono dirsi soddisfatte per sentir chiamato con il giusto nome il delitto di cui sono vittime da millenni!

Una bella soddisfazione, no?

Hmm…

Dostoevskij: "Ciò che è strano, meraviglioso, non è l’esistenza reale di Dio, ma che l’idea della necessità di un Dio sia sorta nella mente di una bestia selvaggia e immorale come l’uomo’’

cms_21081/2.jpgRiflessione dell’Autore

Lingua madre

C’è un grembo in ogni parola basterebbe riconoscerne la madre e il suo parto quando si sugge il suono tra le labbra come figli di sintassi amorose tra il nulla dell’origine e l’approdo alla materia che sfida la polvere del non avere senso in altrimenti.

Vincenzo Ditoma

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