UNGHERIA: Approvata la legge dei pieni poteri a tempo indeterminato per Viktor Orbán

Le opposizioni:" siamo in dittatura"

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Viktor Orbán ha sconfitto definitivamente la democrazia ungherese. Lo ha fatto ieri, completando così un progetto terrificante che portava avanti ormai da 10 anni. Il pretesto è stato quello dell’emergenza Coronavirus, ma la dicitura “tempo indeterminato” della legge dei pieni poteri è chiara: sarà soltanto Orbán a decidere quando la soppressione di ciò che rimaneva delle libertà democratiche finirà. È quasi superfluo pensare che essa semplicemente è destinata a non finire. Una mossa, quella del premier ungherese, che era sembrata una provocazione, un “tastare il terreno”, con le opposizioni che si erano dichiarate fermamente contrarie a questa deriva. Invece, con un colpo di mano di alcuni deputati dell’estrema destra, che hanno agito contrariamente alle indicazioni di Gábor Vona, leader di Jobbik, che parla di “colpo di Stato”, la legge è passata. Non sembra sia un bluff quello di Vona, in quanto Jobbik si era recentemente contraddistinto per una svolta moderata e per una ferma opposizione alle politiche di Orbán, accettando addirittura di entrare in coalizione con i partiti di centro-sinistra alle amministrative di Budapest. Ciò che il partito Fidesz ha fatto in Ungheria è una lezione accademica su come si sovverte una democrazia.

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Non da un giorno all’altro, ma lentamente, che piano piano portano all’assoggettamento della magistratura, unite al controllo economico sulla stampa, aspettando un’emergenza sufficientemente grave da giustificare una legge dei pieni poteri. L’emergenza è arrivata, e Orbán non si è lasciato sfuggire l’occasione. Da ora, Viktor Orbán ha poteri eccezionali rinnovabili senza limite, governerà per decreto, può chiudere per periodo a sua discrezione il Parlamento, saranno accettate solo informazioni di fonti ufficiali sulla pandemia e chi verrà accusato dall’esecutivo di diffondere fake news potrà essere condannato a 5 anni di prigione. Questo almeno per il momento, fino a quando Orbàn non deciderà arbitrariamente di introdurre nuove restrizioni. L’alto commissariato delle Nazioni Unite per i diritti umani ha espresso la sua più allarmata preoccupazione per la svolta di Budapest, e il Consiglio d’Europa ha ammonito che "uno Stato d’emergenza illimitato e incondizionato non può garantire il rispetto di regole e valori della democrazia".

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La domanda, però, sorge spontanea: come può l’Unione Europea tollerare anche solo per un giorno una simile violazione dei suoi princìpi fondamentali? È mai possibile che Viktor Orbán possa continuare impunemente a distruggere ogni valore morale della politica e ad opprimere i suoi cittadini senza che l’Unione prenda provvedimenti seri? È tollerabile che l’Ungheria faccia ancora parte dell’UE, con tutti i vantaggi economici che ne conseguono, mentre Paesi come l’Albania, che sta mostrando un virtuosismo da applausi, continuano ad esserne esclusi semplicemente perché troppo poveri? Il Commissario europeo per la Giustizia e lo Stato di diritto Didier Reynders ha fornito una prima risposta a tali domande, annunciando tramite Twitter che "La Commissione europea sta valutando le misure di emergenza adottate dagli Stati membri in relazione ai diritti fondamentali. In particolare per il caso della legge votata oggi in Ungheria sullo stato d’emergenza e le nuove sanzioni penali per la diffusione di informazioni false". Una cosa è certa: questo è un giorno triste per la storia dell’Ungheria e dell’Europa tutta. È il giorno in cui si oscura una democrazia ottenuta lottando con le unghie e con i denti contro la ferocia del comunismo, e che oggi viene spazzata via dall’altra ideologia totalitaria. È il giorno in cui 10 milioni di persone perdono tutta la propria libertà in nome di un po’ di falsa sicurezza. È il giorno in cui ci ricordiamo, rabbrividendo, la Legge dei pieni poteri tedesca del marzo 1933.

Giulio Negri

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