UNITI CONTRO I SOCIAL: SCUOLE E FAMIGLIE DENUNCIANO META & CO

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cms_29129/1.jpgIstruzione pubblica sul piede di guerra contro il sistema delle big tech. Un’intera città, Seattle, ha chiamato in tribunale Meta, Google, TikTok, Snapchat accusandole di rovinare, con i propri algoritmi, i ragazzi in età scolare. Oltre cento scuole di Seattle frequentanti da circa cinquantamila studenti, hanno depositato i primi di gennaio un documento di oltre 90 pagine presso il tribunale distrettuale degli Stati Uniti chiamando sul banco degli imputati i colossi del web. È la prima volta che l’istituzione pubblica scolastica si schiera così apertamente contro le piattaforme della Silicon Valley, un’azione giudiziaria che segue le oltre 150 cause intentate negli ultimi due anni da circa 1.200 famiglie americane contro i proprietari delle piattaforme, cause che raccolgono anche casi di suicidio di ragazzi. Il capo d’accusa riguarda una colpa grave a capo delle piattaforme: sfruttamento delle debolezze cognitive dei ragazzi, contenuti dannosi tesi a sfruttare gli interessi economici delle big tech.

cms_29129/2_1674360624.jpgI social sarebbero dunque accusati senza mezzi termini di creare dipendenza e corrompere le menti ancora deboli dei ragazzi, in particolare a causa dei loro particolari algoritmi usati in particolar modo da Meta per diffondere dissenso tra gli utenti, enfatizzando le posizioni più estreme e, di conseguenza, massimizzare il tempo trascorso sulle piattaforme. Le accuse delle scuole e delle famiglie dei ragazzi si allineano con le numerose accuse rivolte a Instagram di provocare seri danni psicologici alle ragazze più giovani e di come la piattaforma facente parte di Meta abbia spinto i più giovani a sentirsi poco attraenti, spingendoli a continue e pericolose comparazioni con altri utenti. Nelle numerose pagine dei cahiers de doleance si sottolineano l’aumento esponenziale nei ragazzi di ansia, depressione, problemi psicologici provocati dalla dipendenza da social, anoressia, cyberbullismo. Queste patologie avrebbero spinto gli insegnanti a ricorrere al supporto di psicologi e ad adottare dei piani di intervento didattico che riguardassero i danni dei social media, per affrontare l’emergenza da abuso dei social. Le richieste alle piattaforme sono pertanto di risarcire i danni, pagare le cure di prevenzione causate dall’uso eccessivo e problematico dei social media.

cms_29129/3.jpgDi fronte ad accuse così gravi molte delle piattaforme chiamate in causa non hanno fornito una risposta che le potesse scagionare, soprattutto non vi è né chiarezza né nessuna certezza su come evitare di aggirare le regole per potersi iscrivere a un social, un’opera di raggiro che i ragazzi sanno benissimo come attuare. I social sono prodotti esplicitamente progettati non solo perché l’adulto, il genitore, possa far nulla per tenere lontano dai pericoli il minore, ma sono anche prodotti finalizzati per catturare l’attenzione, farci passare più tempo possibile su di essi, carpire i nostri dati personali, proporci e venderci qualcosa. Sono lontani i tempi in cui i pionieri del web pensavano a come creare, con l’ausilio dei computer, un mondo migliore. Era anche e soprattutto il pensiero di Stewart Brand, uno dei padri del web, il quale credeva a una rivoluzione nel mondo informatico, un idealismo tecnologico apprezzato e invidiato dagli ingegneri della Silicon Valley degli Anni ’60 e ’70. Stava nascendo un’utopia che presto si sarebbe trasformata in un’idea concreta: l’umanità intera unita da una sola rete al di sopra di tutto. Peccato che l’ingenuità di un sogno sia diventato nelle mani di Meta e Google un pretesto per la sopraffazione mentale, politica e sociale.

Andrea Alessandrino

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