UN ATTENTATO MISTERIOSO

Le ombre su Wojtyla e sul mandante

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Quando parliamo di Giovanni Paolo II dobbiamo fare molta attenzione, perché è stato senza ombra di dubbio, il papa più amato della storia della chiesa. Un pontefice anomalo (rispetto ai suoi predecessori) per la sua vena politica e dialettica, sapeva imporsi senza mostrarsi un vero e proprio capo. Diverse ombre, però, hanno offuscato il suo pontificato (anche se non lo si vuole ammettere), che ne hanno pregiudicato la sua integrità. Lungi dal cadere in tematiche complottiste, il pontificato di Wojtyla è stato interamente incentrato sulle politiche sociali, dove la stessa chiesa ha tratto innumerevoli benefici.

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Sotto la sua guida, la chiesa di Roma ha assunto un ruolo di protagonista nella caduta del muro di Berlino e sulla fine del comunismo in Polonia. Nessuno vuole negare le atroci sofferenze che Wojtyla ha subito durante la seconda guerra mondiale, il comunismo in Polonia ha limitato fortemente ogni tipo di libertà. Pertanto, la vicenda dell’attentato in piazza San. Pietro nel 1981, lascia numerosi spiragli di interpretazione. Per prima cosa, Giovanni Paolo II era molto odiato dal comunismo, perché continuava a parlare al popolo in modo sereno e senza censura. In secondo luogo, l’attentatore Ali Agca ha fornito numerose versioni, ma nessuna di esse era realmente attendibile. Ad oggi, non riusciamo a capire chi è stato il mandante, ma soprattutto il perché.

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Tante verità nascoste che mai conosceremo, ma che rendono tutto questo ancora più misterioso. Certamente non possiamo negare il carisma di Wojtyla, capace di farsi amare da tutti restando saldamente fino alla morte. Proprio nelle difficoltà ha mostrato il suo carattere forte, riuscendo ad imporre il proprio magistero all’intera chiesa. Il suo segretario storico, Stanislaw Dziwisz, racconta un aneddoto in merito all’attentato: “Gli stessi medici che seguirono l’intervento, mi confessarono, di averlo preso in carico senza credere nella sopravvivenza del paziente”. Molti hanno gridato al miracolo, per alcuni è una fatalità. A distanza di quasi quarant’anni molte ombre offuscano questa storia. Wojtyla ha dichiarato di aver perdonato Agca, ma non scopriremo mai cosa si sono detti nella cella del carcere di Rebibbia.

Giuseppe Capano

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