UN DIO COMODO

Francesco evidenzia il fondamento dell’Eucaristia

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Sempre reperibile, mai stanco e capace di perdonare ogni nostra nefandezza. In questi termini, il vangelo domenicale ci esprime la centralità di Cristo nella vita odierna. Aldilà della propria fede, l’evangelo ci viene in soccorso per tirarci su di morale. Il mondo corre, i sentimenti sembrano cessare e le certezze sembrano scomparse. Proprio dal nostro stile di vita dobbiamo ripartire per rinsaldare i cuori. "Io sono il pane della vita", non è una bella citazione da enunciare in un bel sermone, ma la concretezza della nostra speranza. Proprio dal pane Gesù ci spiega un simbolismo avvincente, perché è il cibo di tutti e per tutti, di chi ha fame e ha voglia di sfamarsi. La fame odierna è totalmente diversa da quella di allora, oggi la forma di ricerca è l’assenza di solitudine.

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Presi dal nostro io abbiamo dimenticato l’essenzialità del noi. Anche su questo argomento, Francesco fa riferimento all’unica medicina che può guarire tutto ciò: "Nessuno in questo mondo, per quanto ami l’altra persona, può farsi cibo per lei. Dio lo ha fatto e lo fa per noi quotidianamente". Pertanto, occorre tornare a stupirci davanti a questo dono e mistero. Un Dio che si fa carne per noi e che nello stesso tempo ha scelto di essere come noi. La realtà teandrica è sintetizzata nel concetto del Dio è amore. Questa riscoperta di un Dio comodo, vicino, altruista, dovrebbe spingerci a riflettere maggiormente. Tutto ruota sul nostro essere, perché Dio ha scelto di restare con noi nelle difficoltà del quotidiano. Infatti, l’Eucarestia è il segno tangibile della sua presenza, una sorta di dono che spesso fatichiamo a riconoscere.

Giuseppe Capano

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