UN PASTO "IN SOSPESO" PER TUTTI

La splendida iniziativa della comunità di don Oreste Benzi

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“Signore, abbiamo fame”. Con queste semplici parole, i discepoli di Gesù di Nazareth, oltre a 5mila uomini affamati, chiedevano un pasto per poter nutrire il proprio corpo. Sono passati millenni, ma quel grido disperato continua a risuonare non soltanto nei continenti lontani ed arretrati, ma anche nella nostra nazione. Il Covid19 ha lasciato sul lastrico numerose famiglie, questi effetti drammatici rischiano di protrarsi per lungo tempo. La Caritas e le varie parrocchie hanno cercato in svariati modi di poter arginare tale problema, offrendo ai meno fortunati cibo e ristoro.

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L’evolversi dell’età contemporanea, con il conseguente sviluppo economico-finanziario, esistono persone che non riescono ogni giorno a nutrirsi regolarmente a causa della povertà. In questi difficili mesi, si sono moltiplicate le iniziative solidali, volte a restituire dignità a coloro che l’avevano perduta. La sacralità della vita umana è preziosa, non soltanto agli occhi di Dio, ma anche al cospetto degli uomini. Come ben sappiamo, la carità cristiana non è basata solamente sul donare il superfluo, ma si focalizza sul donare se stessi per il prossimo. Il punto cardine di tutto questo è enunciato nel Vangelo, dove Gesù invitava ad amare il prossimo come se stessi. Un messaggio importante che deve far seguire un operato completo. Pertanto, essere cristiani vuol dire uscire da sé stessi per poter incontrare il fratello ferito, proprio come sta facendo la comunità di don Oreste Benzi con la loro iniziativa.

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Un pasto in sospeso non è solo una trovata pubblicitaria per incentivare la carità, ma racchiude in sé tutta l’essenza del Vangelo. Negli anni abbiamo assistito a diverse trovate pubblicitarie, come il caffè sospeso, il libro sospeso e così via; ma mai nessuno aveva ipotizzato una cosa simile, forse perché troppo scontata. In realtà, ad oggi nulla è scontato, neanche un pasto al giorno, soprattutto nei tempi correnti. La liquidità nei vari rapporti e nelle relazioni verso il prossimo ci hanno spinto a dimenticare le ferite o le feritoie delle persone più deboli, lasciandole in preda ai loro problemi e difficoltà. La stessa carità, nella teologia cristiana, è la più alta perfezione dello spirito umano, perché rispecchia la natura di Dio. Per questo, essendo a sua immagine e somiglianza, abbiamo l’obbligo di inseguire la via della perfezione, altrimenti rischieremo solo di fare retorica.

Giuseppe Capano

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