USA,primo studio al mondo: test farmaco su uomo i risultati a fine mese

Le vittime in totale dall’inizio dell’emergenza sono 33.689 .Iss: "Il virus resta in mascherine fino a 7 giorni"

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L’azienda farmaceutica americana Eli Lilly annuncia che i primi pazienti hanno ricevuto una dose di un anticorpo progettato per essere un potenziale trattamento contro Covid-19. Si tratta del primo studio al mondo di questo genere - riporta una nota della società con sede a Indianapolis - e il medicinale sperimentale, denominato LY-CoV555, è il primo frutto della collaborazione tra Lilly e AbCellera per creare anticorpi mirati alla prevenzione e al trattamento di Covid-19.

Gli scienziati di Lilly hanno rapidamente sviluppato l’anticorpo, in soli 3 mesi, dopo che AbCellera e il Centro di ricerca sui vaccini dell’Istituto nazionale americano di allergie e malattie infettive (Niaid) l’hanno identificato da un campione di sangue prelevato da uno dei primi pazienti statunitensi guariti da Covid-19. LY-CoV555 è il primo potenziale nuovo farmaco specificamente progettato per attaccare Sars-Cov-2, il virus che causa Covid-19. I primi pazienti coinvolti nello studio hanno ricevuto la loro dose nei principali centri medici degli Stati Uniti, tra cui la NYU Grossman School of Medicine e il Cedars-Sinai di Los Angeles.

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"Entro la fine del mese - ha specificato Daniel Skovronsky, direttore scientifico e presidente di Lilly Research Laboratories - esamineremo i risultati di questo primo studio sull’uomo e intendiamo avviare prove di efficacia più ampie".

"Contemporaneamente alle indagini sulla sicurezza e sull’efficacia, stiamo anche avviando - prosegue - la produzione su larga scala di questa potenziale terapia: se LY-CoV555 diventerà parte della soluzione a breve termine per Covid-19, vogliamo essere pronti ad assicurarlo ai pazienti il ​​più rapidamente possibile, con l’obiettivo di rendere disponibili diverse centinaia di migliaia di dosi entro la fine dell’anno".

Se i risultati della fase 1 mostreranno che l’anticorpo può essere somministrato in modo sicuro, Lilly prevede di passare alla fase successiva del test, studiando LY-CoV555 in pazienti Covid-19 non ospedalizzati. La società prevede inoltre di studiare il farmaco sul fronte preventivo, concentrandosi su popolazioni di pazienti vulnerabili che storicamente non sono candidati ottimali per i vaccini.

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"Siamo impegnati a lavorare con i nostri partner del settore per generare prove scientifiche in grado di soddisfare l’urgente necessità di trattamenti che riducano la gravità della malattia Covid-19", ha dichiarato Mark J. Mulligan, direttore della divisione di malattie infettive e immunologia e direttore del Vaccine Center presso la NYU Langone Health. "I trattamenti con anticorpi come quello qui studiato promettono di essere efficaci contromisure mediche per questa infezione mortale", ha aggiunto Mulligan.

"Siamo grati di collaborare con i colleghi di AbCellera, del Niaid e delle numerose istituzioni accademiche che ci hanno aiutato a raggiungere questo traguardo nella lotta dell’umanità contro Covid-19 - ha concluso Skovronsky - una malattia che, ricordo, è stata caratterizzata per la prima volta solo 6 mesi fa. Abbiamo il privilegio di aiutarci per la messa a punto del primo potenziale nuovo farmaco specificamente progettato per attaccare il virus. Le terapie anticorpali come LY-CoV555 possono avere potenziale sia per la prevenzione che per il trattamento di Covid-19 e possono essere particolarmente importanti per i gruppi più colpiti dalla malattia come gli anziani e gli immunodepressi".

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cms_17782/LOGO-PROTEZIONE-CIVILE-NAZIONALE.jpgAltri 88 morti in Italia per coronavirus. Le vittime in totale dall’inizio dell’emergenza sono 33.689, secondo i dati diffusi dalla Protezione civile. I guariti sono 161.895, con un incremento di 957 unità nelle ultime 24 ore. I casi attualmente positivi sono 38.429, vale a dire 868 in meno rispetto a ieri. In isolamento domiciliare 32.588 persone, mentre 5.503 sono ricoverate con sintomi. I pazienti in terapia intensiva sono 338 (-15).

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"Uno studio in laboratorio ha rilevato parti di virus nella parte interna delle mascherine dopo 7 giorni dall’inoculo". Lo ha spiegato Rosa Draisci, del Centro nazionale sostanze chimiche, prodotti cosmetici e protezione del consumatore dell’Istituto superiore di sanità, rispondendo a una domanda nel corso dell’audizione del presidente Iss Silvio Brusaferro alla Commissione di inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti e su illeciti ambientali ad esse correlati. "Si tratta di una sperimentazione che prevedeva il rilevamento dei virus nelle diverse superfici. Nella parte interna delle mascherine - ha detto Draisci - è risultato" rilevabile "fino a 7 giorni".

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"Si tratta - ha evidenziato Brusaferro - di uno studio scientifico in ambienti protetti, non è dunque immediatamente assimilabile a situazioni normali. Costruire un setting sperimentali vuol dire tenerlo protetto da luce del sole e da altri fattori che hanno una influenza" sui risultati nella vita reale.

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