Un’altra speranza per la Chiesa cinese

Si rinnova la convenzione tra cattolici e partito comunista

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Mai in decine di secoli si sarebbe prospettato un accordo diplomatico tra lo stato cinese e le sfere vaticane, eppure Papa Francesco, dall’inizio del suo pontificato, ha sempre cercato di trattare per il bene delle nazioni in difficoltà. La sua Chiesa è stata sempre improntata sulla missionarietà, ponendo la figura sacerdotale a immagine e somigliata di Cristo pastore. La situazione civile in Cina, però, non ha bisogno di grandi spiegazioni, visto il regime dittatoriale che aleggia all’interno del popolo cinese. Per anni i cristiani cattolici non hanno potuto svolgere e professare la propria fede, accerchiati dalla paura e dalle restrizioni del governo centrale. Una vera e propria persecuzione che Bergoglio, con grandi sacrifici, è riuscito a limitare, grazie anche ad uno storico concordato. Ad ogni modo, l’accordo provvisorio scade il prossimo 22 settembre, esattamente a due anni di distanza dalla prima firma.

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Le difficoltà per arrivare ad una nuova intesa sono molteplici, ma sembra ferma intenzione continuare da ambo le parti. Lo stesso Segretario di Stato, il cardinale Pietro Parolin, ha lasciato intendere che l’accordo sia fattibile, dichiarando: “La nostra intenzione è che sia prolungato. Penso che si continui ad adottarlo, come si è fatto in questi anni, in modo tale da verificare l’utilità”. Indubbiamente non c’è nulla di automatico, visto il grande scoglio del governo cinese. Secondo alcune indiscrezioni, la Cina ha intenzioni di continuare mantenendo fede ad importanti imperativi. Per il governo centrale è di vitale importanza avere un potere decisionale sulla nomina dei vescovi, impedendo ai ragazzi minorenni di prendere parte alle attività parrocchiali.

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In questi anni, solo in alcune provincie si sono verificate tali restrizioni, anche in maniera abbastanza violenta. Basti pensare alla provincia nordorientale di Liaoning, che ha una densità di 43milioni di abitanti e un territorio più vasto di quello dell’Inghilterra, che con la propria delegazione semina grande paura all’interno delle comunità cristiane. Ad oggi la Cina riconosce il papa come capo della chiesa cattolica, ma con relativo potere sulle decisioni di nomina dei vescovi. Sicuramente, l’accordo provvisorio ha messo in luce un equilibrio fragile, che merita di essere verificato proprio per tutelare il popolo cristiano. Non sarà facile dialogare, ma la chiesa di Francesco è riuscita, in questi anni del suo pontificato, a fare l’impossibile. Solo il dialogo è il motore pulsante di una nuova generazione capace di mettere da parte l’”io” per far avanzare il “noi”.

Giuseppe Capano

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