Un luogo in cui arte, storia e mistero s’incontrano. E nasce la magia

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Palermo. Poche altre città in Italia e nel mondo possono vantarsi di essere punto di incontro di varie culture come il capoluogo siciliano. Fondata dai fenici venne poi abitata dai cartaginesi, dai greci, dai romani, dai bizantini, dagli arabi, dai normanni e dagli spagnoli. Ed ognuna di queste popolazioni lasciò una sua impronta, contribuendo alla costruzione di una città dai mille volti. Per iniziare a conosce Palermo bisogna partire dalla Cattedrale, dedicata alla Vergine Maria Santissima Assunta, edificata al posto di un’antica basilica trasformata poi in moschea. Al suo interno si trova anche il sarcofago in porfido rosso, tipico della tradizione dinastica egizia, di Federico II di Svevia, ricco di decorazioni simboliche ed esoteriche. Proseguendo nella visita della città si dovrà visitare il Palazzo Reale, o Palazzo dei Normanni, sorto in origine come castello difensivo, Qasr, ad opera degli arabi, ed attualmente sede dell’Assemblea Regionale Siciliana. Recandosi nel quartiere Cuba invece si troverà la Chiesa di Santa Maria della Pace, al cui interno, in una cripta, riposano migliaia di mummie.

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Tra queste c’è quella della piccola Rosalia Lombardo, morta a 2 anni, nel 1920. Sembra che negli ultimi tempi gli occhi della bambina si aprano e si richiudano ogni giorno, lasciando interdetti i sorveglianti ed i visitatori, anche se secondo alcuni studiosi il fenomeno sarebbe dovuto all’umidità. Stranamente però il corpicino è in una teca, immerso in una atmosfera inerte di azoto, per bloccare il proliferare di agenti organici e variazioni dovute all’esterno. Sempre girando tra gli angoli barocchi e le pietre arabe si raggiunge il Palazzo della Zisa, da al-Azisa: “la splendida”. Al suo interno, tra i rari esempi di arte araba, spicca l’affresco in cui sono raffigurati i cosiddetti “diavoli della Zisa”, così chiamati perché i personaggi mitologici in esso raffigurati non si riescono a contare, grazie ad un movimento demoniaco. Chi riuscisse a stabilirne il numero, tramanda una leggenda popolare, potrebbe risolvere un arcano e quindi trovare un tesoro in monete d’oro nascosto all’interno del castello. Palermo è anche massoneria, ed il Palazzo dei Conti Federico, in via dei Biscottari, conserva testimonianze degli ideali dell’obbedienza: nell’affresco “il trionfo della purezza tra le virtù del tempo” come nelle altre sale. Al piano superiore si trova la Torre Busuemi, un manufatto arabo normanno del XII secolo che ingloba un’antica porta di accesso alla città, Porta Busuemi (dall’arabo bab el soudan ovverosia porta dei Negri). E di mistero si parla ancora oggi, quando apre al pubblico la casa al civico 239 di via di Porta di Castro, dove in un appartamento, durante i lavori di ristrutturazione, sono stati rinvenute iscrizioni arabe su pareti blu, di colore oro e argento.

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Si tratta della Camera delle Meraviglie, per cui si sono fatte le più svariate ipotesi, ma che ancora cela il segreto sul suo artefice e sul suo scopo. Per provare un ulteriore brivido bisogna poi recarsi a via Serradifalco, dove sorge il Castello Alliata. Al suo interno visse fino al 1979, Raniero Alliata di Pietratagliata, il cosiddetto Mago Nero, personaggio eccentrico, noto per dormire di giorno in quanto dal tramonto in poi si dedicava a riti magici, partendo dall’anatema “Agapithon sthanòs a-ta-tia iaron milosonti Adonai “, lanciato ogni sera verso la Conca d’Oro, la baia. Si dice che nel castello dimorasse una veggente straniera e che all’interno delle gialle mura si svolgessero riti macabri, richiami di demoni. Attraverso le finestre chiuse si può ammirare solo l’oscurità che oggi riempie le stanze. Tornando verso la Cattedale, punto di partenza del tour, si arriverà in via del Bosco, dove, in Palazzo Oneto, nel 1860, venne allestito un ospedale per le truppe garibaldine. Ancora oggi chi vi entra di notte, tramite il portone sempre aperto, potrà vedere fuochi inesistenti, ombre che vagano, ed anche una pioggia di fiori bianchi che cadono e scompaiono, in ricordo di quelli lanciati dal popolo palermitano per i liberatori garibaldini che, esanimi, lasciavano il palazzo.

Paolo Varese

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