Una censura che sa di dittatura

In Turchia, approvata la legge anti social media

In_Turchia,_approvata_la_legge_anti_social_media.jpg

Nell’era della globalizzazione e dello scambio culturale, dove tutto è reso fruibile grazie all’intervento dei social, lo stato turco decide di fare un netto passo indietro andando ad intaccare la libertà dei singoli cittadini. Ormai la politica intrapresa dal presidente Erdogan e dal suo partito Akp (Partito della Giustizia e dello Sviluppo), mira al totale controllo della vita dei loro connazionali. L’essenza della politica del presidente turco, è strettamente connessa alla sfera religiosa, basti pensare alla conversione in moschea della basilica di Santa Sofia. Detto questo, un altro spettro sembra preoccupare il mondo dell’informazione, già reso fragile e limitato dallo stesso Erdogan. In Turchia come ben sappiamo, l’informazione è super controllata e i giornalisti rischiano quotidianamente di essere imprigionati. Pertanto, cercare di identificare il reale problema turco non è semplice, soprattutto per le svariate restrizioni imposte dal governo. In questi giorni, sono i social network ad essere finiti nel mirino, che a quanto pare devono passare sotto la lente d’ingrandimento del governo centrale.

cms_18469/foto_1.jpg

Secondo i dati dell’agenzia di stampa Anadolu, le diverse piattaforme in Turchia registrano un traffico odierno di ben 1milione di utenti. Infatti dato il grande flusso di utenti, Erdogan ha deciso, con l’aiuto del partito alleato (Partito del Movimento Nazionalista), di nominare un rappresentante legale nel Paese in modo da poter controllare tutto. Il concetto è molto semplice, perché il rappresentante, in base alle leggi vigenti, potrà autonomamente rimuovere i post sgradevoli. In realtà questa pratica, limita fortemente la libertà personale di ogni singolo cittadino andando a stroncare lo stesso concetto di critica. Quindi tutte le piattaforme da Facebook a Twitter, sono chiamate ad adeguarsi a questo emendamento altrimenti rischiano di incorrere in multe salate.

cms_18469/foto_2.jpg

Tra le altre cose, un aspetto da non trascurare è quello dei dati. Per questo, gli stessi dati devono essere archiviati per poter favorire le indagini dei magistrati. Ovviamente, le opposizioni gridano a gran voce che tutto questo porta ad una vera e propria censura, ma dal canto suo Erdogan smentisce tutto. Questo dibattito ha coinvolto la società civile anche a livello internazionale. A far emergere il pericolo ci ha pensato Amnesty International, che dichiara a gran voce: “I giornalisti passano già anni dietro le sbarre per le loro notizie critiche e gli utenti dei social media devono autocensurarsi per il pericolo di offendere le autorità”. Quello che sta avvenendo in Turchia non è sovranismo ma fanatismo puro. Davanti a questi terribili scenari, dove la libertà di espressione rischia di essere annientata, le autorità internazionali hanno il sacrosanto dovere di intervenire. Il silenzio dettato dal protocollo non serve, ma rivendicare a voce alta la sacralità dei diritti umani è l’unica strada da percorrere, onde evitare una deriva dittatoriale che, oramai, sta prendendo sempre più piede.

Giuseppe Capano

Tags:

Lascia un commento



<<Pagina Precedente | Stampa | Torna Su


Meteo


News by ADNkronos


Politica by ADNkronos


Salute by ADNkronos


App