VIOLA RICONSEGNATA ALL’AMORE DEI GENITORI

SANT’ANNA AVRA’ ILLUMINATO LE MENTI

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La Suprema Corte ha definitivamente sentenziato riguardo alla bambina di sei anni figlia naturale di genitori che, alla sua nascita, avevano rispettivamente: 68 anni il padre e 56 anni la madre.

Quindi, ricostituendo quella famiglia ostinatamente voluta con il ricorso alla procreazione assistita, i coniugi Luigi Deambrosis e la moglie Gabriella Carsano potranno riportare fra le pareti domestiche la piccola Viola che, tre anni fà, in seguito ad altra sentenza della Cassazione, era stata dichiarata adottabile essendo stata “strappata” ai suoi genitori che, benchè ritenuti incolpevoli di averla lasciata sola nell’auto per qualche minuto in considerazione anche dell’insita assenza di pericoli; però, in pratica erano stati “condannati” ad essere privati della figlia per “colpa” della loro età considerata troppo “vetusta” per permettersi di crescere quella bambina che, pure, allevavano con dedizione e amore già da tre anni.

Si potrebbe dire che “tutto è bene ciò che finisce bene”; ancor più in questo caso a dir poco sconvolgente in un Paese in cui, almeno in teoria, si rincorrono sempre gli assunti dei valori fondanti della “famiglia” dove i figli sono “pezzi e core” e “guai chi li tocca” perchè anche una “sculacciata”, se mai e purchè non abbia peso in più di una spazientita carezza, spetta solo agli educatori -genitori.

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Eppure, qualcosa di stridente rimane in questa vicenda; proprio perchè aveva portato persino ad un corale schierarsi contro la “genitorialità vetusta”; da parte di “benpensanti” strenui difensori della “giovinezza” unica detentrice dell’indiscriminato diritto-potere di “figliare” e, successivamente, di poter trattare con “rampolli” di un’epoca che, quasi, sembrerebbe si volesse di spettanza solo per i tutt’al più appena entrati negli “anta”; perchè, già a cinquant’anni si sarebbe “matusa” non al passo con i tempi di figli ventenni cresciuti con il latte di una più che consolidata “liberalizzazione”, ormai post sessantottina. Senza contare che in base alla stessa, spinta ad oltranza sino all’imperversare di un modello educazionale del quasi “tutto dovuto”; purtroppo, spesso si è visto lo sfuggire di mano, magari in un galoppo forsennato pieno di sbandamenti e incognite pericolose, quello che avrebbe dovuto essere un graduale allentamento di redini sul collo perchè lo scalpitio inconsulto, da “puledri”, si trasformasse in un procedere, man mano sempre più conscio e responsabile, con maggiore sicurezza.

Proprio rispetto al debito “dosaggio” dei passaggi intermedi che portano alla conquista di sè, partendo dalla inconsapevolezza irrequieta del figlio che muove i primi passi nella vita, si sa che restano maestri i genitori più “attempati”, con maggiore esperienza di vita; essendo stati anche quelli che, innanzitutto, hanno coscientemente voluto assumersi un compito di così grande responsabilità che, più pesante, inizia solo alla fine di una gestazione.

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In base a questa, d’altra parte troppo spesso rivelatasi solo frutto di un atto che si sarebbe voluto fine a se stesso; non è mistero che, anche quando sia intervenuta la naturale conclusione dei nove mesi, dalle cronache peggiori siano emerse le derive di “genitorialità immatura” rispetto ad un ruolo non ponderato nè tanto meno ricercato, ma solo capitato conseguentemente ad una nascita mai metabolizzata nella giusta accettazione che dispone ad un amorevole sacrificio in favore dell’altro da sè in cui ci si identifichi, anche in prospettiva di un futuro che dovrà sperimentare da solo.

Perchè, poi, svilire quel coraggioso impeto a voler essere genitori, anche avanti con gli anni, se questo sia reso possibile avendone le energie fisiche mentali e di spirito? La vita si è allungata abbastanza da non dovere più temere di lasciare, ineluttabilmente, indifesi orfani soli al mondo; senza contare che, come è stato in ogni tempo, potrebbero ritrovarsi orfani in tenera età anche i figli di genitori giovani prematuramente scomparsi.

Per altro verso, rispetto alla scelta personale, e da nessun codice impedita, circa il divenire genitori in età avanzata; non dovrebbero avere proprio niente di cui “scandalizzarsi” tutti quei ferventi “cattolici” ai quali non dovrebbe essere sconosciuto quanto tramandato; secondo cui, anche una veneratissima Sant’Anna fu una madre attempata.

Rosa Cavallo

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