Viaggi della speranza

In Argentina, con la valigia in mano, a cercar fortuna. Tra i tanti anche il padre di Papa Francesco.

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E’ Buenos Aires il luogo in cui l’immigrazione italiana sperimenta, con alterne fortune, il percorso di ascesa sociale: è una città borghese, popolare, aristocratica, proletaria, cosmopolita, che dà i natali a grandi personalità.

Come per molti personaggi divenuti celebri anche per Papa Francesco è possibile ricostruire il viaggio compiuto dal padre alla volta di Buenos Aires.

Originario del basso Piemonte, all’età di 21 anni, Mario Bergoglio è salpato da Genova sulla nave Giulio Cesare, per arrivare in Argentina il 15 febbraio 1929. La madre del Papa si chiamava Regina Maria Sivori e la famiglia materna era originaria di Santa Giulia, frazione collinare sulle alture di Lavagna. Pure nel ramo paterno del nuovo Papa vi sarebbero ascendenti liguri. La nonna, infatti, si chiamava Margarita Vassallo, cognome anch’esso diffuso in Liguria. La nonna paterna Rosa, invece, era nata e cresciuta in Valbormida, a Piana Crixia, prima di trasferirsi a Torino per sposarsi.

Grazie al clima democratico, gli immigranti italiani, seppur in modo diseguale, riescono a inserirsi in forma stabile nel tessuto sociale.

Molti diventano parte della classe media, assumendone gli stili di vita: acquistano le proprie case; agevolati dal sistema educativo gratuito hanno facile accesso alla scuola media e all’università; ottengono successo nel commercio, nelle libere professioni e nelle arti.

Nel 1958, un italo-argentino, Arturo Frondizi, è eletto per la prima volta alla presidenza del paese e, negli anni Settanta, la presenza di italo-argentini ai vertici dello Stato non fa più notizia: tra i cinque dittatori militari che occupano la presidenza, quattro hanno origini italiane: Lanusse, Viola, Galtieri, Bignone.

Dal punto di vista statistico, gli italiani nati in Italia che oggi vivono in Argentina sono circa 1.198.000. Calcolando i discendenti fino alla terza generazione, cioè quelli che hanno diritto alla cittadinanza italiana (ius sanguinis), si raggiungono i 5-6 milioni, per lo più concentrati a Buenos Aires.

Interi paesi del Sud si sono trasferiti all’estero e, quando sei in America, il cognome della quinta persona che incontri, se non è esplicitamente italiano, ha radice italiana.

Sono gli italiani a contribuire in modo determinante allo sviluppo dei territori nei quali si sono recati, classe subalterna che ha subito repressioni,ostracismi, miserie e aggressioni.

Difficile reperire dati di rilevanza statistica sulle imprese di italo-argentini. Un’indagine realizzata nel 2002 su 1.317 aziende, quasi tutte localizzate nelle province di Buenos Aires, di San Rafael (Mendoza) e di Santa Fe (Rosario), rileva che hanno un profilo prevalentemente di tipo familiare e operano soprattutto nel settore dei servizi. I proprietari sono per lo più figli di emigranti nati in Italia (il 40%) o nipoti e pronipoti (oltre il 30%). Le difficoltà dei piccoli e medi imprenditori di origine italiana si inquadrano nel contesto generale argentino e riguardano la diminuzione delle vendite, il ritardo nei pagamenti da parte dei clienti e il calo dei guadagni.

A seguito della grave crisi finanziaria che ha investito l’Argentina, il governo italiano ha deciso lo stanziamento di 75 milioni per il sostegno finanziario alle PMI.

Un’Unità di Coordinamento, creata in accordo tra il Ministero degli Italiani nel Mondo e le Regioni (Veneto, Piemonte, Puglia, FVG, Marche, Emilia Romagna, Calabria, Sardegna, Molise) ha il compito di vagliare le richieste e di monitorare gli interventi.

Da parte dei rappresentanti del CGIEin loco si esprime un deciso richiamo affinché sia implementata una politica di cooperazione orientata alla partecipazione e alla cultura, dove la promozione dell’informazione e le opportunità formative siano il tramite per uno sviluppo anchein senso economico e commerciale.

Di fatto, dal 1998 al 2000, sono stati finanziati dal Ministero del Lavoro e dal MAE ben 76 progettidi formazione professionale a favore dei cittadini italiani residenti in Argentina (di cui 40 nel solo 2001), soprattutto nei settori del Commercio, del Turismo, delle Nuove tecnologie Informatizzate e multimediali.

Il CGIE lamenta talvolta una certa approssimazione e scarsa affidabilità e impatto di talune iniziative progettuali promosse.

Quasi tutto in Argentina può essere collegato agli italiani, ma non sappiamo bene che cosa sia “specificamente italiano”. Basta guardare l’attuale frammentarietà dell’associazionismo, che rappresenta il risultato di dinamiche che hanno portato ad un “meticciato” italo-argentino estremamente complesso.

In un simile contesto, la novità più interessante degli ultimi anni è proprio il coinvolgimento delle associazioni – soprattutto quelle di stampo locale – nelle strategie imprenditoriali delle rispettive zone di arrivo e di origine.

Altrettanto significativo il fatto che, attualmente, non esistono quotidiani italiani stampati in Argentina, ed anche i periodici sono presenti in numero e tiratura limitata. L’informazioneè uno dei punti maggiormente “caldi” in termini di richieste da parte degli italo-argentini che, tenendo conto del fatto che le collettività sono formate ormai da persone di seconda e terza generazione, vorrebbero un maggior uso del bilinguismo e un incremento di “pubblicità redazionale” che diventi veicolo di contatto con le Regioni d’origine, oltre che fonte d’introiti per le testate stesse.

In definitiva l’Argentina, pur essendo un Paese dove gli abitanti di origine italiana non parlano la lingua natia e il flusso in entrata si è pressoché esaurito, dove inoltre la grave situazione politico-economica attuale funge da potente fattore espulsivo, risulta comunque significativa la richiesta di partecipazione e di ricostruzione di un legame di cittadinanza attiva, come dimostra l’affluenza al votosul referendum del 15 giugno scorso, la più alta in assoluto rispetto a tutti gli altri contesti di accoglienza di nostri connazionali (superiore al 40% a Buenos Aires, Cordoba e La Plata).

Ma, di questa migrazione, di cui riportiamo una testimonianza, sembra esserci poca memoria.

Il viaggio di Claudio iniziò nel Gennaio 1966, all’età di 9 anni, da Sant’Arcangelo (Pz). Con lui c’erano la madre, Angelina, la sorella, Eleonora, e il cognato, Nicola. Eleonora e Nicola emigrarono due anni prima di Claudio e Angelina e, solo dopo aver intrapreso e avviato l’attività sartoriale, tornarono in Lucania per riprendersi il resto della famiglia. Approdarono a Buenos Aires senza sapere cosa avrebbero trovato e senza conoscere lo spagnolo. Il percorso d’integrazione fu difficile e faticoso. Intelligente, forte e coraggiosa lucana, Angelina decise di lasciare il marito in Italia e di partire col desiderio di offrire una vita migliore ai figli ancora giovanissimi. Giunta in America, contribuì al management familiare continuando ad esercitare la professione sanitaria di infermiera. Italiano d’Argentina, adesso Claudio ha 57 anni, fa il tassista, la madre e il cognato sono morti, ha 4 figli e sta per diventare nonno. Ci ha raccontato la sua storia e concesso una breve intervista:

¿Por qué elegiste Argentina?

No elegi por mi sino que vine de chico con mi madre.(Me trajeron mi hermana vivia en Argentina con su esposo )

¿Cuándo y cómo se llega a Argentina?

En barco en el año 1966 en el mes de enero .

¿Qué le gustó de inmediato y lo que no?

Me gusto la carne y el país en general. No hubo cosas que no me gustaran -

¿Cómo se pone en una sociedad con una cultura diferente a la suya?

Era chico y me inserte en la escuela de a poco .

Desde su perspectiva, ¿cuáles fueron los omenti mejor y lo peor que ha vivido el país desde que llegó hoy ¿Cómo has vivido?

Aquí es igual que en Europa, es Cíclico algunas veces se esta bien , muy bien y algunas nos, ahora el país esta pasando por un mal momento .

¿Qué se debe cambiar porque todavía podemos vivir mejor en la Argentina?

La conducción Política, pero evidentemente esta en el Mundo entero de la misma manera. .

¿Cómo estás viviendo el retorno de la crisis?

A mi personalmente no me afecta en lo laboral , pero hay mucha resecion.

En su opinión, ¿qué ha cambiado y qué va a cambiar para el país ahora que tiene un Papa?

Para mi entender en nada porque esta Presidenta tiene diferencias con el Monseñor Bergoglio ahora Papa Francisco .

¿Cómo se dio la bienvenida a esta elección por sus compatriotas?

Con muchísima alegría .

¿Qué opinas de Papa Francis?

Que es realmente una persona Simple y con muchos Valores morales.

Argentina es un país para los jóvenes? ¿Cuánto perspectiva del futuro es "¿Cómo viven los jóvenes en su país"

Se vive igual que en Europa no hay diferencias, la juventud es la misma y los problemas generacionales son los mismos .

¿Cuál es el símbolo que la representa mejor?

Era la Democracia pero ahora esta todo muy mal manejado se están cortando las libertades.

Lo que usted debe ser feliz cuando se llega a la Argentina? Lo bueno que ninguna otra parte del mundo? ¿Qué impulsa a quedarse y no ir de nuevo?

El echo de haber formado una familia aquí y haber adoptado sus costumbres desde chico,y lo laboral se encuentra definido a esta edad aquí.

¿Se han cumplido sus expectativas o estaba esperando algo más de la Argentina cuando decidió irse y dejar Italia?

Te repito que a los 9 años no tenia ni expectativas ni conocimiento del país al cual venia .

¿Se siente más argentino italiano? Si tuviera la oportunidad de que le vayan a Italia?

Yo soy y me siento Italiano, si se dieran las condiciones económicas igual que acá volvería gustoso a mi tierra.

Angela Milella

Tags: argentina, italia

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