Viaggio nel mondo delle dittature

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Questa è l’era dei dittatori moderni. I governatori delle vite altrui naturalmente si presentano in giacca e cravatta. Le loro bocche utilizzano parole quali democrazia e umanità. Quando parlano usano il plurale per dar l’idea di non essere ideatori del tutto perché anche loro lavorano insieme e per il bene degli altri. Vivono con la giusta convinzione che siano le apparenze ad avere la meglio sull’opinione pubblica. Fingono di essere leader ma in realtà sono i generali del proprio potere. La storia insegna che un singolo lasciato libero di spadroneggiare senza controllo, può creare danni irreversibili. Un dato interessante riguarda il fatto che tra le tante dittature presenti sul pianeta, ve ne sono alcune decisamente originali. Si pensi, ad esempio, alla Corea del Nord. Uno stato dell’Asia Orientale che minaccia il mondo con i missili nucleari. L’obiettivo è chiaro. Il capo di Stato intende solo affermare: “fatemi fare un po’ quello che mi pare e io tengo le bombe nel garage (anche se ogni tanto le tiro fuori per testarle in qualche mare qui vicino...)”.

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Siria e Arabia Saudita non sono da meno. L’una al centro di una enorme guerra di interessi, l’altra figlia di un Islam rigido e conservatore. In Arabia le donne non possono né guidare né votare. Il velo è parola d’ordine per tutte. In Siria succedono cose strane. Le persone vengono ammazzate nei modi più biechi e nessuno fa nulla. Ogni giorno decine di civili muoiono sotto i colpi di un’incuranza generale. Qualche anno e la storia dei libri racconterà nei dettagli perché non si è fatto nulla per fermare questo genocidio di massa. Al solito bisogna aspettare che si arrivi al punto di non ritorno. Quando della Siria non rimarrà che un cumulo di cocci. Spostandosi dall’altra parte del mondo la pole position spetta alla dittatura comunista cubana. Il diritto di parola è garantito finché non si contraddice il comunismo ispirata agli ideali di Marx, Engels e Lenin. Qui non si tratta di nani sulle spalle dei giganti, bensì di uomini ciechi consumati dal potere racchiuso nelle idee altrui. In alcuni paesi dell’Africa la situazione non è di certo migliore. Povere, affamate, malate e con livelli elevati di analfabetismo, le popolazioni sono vittime di uomini privi di scrupoli. Corruzione e sete di denaro spingono a non pochi spargimenti di sangue. In Eritrea il presidente Isaias Afewerki è al potere dal 1993. Tiene stretta la sua poltroncina. Per non parlare della Somalia, ormai caratterizzata da una disgregazione centrale che induce a creare piccoli stati all’interno dello stato. Le elezioni non si svolgono da decenni. Il potere se lo giocano il Governo di transizione federale e l’organizzazione terroristica Islamica. Anche il Sudan cade sotto i colpi della dittatura militare. Il Chad, invece, nonostante la situazione governativa sia migliorata, vive ancora situazioni di conflitto.

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La Guinea Equatoriale subisce un tasso di corruzione elevato e il presidente Mbasogo è considerato uno dei più sanguinari al mondo. Basta dire che la maggior parte degli abitanti vive con meno di un dollaro al giorno. In Uganda la condizione generale pare migliorata comunque i diritti umani risentono delle guerriglie interne. Mugabe, presidente dello Zimbabwe dal 1987, sostiene che solo Dio possa destituirlo. Guida un governo definito da molti come “il Regno del terrore”. La Radio del paese sostiene che Mugabe possa ammazzare chiunque senza andare all’inferno. C’è pure un certo Re Msvati III che in Swaziland si riserva la facoltà di concludere tutti i matrimoni che vuole con chi gli aggrada. Nello stesso Sahara si lotta quotidianamente contro l’occupazione marocchina. Africa contro Africa. La lista è ancora lunga, ci fermiamo qui per non creare eccessiva confusione su nomi e paesi. L’ultima ragione da scandire con cura riguarda il fatto che parecchi dittatori trovino appoggio nelle strette di mano di Presidenti (ed ex presidenti) di paesi democratici. Le foto che ritraggono questi spensierati attori son la dimostrazione che i dittatori fanno comodo a molti. Pure a chi nel proprio paese difende politiche volte a tutelare i diritti che ciascun dittatore calpesta in maniera abituale.

Alessia Gerletti

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