ZAKI, LA VERGOGNA CONTINUA

Il tribunale egiziano ha prolungato di altri 45 giorni la custodia cautelare, che ormai somiglia ad un ergastolo, o all’annuncio di esso

1622668116Copertina.jpg

"Altri 45 giorni, come ogni volta", si è limitata a dire al telefono l’avvocatessa Hoda Nasrallah, a margine dell’ennesimo prolungamento della custodia cautelare, deciso dalla Procura de Il Cairo, nell’ennesima udienza-farsa, svoltasi in assenza di avvocati e osservatori delle ambasciate. "Tutti i tentativi del team legale di Patrick di far accedere ambasciatori e ambasciatrici all’aula sono stati respinti. Per quanto riguarda la decisione, il team legale di Patrick ha appreso che la corte ha deciso di rinnovare la sua detenzione di altri 45 giorni. Non sappiamo perché la detenzione di Patrick sia stata rinnovata, e non sappiamo perché ai/alle rappresentanti delle ambasciate sia stato impedito di assistere all’udienza. Come al solito, non siamo a conoscenza di nulla. Tutto quello che sappiamo è che Patrick rimarrà in detenzione preventiva e che compirà 30 anni in una cella tra due settimane, lontano dalle persone a lui care. Ma, nonostante tutto, continuiamo a sperare e ad augurarci che la situazione cambi e che da un momento all’altro riavremo Patrick tra noi", scrivono gli attivisti della pagina Facebook “Free Patrick”. Amnesty Italia, su Twitter, è invece lapidaria: “la sua detenzione è un accanimento giudiziario", scrive.

cms_22079/Foto_1.jpg

Dal 7 febbraio 2020 - giorno in cui, appena atterrato in Egitto per fare visita ai familiari, lo studente dell’Università di Bologna fu arrestato con l’accusa di propaganda sovversiva online - Patrick Zaki sta scontando una condanna non scritta ad una custodia cautelare perpetua, che sembra ormai più simile ad un ergastolo che ad altro. Il giovane compirà quindi 30 anni come detenuto nel braccio indagati del carcere di Tora, dormendo a terra. Questo potrebbe essere il suo destino per i prossimi 25 anni o peggio, visto che le accuse a lui rivolte, secondo la legge egiziana, possono portare a condanne di questa durata. È molto probabile che una sentenza definitiva, però, non ci sarà almeno fino a febbraio del 2022, quando scadranno i 2 anni durante i quali è possibile, in Egitto, prorogare la custodia cautelare. Per Patrick, ricorda l’avvocato Mohamed Halim, c’è anche la (ovviamente ridicola) accusa di “tentativo di rovesciare il regime”, che potrebbe portare all’ergastolo o al deferimento alla Giustizia militare.

cms_22079/Foto_2.jpg

Intanto, mentre l’Egitto, dopo Giulio Regeni, ci sottrae in maniera violenta ed arbitraria un altro membro della nostra società, lo stato del dittatore al-Sisi si fa ulteriormente beffe delle sue vittime, continuando ad usufruire di rifornimenti di armi italiane: si tratta, infatti, del primo Paese al mondo per importazioni di armi. Lo Stato italiano, che dovrebbe proteggere tutti noi, si mostra così debole, sottomesso, addirittura complice dei carnefici. Sembra impossibile, dunque, non domandarsi se possiamo sentirci al sicuro, di fronte alla totale assenza di chi avrebbe il compito di difenderci.

Giulio Negri

Tags:

Lascia un commento



<<Pagina Precedente | Stampa | Torna Su


News by ADNkronos


Salute by ADNkronos