Zuckerberg cambia l’algoritmo per renderci più felici

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Per la felicità di una persona cara si è disposti a tutto. Figuriamoci per miliardi di persone. Facebook, la più grande famiglia al mondo, ha da pochi giorni annunciato un nuovo e importante cambiamento sul modo in cui i suoi iscritti vedranno post, video e fotografie nella sezione Notizie, ovvero il cuore del social network. Mark Zuckerberg con il nuovo anno ha deciso di dare un imprimatur alla sua creatura, ultimamente colpita nel profondo da voci di suoi ex colleghi ora fuoriusciti, e ha stabilito che i contenuti condivisi da amici e familiari verranno privilegiati rispetto ai post provenienti dalle pagine.

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Il cambiamento ha l’obiettivo di rendere più personale l’esperienza che i due miliardi di iscritti fanno sul social network. I contenuti delle pagine compariranno ancora nel News Feed, ma con una frequenza più bassa e solo nei casi in cui riceveranno molti “Mi piace”, commenti e condivisioni da parte dei loro iscritti. Nel giro di poche settimane gli utenti cominceranno a notare fattivamente la diminuzione della presenza di contenuti virali come per esempio video e meme, mentre saranno più presenti le fotografie condivise dai propri amici e i post più personali. L’obiettivo di Facebook è di apparire più umano e soprattutto sensibile nei confronti di quelle che sono definite come le “interazioni significative” tra gli utenti, nel contempo si ridurranno i cosiddetti “contenuti passivi”, cioè i video e gli articoli che hanno un basso grado di coinvolgimento degli iscritti.

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Il nuovo anno porta a un’apparente svolta nella policy di Facebook, in particolare nel suo aspetto diretto con gli utenti. La finalità sembra essere, almeno nei propositi, l’inseguire il benessere delle persone, facendo sì che gli utenti attivi sul social si sentano meglio al termine della loro esperienza online, rispetto a quelli che si limitano a osservare che cosa condividono gli altri. Il cambiamento vuole sì incentivare le interazioni tra utenti ma potrebbe comunque avere effetti negativi sul tempo complessivo trascorso su Facebook dagli stessi, un tempo che si crede possa essere di qualità e non di mera quantità. Dopo anni in cui Facebook è sembrato essere al centro di polemiche su come gestisca le informazioni che passano sulle sue pagine, la dittatura della notiziabilità condizionata dai social sembra essere finalmente al capolinea.

cms_8227/4p.jpegIl passare in secondo piano le scelte editoriali e informative di numerosi organi di informazione che su Facebook avevano creduto per ripianare il loro calo di entrate, sia in termini monetari che in termini di lettori, rappresenta una scelta sì coraggiosa ma d’altro canto anche obbligata per Zuckerberg. Si ha l’impressione che questa (dolorosa?) scelta dia spazio a due considerazioni: se ne giovano sia Zuckerberg dal punto di vista dell’immagine popolare, sia gli utenti con un ritorno di feed news più attente al loro sentiment, con buona pace dell’informazione che dovrà trovare altri canali di diffusione delle proprie notizie; vi è però il rischio in quest’operazione che si vadano a rafforzare le cosiddette “echo chambers”, quelle comunità chiuse che condividono solo ciò che rafforza le proprie convinzioni, la vera base delle bufale. Profilazione, fidelizzazione e monetizzazione della nostra privacy sono sempre dietro l’angolo, dietro un’operazione che se riesce a frenare la circolazione di materiale sconveniente ci chiarisce ancora una volta come basti cambiare un algoritmo per modificare le nostre scelte e guidare le nostre emozioni.

Andrea Alessandrino

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