Accordo sul nucleare, cosa sta succedendo

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Il punto principale dello storico accordo sul programma nucleare iraniano, dal quale oggi Teheran ha annunciato un ritiro parziale dopo quello unilaterale degli Stati Uniti deciso a maggio di un anno fa, è la revoca delle sanzioni internazionali imposte a Teheran. A reintrodurle, però, è stata in due tranche l’Amministrazione di Donald Trump. Il testo di 159 pagine, denominato ’Joint Comprehensive Plan of Action’, prevede l’eliminazione delle sanzioni internazionali in cambio di una serie di restrizioni al programma nucleare e in seguito alla verifica da parte dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica (Aiea) del rispetto da parte dell’Iran degli impegni presi a Vienna.

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Uno dei punti ’chiave’ dell’intesa riguarda l’impianto per l’arricchimento dell’uranio di Natanz. L’Iran si è impegnato a mantenere presso questo sito non più di 5.060 centrifughe e ad arricchire l’uranio a un livello non superiore al 3,67% nel corso dei prossimi 15 anni, per uno stock massimo di 300 chilogrammi. L’accordo prevede inoltre la trasformazione dell’impianto di arricchimento di Fordow, vicino Qom, in un centro di ricerca specializzato in fisica nucleare, dove non vi si potrà introdurre materiale fissile per 15 anni, mentre delle 2.800 centrifughe operative solo 1.044 sono rimaste in funzione. Le altre sono state trasferite presso un deposito sottoposto a ispezioni dell’Aiea. L’intesa di Vienna stabilisce anche che il reattore ad acqua pesante di Arak sia modificato in modo tale da non poter produrre plutonio a sufficienza per la bomba nucleare. In particolare, l’impianto non potrà produrre più di un chilogrammo di plutonio all’anno. In base all’accordo, infine, l’Aiea può condurre ispezioni anche nei siti militari, come quello di Parchin, ma senza un automatismo. E’ necessario cioè il via libera di Teheran.

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Se l’Iran violerà uno di questi obblighi e degli altri previsti dall’accordo, la comunità internazionale può reintrodurre le sanzioni con una procedura che dura in tutto 65 giorni e che si apre quando uno Stato denuncia la presunta violazione a un collegio arbitrale composto da rappresentanti del gruppo 5+1, dell’Unione Europea e dello stesso Iran. Il collegio avrà 30 giorni per decidere se portare la questione al vaglio del Consiglio di Sicurezza Onu, che avrà altri 30 giorni per esprimersi tramite una votazione a maggioranza in cui nessuno Stato avrà diritto di veto. Anche l’Iran può avvalersi all’arbitrato per questioni come le ispezioni.

Oggi Teheran ha annunciato che smetterà di rispettare alcuni dei termini dell’accordo e potrebbe tornare ad arricchire l’uranio ad alti livelli se entro 60 giorni i firmatari dell’accordo non metteranno in atto gli impegni presi per proteggere il settore petrolifero e bancario della Repubblica islamica dalle sanzioni imposte dagli Stati Uniti. ’’I firmatari europei del Jcpoa stanno facendo bene il loro lavoro, ma praticamente non sono in grado di mettere in atto quello che vorrebbero’’, ha detto Rohani citato dalla televisione Irib.

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L’8 maggio dello scorso anno il presidente americano Donald Trump annunciava il ritiro unilaterale dall’accordo sul programma nucleare iraniano. Due mesi dopo metteva a punto una prima tranche di sanzioni contro l’Iran che sono andate a colpire l’acquisto di dollari da parte del governo di Teheran, il commercio in oro o metalli preziosi, le transazioni significative riguardanti l’acquisto o la vendita di Rial. A novembre scorso Trump ha a questo punto ripristinato tutte le sanzioni Usa sull’Iran che erano state revocate con l’accordo sul nucleare del 2015. Nel mirino soprattutto il petrolio e la Banca centrale iraniana.

(Foto dal Web)

Alice My

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