Conte: Uomo del Sud a Capo di Governo

Nord e Sud d’Italia. Quel divario che è possibile colmare andando oltre le striscianti parole

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“Lasciamo a Conte il suo zoo pieno di terroni e ostile al Nord che li mantiene tutti”.

Con queste parole scritte sul suo quotidiano Libero, Vittorio Feltri attacca Giuseppe Conte e il suo nuovo governo costituito in larga maggioranza da Ministri di origine meridionale.

L’infelice uscita è l’ultima di una lunga serie.

“Conte addirittura ben vestito nonostante sia di Foggia” è stata la prima cosa che gli è venuta in mente di dire vedendolo per la prima volta.

A beneficio di Feltri e dei tanti che la pensano come lui, ripercorriamo sia pur sinteticamente, la storia del nostro Paese nel tentativo di risalire alla genesi del divario esistente tra il Nord e il Sud.

Del resto parlare con cognizione di causa, resta l’espediente più utile per difendersi contro tutto quel parlare a vanvera, quell’inutile ciarpame che, soprattutto in questi ultimi giorni, colonizza i mass media e che è quasi sempre dettato da una dannosa e bieca discriminazione.

Certo, andavamo vagheggiando di non dover essere ancora costretti ad affrontare certi argomenti ma a quanto pare, non è possibile abbassare i livelli di guardia.

La storia del resto, ci insegna che l’omofobia, nelle sue varie forme, è sempre pronta a esplodere soprattutto quando vecchie ruggini, solo sopite e mai rimosse, vengono risvegliate.

È del 1938 questo eloquente titolo del Corriere della Sera, e basterebbe davvero poco a farlo diventare attuale.

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Ebbene, le differenze tra il Nord e il Sud d’Italia, il divario tra settentrione e meridione è una questione che risale ai tempi dell’Unità d’Italia.

In più di 150 anni di storia i governi e i parlamentari che si sono succeduti prima nel Regno d’Italia poi nella Repubblica, non sono stati capaci di annullare questo divario ancora oggi così pesante.

Geograficamente, l’Italia è, di fatto, nettamente divisa in due sia per l’aspetto morfologico sia per il clima.

Irrigata da fiumi e affluenti che scendono dalle Alpi e dagli Appennini, la Val Padana è ad esempio una delle zone più fertili d’Italia.

I fiumi s’ingrossano dando la possibilità di creare gli sbarramenti per le dighe che danno la possibilità di alimentare con l’energia idroelettrica gli stabilimenti, le concerie, le industrie tessili e in estate, un clima mite, consente la coltura della vite e la produzione quindi di vini d’eccellenza.

Il terreno pianeggiante è inoltre facile da lavorare ed ha permesso la meccanizzazione delle colture e dell’allevamento. L’alpeggio, infine, consente al bestiame di vivere in ambienti sani, ricchi di erbe di alta qualità.

Prendiamo ora in considerazione il Sud, i luoghi scenograficamente più belli del mondo ma con pochissime precipitazioni.

I suoi fiumi per la loro portata prevalentemente a carattere torrentizio, non sono minimamente paragonabili a quelli del Nord e, per rendere le terre fertili si è dovuto spesso ricorrere al disboscamento creando le condizioni di un terreno capace di assorbire l’acqua.

Solo il vulcanismo di alcune zone in Campania e nel Lazio rende quelle terre fertili, pur rappresentando un pericolo sismico.

Il Sud è caratterizzato inoltre da un clima prevalentemente caldo che tende a favorire i ritmi lenti.

Eppure, c’è stato un tempo in cui il sud è stato ricco. Era il periodo in cui il lavoro era fornito dagli uomini, dai cavalli e dalle bestie da soma, ma poi, con l’avvento dei motori a vapore e l’energia elettrica, che trovarono applicazione in campo agrario e industriale al Nord, d’un tratto tutto cambiò.

Molti meridionali si trasferirono al Nord per sopravvivere, subendo pesanti persecuzioni razziali. Fu allora che si registrò quel sorpasso che segnò l’inizio di una fortissima differenza tra Nord e Sud.

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Questo cartello non è degli anni ’50, ma di qualche mese fa.

A Milano, a Torino, da qualche tempo, stanno spuntando come funghi cartelli che precisano che non si fitta soprattutto a siciliani e a napoletani.

Per proseguire la narrazione e trattare il tema delle differenze culturali tra il Nord e il Sud Italia, ci avvaliamo di un’interessantissima ricerca sperimentale attuata di recente dall’università di Bologna (Progetto Strangers) .

La ricerca ha rivelato che una differenza sostanziale tra il Nord e il Sud esiste soprattutto nel modo in cui si affrontano i problemi e le questioni economiche, e ne spiega le ragioni.

La difformità principale, spiegano i ricercatori, è scritta nella diversa storia vissuta dal Nord e dal Sud.

Il primo è stato sottoposto a continue guerre, mentre il secondo per secoli, per millenni, è stato virtualmente pacifico.

Se i meridionali sono più diffidenti e meno collaborativi - e questo si riflette nella capacità d’impresa, che per sua definizione è esposta all’assunzione di un rischio - è perché i meridionali per secoli sono stati abituati alla pace, mentre al Nord è stato necessario allearsi per combattere il nemico comune.

In buona sostanza, conclude la ricerca, a questo è da imputare la differenza e non nel fatto che il Sud come matrice è amorale o tendente a usare formule illegali o comunque non competitive e non indirizzate al bene comune.

La ricerca dell’Università di Bologna ritiene che questo divario possa essere superato, al contrario degli abitanti del Nord che in genere, reputano che la differenza derivi essenzialmente dai soldi e vedono il Sud non come una risorsa della nazione ma come un territorio su cui far pervenire aiuti a pioggia, spesso senza alcun controllo.

Eppure le inchieste di tangentopoli nel 1992/93 hanno dimostrato che al Nord si ruba esattamente come al Sud. E che davanti ai soldi pubblici gli italiani a prescindere se siano del Nord o del Sud presentano tutti lo stesso atteggiamento.

All’origine del divario, rivela la ricerca, vi potrebbe essere un circolo vizioso tra arretratezza e senso d’impotenza generato dalle tante esperienze storiche negative.

“La cattiva notizia”, conclude Gambetta, “è che cambiar comportamenti così a lungo sedimentati, non sarà certo facile, ma la buona notizia è che cambiar la ‘cultura’ non è una questione di soldi!”.

Terra difficile, quindi quella del Sud!

Terra in cui i fiori, per nascere, devono lottare contro terreni aridi. Eppure quelli che hanno dovuto vincere le avversità, sono alla fine fiori capaci di esprimere una bellezza poetica.

È di una terra difficile ad esempio, quella in cui è nato il nostro Capo del Governo, Giuseppe Conte.

Volturara Appula, piccolo centro abitato che sorge sui monti della Daunia, nel nord ovest della Puglia, vicino al confine con la Campania e non distante dal Molise. Il suo nome deriva da “Vultur” avvoltoio, in latino. Città di avvoltoi, dunque.

Il Premier Giuseppe Conte è nato cinquantaquattro anni fa in un’abitazione in pietra a largo Bilancia.

Quello natio è un luogo a lui molto caro, il luogo della sua infanzia.

Il Premier ricorda ancora con nostalgia i giochi di strada e quella fontana in piazza dove, quando la sete incalzava, si dissetava.

In quel borgo medievale, ogni estate il futuro Premier vi ha fatto ritorno, finché è stata viva la nonna.

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Diplomato al Liceo Classico di San Marco in Lamis, (Fg) Giuseppe Conte si è laureato in Legge a Roma, ed è diventato un personaggio pubblico da quando, Luigi Di Maio nella precedente legislatura, nel presentare la sua squadra di governo - nel caso in cui M5S avesse vinto le elezioni - lo aveva scelto alla guida del Ministero della Pubblica amministrazione, de-burocratizzazione e meritocrazia: “ È uno tosto, si è fatto da solo”. Così lo presentava.

Docente di diritto privato, Conte opera prevalentemente nel campo del diritto civile e commerciale.

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Si potrebbero riempire pagine intere del curriculum del Premier, ma la gentilezza del pensiero ci suggerisce di non ostentare la sua preparazione professionale, la cultura, poiché il modo di essere di ognuno trapela naturalmente da ogni gesto compiuto.

Bisogna confessare, tuttavia, che è difficile per molti meridionali, celare l’orgoglio provato per la nomina di un Uomo del Sud a Capo di Governo.

Di certo, affidata a Lui, la nostra bella Italia, dal Nord al Sud dovrà impegnarsi, oggi più che mai, a ritrovare quell’unità che pur rispettando le singole tradizioni non contempli separazioni tra chi condivide la stessa storia, lo stesso idioma, gli stessi costumi, la stessa bandiera: verde, come i prati, bianca come la neve e rossa a simboleggiare il sangue versato in tutte le guerre.

E di sangue se n’è versato tanto, troppo, per fare unita l’Italia.

Gianmatteo Ercolino

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