Gli estremisti islamici approfittano della crisi

“Nessuna pietà per l’Occidente in difficoltà”

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Quali motivazioni si celano dietro l’imperversare funesto del coronavirus? Per i gruppi islamici estremisti non vi è alcun’ombra di dubbio: “La pandemia è chiaramente causata dalla volontà divina, ma l’intenzione non è ancora ben chiara a nessuno”. Tutti i musulmani sono chiamati al pentimento e alla buona condotta, nella speranza di evitare il contagio. Tuttavia, i jihadisti dell’Isis non si fermano a semplici linee guida da seguire ossessivamente per aggirare la patologia: spingono bensì i loro uomini all’attacco, li muovono affinché non provino la benché minima misericordia o compassione nei confronti dei paesi crociati occidentali indifesi e vulnerabili. Incitati all’odio, incitati ad approfittare del momento di debolezza internazionale.

Per preservarsi dai rischi di contagio ed evitare inutili perdite, i jihadisti chiedono ai loro uomini di non recarsi in Occidente: si rivolgono piuttosto a coloro già presenti sul territorio nemico. In Germania sono già stati arrestati quattro estremisti accusati di voler assaltare obiettivi americani presenti nella regione tedesca.

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Una linea di condotta completamente opposta è invece stata adottata dai talebani di Al-Qaeda. Il coronavirus ha gettato “un’ombra dolorosa sul mondo intero”, la sofferenza in quanto tale deve essere rispettata e questa pandemia potrebbe rappresentare l’opportunità adeguata per diffondere la fede giusta, portando l’umanità sulla strada di Allah.

Il timore maggiore è dato chiaramente dalla possibilità che i militanti islamici riescano ad ottenere appoggio e sostegno da tutti quei governi in difficoltà a causa del duro fronteggiamento della crisi, in Africa e Medio Oriente. In Somalia, due settimane fa, gli al-Shabab si sono riuniti per discutere della pandemia, affermando la loro gioia nel vedere in ginocchio le presunte superpotenze internazionali: Stati Uniti, Francia, Italia, Germania e Gran Bretagna. L’Islam è osannato ad “antivirus” e Abubakar Shekau, il leader di Boko Haram in Nigeria contesta fortemente la decisione di chiudere moschee e di sospendere il pellegrinaggio alla Mecca come misura di distanziamento sociale, definendola “un attacco in piena regola alla fede musulmana”.

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Combattere l’estremismo islamico potrebbe rappresentare un serio problema in una condizione mondiale tanto delicata e fragile. Non si tratta di semplici congetture, ma di pericolosa realtà dei fatti. In Iraq, ad esempio, dove la diffusione del coronavirus ha portato all’interruzione delle attività di addestramento della coalizione internazionale a guida americana, con conseguente ritiro delle truppe straniere, si è registrato un aumento degli attacchi a firma Isis.

Elena Indraccolo

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