Oltre 257mila i morti nel mondo.

In Italia le vittime totali sono 29315. L’Italia rischia 23mila morti in 2 mesi se abbassa guardia

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Sono oltre 257mila i morti nel mondo a causa della pandemia di coronavirus. I dati aggiornati della Johns Hopkins University parlano di 257.277 decessi, mentre i casi totali sono 3.663.824.

Negli Stati Uniti sono 71.070 i decessi dall’inizio dell’emergenza sanitaria. Il bilancio, rilanciato stamani dalla Cnn, è della Johns Hopkins University secondo cui in totale negli Usa sono 1.204.475 i casi di Covid-19. Lunedì, segnala ancora la Cnn, si sono registrati 24.063 contagi e 2.142 decessi

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cms_17368/LOGO-PROTEZIONE-CIVILE-NAZIONALE.jpgAltri 236 morti in Italia per coronavirus. Lo rende noto la Protezione Civile. Le vittime totali sono 29315. I guariti nel complesso sono 85231, con un incremento di 2352 unità nelle ultime 24 ore. I casi attualmente positivi sono 98467, con un calo di 1513 rispetto a ieri. In isolamento domiciliare 80770 persone, mentre quelle ricoverate sono 16270 (-553). In terapia intensiva, 1427 pazienti (-52).

Nel dettaglio, i casi attualmente positivi sono 37.092 in Lombardia, 15.323 in Piemonte, 8.681 in Emilia-Romagna, 7.116 in Veneto, 5.190 in Toscana, 3.427 in Liguria, 4.370 nel Lazio, 3.219 nelle Marche, 2.530 in Campania, 1.041 nella Provincia autonoma di Trento, 2.939 in Puglia, 2.202 in Sicilia, 984 in Friuli Venezia Giulia, 1.809 in Abruzzo, 612 nella Provincia autonoma di Bolzano, 176 in Umbria, 642 in Sardegna, 110 in Valle d’Aosta, 650 in Calabria, 177 in Basilicata e 177 in Molise.

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Se l’Italia tornasse ai comportamenti pre-lockdown, rischierebbe di essere investita da una nuova violenta ondata dell’epidemia che potrebbe provocare migliaia di morti in 2 mesi. E’ il quadro prospettato dall’Imperial College of London, come si legge sul sito dell’istituto, dove lo studio "Report 20: Uso della mobilità per stimare l’intensità di trasmissione di COVID-19 in Italia: analisi a livello regionale e scenari futuri" è pubblicato anche in italiano.

Gli scienziati evidenziano che i provvedimenti varati dall’Italia e le misure adottate hanno ostacolato la diffusione del virus. Un allentamento, ad esempio con un aumento della mobilità nella misura del 20%, nelle prossime 8 settimane potrebbe avere conseguenze peggiori rispetto a quelle osservate negli ultimi 2 mesi. Lo studio, si legge, ha preso in considerazione tre scenari: "uno scenario in cui la mobilità rimane la stessa della quarantena, uno scenario in cui la mobilità ritorna al 20% dei livelli prequarantena, e uno scenario in cui la mobilità ritorna al 40% dei livelli pre-quarantena".

La seconda delle 3 ipotesi, in particolare, potrebbe essere associata ad un numero di morti compreso tra 3700 e 5000. Se la mobilità aumentasse del 40%, i decessi potrebbero oscillare tra 10000 e 23000 nei prossimi 2 mesi.

"I nostri risultati suggeriscono che sia la trasmissione di SARS-CoV-2, che la mobilità devono essere monitorate attentamente nelle settimane e nei mesi a venire. Per compensare l’aumento di mobilità che si verificherà con il rilassamento degli interventi non-farmaceutici attualmente in vigore, l’adesione alle misure di distanziamento sociale raccomandate insieme ad una sorveglianza intensificata della trasmissione nella comunità con tamponi, il tracciamento dei contatti e l’isolamento tempestivo degli infetti sono di fondamentale importanza per ridurre il rischio di ripresa della trasmissione", si legge.

"Nello scenario al 20% stimiamo che il numero totale di decessi in eccesso vari tra 3,000 e 5,000, e nello scenario al 40% il numero totale di decessi in eccesso sarebbe tra 10,000 e 23,000", prosegue lo studio. "Le morti evitate sono più numerose nelle regioni che hanno affrontato epidemie più grandi; il motivo dietro all’aumento della trasmissione è dovuto in gran parte al più alto numero attuale di infezioni. Passando più tempo in condizioni di mobilità simili alla quarantena prima che ci sia un aumento, il numero di morti evitate sarebbe verosimilmente molto inferiore in entrambi gli scenari", osservano gli scienziati.

"Siccome l’ aumento nel numero di pazienti ospedalizzati e nei decessi avviene dopo l’aumento dell’intensità di trasmissione, il controllo di una possibile futura ripresa della trasmissione dipende dall’identificazione precoce delle infezioni, dal loro isolamento e dalla tempestiva soppressione di cluster di infezioni locali. Il rafforzamento della sorveglianza epidemiologica tramite tamponi e il tracciamento dei contatti permetterà di identificare le infezioni precocemente e di monitorare i cambiamenti nell’intensità di trasmissione in modo tempestivo ed è fondamentale per compensare il rischio di ripresa della trasmissione che potrebbe avvenire in seguito all’aumento di mobilità che verrà verosimilmente osservato una volta che le attuali misure non-farmaceutiche verranno rilassate", si legge ancora.

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