KIM JONG-UN IN COMA?

Il rumor arriva dalla Cina. Sembrerebbe che il dittatore nordcoreano avrebbe delegato alcuni poteri alla sorella

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Kim Jong-un sarebbe in coma. La notizia non ha avuto riscontri ufficiali da parte dell’amministrazione nordcoreana, il che è ovvio dato che la Corea del Nord è la dittatura più chiusa ed impenetrabile del mondo. Non è, però, arrivata neanche una smentita. Le voci si sono diffuse a macchia d’olio sulla stampa internazionale, e sembrano alquanto credibili. Già negli scorsi mesi erano circolate voci sulle condizioni di salute pessime del leader asiatico, poi smentite dalla sua presenza in una manifestazione di maggio nel suo Paese. Questa volta, a lanciare la bomba è stato Chang Song-min, uno dei collaboratori dell’ex presidente della Sud Corea, Kim Dae-jung. Come conferma della situazione, Song-min ha spiegato che sarebbero già stati delegati alcuni dei poteri alla sorella del dittatore, Kim Yo-jong: essendo impensabile una divisione del potere in Corea del Nord, l’unico motivo di tale delega sarebbe appunto un’impossibilità oggettiva per Jong-un di governare.

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Secondo Chang Song-min, che ha parlato dalla Cina ed è stato riportato da un quotidiano di Seul, “Kim è in coma, ma non è ancora morto: la successione non è stata ancora completata, quindi Kim Yo-jong viene portata alla ribalta perché non ci può essere un vuoto di potere prolungato”. Chang ha aggiunto che “nessun leader nordcoreano affiderebbe alcuno dei suoi poteri a un’altra persona a meno che non sia troppo malato per governare o non sia stato rimosso con un colpo di stato”. Il leader del governo di Pyongyang, sin dalla sua salita al potere, è stato sempre al centro dell’attenzione internazionale, essendo considerato un enorme pericolo per la sicurezza generale, soprattutto a causa dei ripetuti test nucleari effettuati.

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Ultimamente, dopo che si era raggiunto forse l’apice della tensione agli esordi di Donald Trump come Presidente degli Stati Uniti, il clima sembrava essersi (almeno a parole) leggermente disteso, con numerosi incontri tra Kim e i principali leader mondiali (Cina, Russia e USA in primis) e con il processo di denuclearizzazione della metà settentrionale della Corea che, seppur a singhiozzo, tendeva a procedere. Della potenziale erede di Kim Jong-un si sa quasi niente, viste le sue pochissime apparizioni in pubblico, mai condite da dichiarazione alcuna. Se dovesse davvero salire al potere, sarebbe meno o più ostile del fratello? Non possiamo esserne certi. Il lettore, però, ci lasci passare una piccola provocazione: se Kim Yo-jong dovesse diventare leader in Corea del Nord, quest’ultima avrebbe una donna a capo del governo prima di Paesi di grande tradizione democratica come gli Stati Uniti, la Francia e l’Italia. Una peculiarità che non cambierà una virgola dell’orrore del regime nordcoreano, ma che dovrebbe fungere da spunto di riflessione sulla questione della parità di genere in Occidente.

Giulio Negri

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