USA: VERTICI MILITARI TEMEVANO GOLPE DI TRUMP

Lo stato maggiore fu costretto a pianificare diversi modi per fermarlo

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Nuove ombre su Donald Trump. Il network americano CNN ha raccolto delle anticipazioni sui contenuti di un libro in uscita martedì prossimo, intitolato “I alone can fix it”, in cui gli autori, ovvero i giornalisti del Washington Post Carol Leonnig e Philip Rucker, raccontano come il capo dello stato maggiore congiunto americano, Mark Milley, era così scosso dall’idea che Donald Trump ed i suoi alleati avrebbero tentato un golpe o preso altre pericolose misure illegali dopo la sconfitta elettorale dell’allora presidente, che aveva pianificato, insieme ad altri alti ufficiali, vari modi per fermarli, tra cui anche uno che prevedeva le dimissioni di tutti gli alti funzionari militari, in caso di ordini della Casa Bianca considerati illegali o pericolosi. Il libro, riporta la Cnn, verte sull’ultimo anno di Trump in carica ed offre una visione dietro le quinte di come gli alti funzionari dell’amministrazione e la cerchia ristretta dell’ex-Presidente hanno gestito il suo comportamento sempre più instabile dopo la sconfitta elettorale.

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Leonnig e Rucker, che hanno intervistato Trump per più di due ore, raccontano come per la prima volta nella storia moderna degli Stati Uniti il massimo ufficiale militare del Paese si stesse preparando ad una resa dei conti con il comandante in capo perché temeva un tentativo di colpo di Stato. Si ricordi che Trump è stato sottoposto ad un insolito procedimento di impeachment “postumo”, ovvero successivo alla fine del suo mandato, per l’ipotesi di responsabilità diretta nell’assalto dei suoi sostenitori a Capitol Hill lo scorso 6 gennaio. Alla fine, il tycoon fu assolto con un voto di minoranza, dato che tutti i senatori democratici più 7 repubblicani votarono per la condanna.

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Viene da chiedersi se queste nuove indiscrezioni non avrebbero smosso qualche coscienza in più tra le fila repubblicane, soprattutto se consideriamo che arrivano congiuntamente ad un documento, pubblicato dal tabloid britannico “Guardian”, che confermerebbe che il 22 gennaio 2016, in una riunione al Cremlino con i servizi segreti, il presidente russo Vladimir Putin invitò a "usare tutte le forze possibili per facilitare l’elezione di Trump", candidato preferito perché “individuo impulsivo, mentalmente instabile e squilibrato, che soffre di un complesso di inferiorità”. Per quanto quest’ultimo documento non abbia una correlazione diretta con gli eventi di Capitol Hill, infatti, una condanna nel processo per impeachment avrebbe impedito a Donald Trump di ricandidarsi nel 2024. Possibilità, questa, che di fronte alla conferma di manipolazioni da parte della Russia non avrebbe potuto non essere seriamente considerata da un maggior numero di senatori conservatori.

Giulio Negri

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