IL PRIMO MINISTRO SOMALO SOSPESO DAL SUO INCARICO

Estromesso dal presidente Farmajo, è giallo sulle elezioni

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Dopo un lungo scambio di accuse, il presidente somalo Mohamed Abdullahi Mohamed, detto Farmajo, ha sospeso i poteri del primo ministro Mohamed Hussein Roble. L’accusa mossa nei suoi confronti è di corruzione. I due esponenti si erano a lungo scontrati su un campo di interesse comune e particolarmente caldo: le elezioni per il Parlamento somalo (il quale è incaricato di eleggere il presidente), puntualmente posticipate da Farmajo, il quale sta di fatto estendendo a dismisura il proprio mandato. Stando al calendario politico, infatti, egli avrebbe dovuto essere deposto già lo scorso gennaio.

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Tali dissidi non si sono limitati alla diatriba verbale: fin da aprile a Mogadiscio si stanno susseguendo violenti scontri tra le truppe a sostegno del presidente e i militari schierati contro le opposizioni. L’unica tregua tra le due fazioni, che hanno ingaggiato una battaglia estremamente sanguinosa, si è registrata quando Farmajo aveva dichiarato di voler trovare un accordo con Roble, accennando anche ad una possibile organizzazione delle elezioni.

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Se le elezioni per il Senato (la cosiddetta “camera alta” somala) sono terminate, quelle per la Camera (“camera bassa”) vanno avanti dal 1° novembre scorso. Avrebbero dovuto chiudersi il 24 dicembre, ma è stata confermata l’elezione di meno di un decimo dei membri, il che ha determinato il protrarsi dei lavori. Lo stesso Farmajo ha puntato il dito contro Roble, sostenendo che avesse sabotato le procedure per le elezioni. Il primo ministro, di tutta risposta, ha rimandato al mittente l’accusa; è stata proprio questa la miccia che ha portato Farmajo a sospendere i poteri di Roble, che resterà estromesso dal suo incarico fino a quando non saranno concluse le indagini.

Leonardo Bianchi

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