"ASPETTI PSICOLOGICI DEL DISAGIO SOCIALE"

Temi, contesti, prospettive: il nuovo libro di Leonardo Bianchi

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cms_25492/0.jpgQuando si pensa al caleidoscopio della psiche e alle mutevoli e talvolta imprevedibili sfumature del suo declinarsi, nella soggettiva esperienza di ciascuno di noi, si intraprende, con maggiore o minore consapevolezza, un viaggio affascinante in un mondo ancora inesplorato, per certi versi, tanto è complesso e multifattoriale.

Se poi si considera in particolare una delle tante manifestazioni dell’attività psichica, quale è il disagio, ecco aprirsi una prospettiva di analisi e di riflessione molto ampia e dal profondo respiro interpretativo.

Ogni epoca ha il suo disturbo”: potremmo riflettere così delle malattie che interessano la psiche, perché esistono disfunzioni, alterazioni o vere e proprie malattie che dipendono fortemente dai cambiamenti profondi della società, dalla rete delle relazioni familiari, dagli ingranaggi dei luoghi di lavoro, dai livelli di cultura e dalla conseguente capacità di adattamento a tutti questi cambiamenti.

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Il libro del nostro Leonardo Bianchi,giornalista e V.Direttore dell’International WebPost, intitolato “Aspetti psicologici del disagio sociale” offre al lettore una lente di ingrandimento su un tema tanto complesso, scandagliandone anche gli anfratti più nascosti. Attraverso un excursus che prende avvio dagli aspetti globalizzanti della patologia psichica, l’autore, con un linguaggio diretto, ne tesse il legame mettendo in luce il nesso tra il disagio psichiatrico e le tante emergenze sociali come la povertà, le molteplici forme della depressione, le dipendenze legate alle nuove tecnologie ovvero “Ciberstress”,” Ipocondria digitale”, “Insonnia Digitale” e “Internet Gaming Disorder” (Disturbo da Gioco su Internet). Nell’articolazione del progetto vengono affrontati in una cornice psicosociale temi quali il senso di abbandono, la solitudine degli adolescenti, le difficoltà di apprendimento dell’età evolutiva e i problemi emotivi che ne sono correlati, l’invecchiamento normale e patologico, la fragilità delle relazioni umane per l’imperante “disaffiliazione” determinata dall’individualismo e dal narcisismo patologico.

Ne affiora un’analisi puntuale, basata su dati scientifici, che si inquadra nel paradigma sociologico e psicodinamico della “società liquida”, secondo la celebre formulazione di Zygmunt Bauman, o della “società del rischio e dell’incertezza”, come è stata definita la post-modernità occidentale dal sociologo tedesco Ulrich Beck. Entrambe le visioni mettono a nudo gli aspetti caratteristici della nostra epoca, dalla virtualizzazione delle relazioni alla frammentazione del lavoro e precarizzazione dello stesso, dalla fragilità dei rapporti interpersonali e intragenerazionali all’anonimato collettivo.

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Quello che si dipana nelle pagine di questa trattazione è il filo rosso del disagio che può intrecciarsi nell’esperienza personale diretta e indiretta di chiunque, interessando tutte le fasce di età del ciclo di vita.

Un particolare approfondimento è stato rivolto agli adolescenti, i “nativi digitali”, che nel pieno della rivoluzione tecnologica si sono trovati in una virtualizzazione della realtà che ha intercettato, esaltato e plasmato proprio le caratteristiche dell’uomo di oggi, sempre più distaccato e meno empatico; situazione, questa, che spesso si traduce in solitudine, sfumando ogni distinzione tra pubblico e privato e trasformando l’amicizia fisica, “di occhi che si guardanoo “mani che si toccano”,in sterile “condivisione di contenuti”.

Il disagio mentale quindi, in tutte le sue forme e sfaccettature, è un problema che sta acquisendo sempre maggiore rilevanza a livello mondiale, tanto che le Nazioni Unite (ONU) lo hanno inserito nella “Agenda Globale per lo Sviluppo Sostenibile” come uno degli Sustainable Development Goals da raggiungere entro il 2030. La sfida che i Paesi membri dell’ONU intendono affrontare è quella di garantire ai propri cittadini una vita sana, anche attraverso azioni mirate alla promozione della salute mentale.

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In questa ottica, ecco che nelle pagine del libro è sempre presente, come sfondo integratore, la necessità di una “comunità sanante” che sappia riconoscere e valorizzare la diversità nell’ottica della promozione della qualità della vita in tutte le dimensioni fisico-biologica, psichica, socio-culturale e spirituale.

Soprattutto in questo particolare periodo storico, in cui ciascuno di noi porta con sé gli strascichi di una pandemia che ha inevitabilmente alterato tutti gli schemi mentali di riferimento, tanto che il ritorno graduale alla normalità viene visto quasi con diffidenza per quanto ci si è disabituati ad abbracciarsi, a mettersi nei panni dell’altro, è diventata un’emergenza sociale la “cura” intesa come ascolto di se stessi e degli altri, intesa come apertura verso un rinnovato stile di azione che sposta il baricentro dell’attenzione dalla “malattia” al “malato”, perché prendersi cura è già alleviare e in parte guarire.

Attilio miani

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