SERVIZI EDUCATIVI SENZA CANCELLI. IL VUOTO E LE SOLITUDINI DELLO SPAZIO PUBBLICO.

Spazi e ambienti di apprendimento: il modello "ecosistemico espansivo"

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cms_25764/00001_2442022.jpgÈ accaduto più volte di perdere i ragazzi e le ragazze, ogni tregua si trasforma in guerra: la loro con se stessi. Lo spirito soffia dove vuole. Eppure le disposizioni per la promozione dei diritti e opportunità per l’infanzia e l’adolescenza considerano l’importanza dei servizi innovativi e sperimentali.

E se provassimo ad invertire la rotta e rigenerare altre realta?

Non più corpi estranei ma edifici vissuti, partecipati, concepiti come spazi di relazione in qualunque momento del giorno. Quel coraggio straordinario, che mette a nudo le fragilità, le paure. La cultura è definita come «il bene più prezioso che sia dato agli uomini». Considerando i rapidi cambiamenti, imparare a conoscere vuol dire anche saper pensare a strutture educative del domani tese verso l’apertura ai territori e riorientarne il significato in ordine al problema centrale di uno spazio da condividere. Alcune realtà possono cambiare i luoghi e portare avanti delle rivoluzioni. Qualcosa che trasofrma.

Proprio nella stagione del pluralismo e della complessità occorre pensare ad un importante turning point, ricominciare dalla cultura, per riscoprire e promuovere il sapere e la conoscenza.

cms_25764/00002_2442022.gifLe globalizzazioni e l’interdipendenza planetaria ingenerano radicali sfide e trasformazioni di ordine economico, politico, sociale, giuridico e culturale, da cui derivano anche profonde crisi. In particolare, si attesta una profonda crisi educativa che investe tutte le istituzioni esistenti, specie famiglia e scuola, da cui scaturisce anche una vasta crisi pedagogica.

I luoghi di apprendimento da un lato riflettono il modello della scolarizzazione/educazione di massa imposto dalla seconda rivoluzione industriale e dall’altro identificano un contesto lavorativo anonimo, alienante, anestetizzante da cui tutti (dagli studenti alle famiglie) non vedono l’ora di allontanarsi.

I servizi educativi possono cambiare oggi, ci si dimentica delle periferie cuore pulsante dei territori, dove abita la profondità dell’umano. Individuare nuovi criteri consentirà di individuare il "paradigma" per progettare le strutture educative del futuro.

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Il nuovo pensiero nasce dall’ascolto di chi vive i servizi e le esigenze dei singoli. L’esperienza dei centri educativi aperti è quella che dal punto di vista della filosofia che ha fatto davvero la riforma partendo dal basso.

Non mancano esperienze bellissime in Italia. Cantieri recenti che dimostrano come anche da parte del mondo degli architetti si sia riacceso non solo un interesse, ma anche una disponibilità ad ascoltare e a pensare.

Una sorta di cittadella nel quale gli edifici, avvolti da gusci permeabili alla vista, ospitano i propri giardini all’interno e sono a loro volta inseriti in un grande spazio aperto verde.

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Il coinvolgimento di ragazzi e insegnanti nei percorsi progettuali è un’esperienza didattica straordinaria nel processo di redazione delle Linee guida. La costruzione dei centri da vivere educativi può essere già un momento per fare scuola. Se quel bene si può intendere anche come “bene comune”, allora ogni uomo è responsabile nelle sue azioni di considerare il bene che ne può derivare, o meno, alla comunità. Dal dominio sugli uomini all’amministrazione delle cose.

cms_25764/00005_2442022.jpgOgnuno deve essere educato a dare il meglio secondo il talento e, nell’acquisire le competenze per sentirsi sodisfatto della propria arte, è necessario che faccia proprio il senso del limite. Si tratta di riuscire a orientarsi nella giungla delle informazioni prendere consapevolezza dell’idea delle Città agorà, centrata sull’uomo con una armonia tra coesione sociale e sviluppo economico.

E’ il manifesto della Città glocale (glocalizzazione), un equilibrio perfetto tra globalizzazione e valorizzazione delle risorse locali e Città a sviluppo sostenibili.

Valentina Farina

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