RILEGGENDO POESIA – CESARE VIVIANI

Quanta luce…

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“Il cammino poetico di Cesare Viviani costituisce un transito esemplare verso una lingua della contemplazione e della meditazione concentrata in preghiera interiore, nello spazio nudo e segreto di un’esistenza che si è fatta interamente spirito. […] Silenzio dell’universo deve essere letto e soprattutto ascoltato come un esempio alto di preghiera esicastica, assolutamente estranea a estatiche e irrazionali fughe, lucidamente attenta e concentrata sulla verità dell’essere e del divino”.

cms_26034/Poesia.jpgCosi Roberto Carifi, nel maggio 2000 (n. 139) presentava Silenzio dell’universo, Einaudi, 2000.

Cesare Viviani è nato a Siena nel 1947 e vive a Milano. Ha scritto i seguenti libri di poesia: L’ostrabismo cara (Feltrinelli, 1973), Piumana (Guanda, 1977), L’amore delle parti (Mondadori, 1981), Summulae 1966-1972 (Scheiwiller,1983), Merisi (Mondadori, 1986), Preghiera del nome (Mondadori, 1990, Premio Viareggio), L’opera lasciata sola (Mondadori, 1993), Cori non io 1975-1977 (Crocetti, 1994), Una comunità degli animi (Mondadori, 1997), Silenzio dell’universo (Einaudi, 2000), Passanti (Mondadori, 2002), Poesie1987-2002 (Mondadori, 2003), La forma della vita (Einaudi, 2005), Credere all’invisibile (Einaudi, 2009), Infinita fine (Einaudi, 2012), Osare dire (Einaudi, 2016). Nel 1987 ha pubblicato un romanzo dal titolo Folle avena (Studio Tesi). La produzione saggistica comprende questi titoli: La scena (Edizioni di Barbablù, 1985), Pensieri per una poetica della veste (Crocetti, 1988), Il sogno dell’interpretazione (Costa e Nolan, 1989), Il mondo non è uno spettacolo (Il Saggiatore, 1998), L’autonomia della psicanalisi (Costa & Nolan, 2008). Ha tradotto da Verlaine: Feste galanti (Guanda, 1979), Feste galanti-La Buona Canzone (Oscar Mondadori, 1988), Il profilo lieve delle voci antiche (Centro Nazionale di Studi Leopardiani, 1998), Paul Verlaine, Romanze senza parole (Feltrinelli, 2007). Ha curato, con Tomaso Kemeny, i convegni svoltisi a Milano nel 1978 e 1979 sulla “nuova poesia italiana” e i relativi atti: Il movimento della poesia italiana negli anni settanta (Dedalo, 1979), e I percorsi della nuova poesia italiana (Guida, 1980). (https://www.italian-poetry.org/cesare-viviani/).

cms_26034/Cesare_Viviani.jpgIl poeta senese, laureato in giurisprudenza nel 1971, conosce Carlo Betocchi, Mario Luzi e Franco Fortini (che insegnava all’Università di Siena). Nel 1972 si trasferisce a Milano dove svolge il lavoro di giornalista e poi di psicologo nelle istituzioni sanitarie pubbliche. Nel 1973 si afferma come poeta con il libro di esordio L’ostrabismo cara, edito da Feltrinelli. Nel 1984 si laurea in Psicopedagogia. Collabora per anni con recensioni e interventi di argomento psicologico e sociale ai quotidiani “Il Giorno”, “Corriere della Sera” e “Avvenire”. Aggiungeva Carifi: “Silenzio dell’universo è opera mistica soprattutto per la radicale infondatezza in cui mostra la semplicità e la santità delle cose e delle creature, senza la violenza del fare e del manipolare”, con echi di derivazione orientale.” Nel 2020, sempre per Einaudi, pubblica Ora tocca all’imperfetto, ultimo tassello di una lunghissima e prestigiosa carriera in cui l’autore ha attraversato fasi ed “epoche” diverse, sempre però mantenendo un alto grado di significatività, un’inconfondibile personalità (anche attraverso i cambiamenti) e, soprattutto, una costante qualità poetica; elementi che rendono Viviani uno dei poeti più autentici e “persistenti” del panorama italiano (Italo Rosato, che su https://www.doppiozero.com/materiali/cesare-viviani-e-ernesto-franco fa un’accurata disamina di Viviani e della sua poetica). Patrizia Gioia ha affermato: “Viviani si offre interamente a noi, nella sua veste di saggista, di poeta, in quella di psicanalista, e in quella veste che tutti tentiamo di tenere ben nascosta sotto il letto o dentro l’armadio, quella del nostro essere umani: fragili e limitati, e potremmo anche dire, parafrasando il titolo di un suo libro: infinitamente finiti.”, con un’avvertenza ai «versificatori» su ciò che la poesia non è e non può essere, oggi meno che mai. Una denuncia di tutto ciò che alla poesia si oppone e di ciò a cui la poesia, per essere tale, secondo Viviani dovrebbe opporsi: la velocità, il pieno, la chiacchiera, la presenza, la quantità, l’arbitrio, il falso, la convenienza, la promozione, l’autopromozione, il narcisismo, la quantità (Paolo Di Stefano). Ecco due brevi poesie per i nostri lettori, con l’auspicio che la riflessione di Di Stefano non vada perduta come fumo nell’aria.

*

Quanta luce ci volle
perché si formasse quel buio,
quante espressioni
perché l’indicibile
rispondesse all’indicibile.
Il muto che percorre
ogni giorno le vie di periferia
va a sparire sempre nella campagna.

*

Il basso che a giocare si traveste
e lascia alla persona, fuggitive,
le salaci pitture e sulla veste
le mani, siamo stati sulle rive
ove la lontananza delle feste
ricorda il fondo mesto delle dive.

Raffaele Floris

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