ACCORDO NUCLEARE IRAN-USA: IL COMPROMESSO È LONTANO

Non si vede la luce in fondo al tunnel sulla questione degli accordi nucleari

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Sono passati ormai più di quattro anni da quando Donald Trump, sotto richiesta israeliana, annunciava l’uscita dall’accordo nucleare PACG (Joint Comprehensive Plan of Action) e rilanciando le sanzioni economiche contro il Paese mediorientale. Da quel 8 maggio 2018, nonostante un nuovo coinquilino alla Casa Bianca, le speranze che l’accordo venga salvato si assottigliano sempre di più. In questo quadriennio la partita statunitense è stata una continua pressione sia sull’ Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica (AIEA), ripetute sanzioni economiche ed embargo sull’Iran e poco sostegno dall’ONU. Gli avvicendamenti ed azioni protratte dall’amministrazione Trump, hanno causato una reazione iraniana, che dal 2018 è passata dal 3,67% di arricchimento dell’uranio all’attuale 20% circa. Gli accordi, stipulati nel 2015 prevedevano che l’Iran ha accettato di eliminare le sue riserve di uranio a medio arricchimento, di tagliare del 98% le riserve di uranio a basso arricchimento e di ridurre di due terzi le sue centrifughe a gas per tredici anni. Per i successivi quindici anni l’Iran potrà arricchire l’uranio solo al 3,67%. L’Iran aveva inoltre pattuito di non costruire alcun nuovo reattore nucleare ad acqua pesante per lo stesso periodo.

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Le attività di arricchimento dell’uranio erano limitate a un singolo impianto utilizzando centrifughe di prima generazione per dieci anni. Altri impianti dovevano essere convertiti per evitare il rischio di proliferazione nucleare. Per monitorare e verificare il rispetto dell’accordo da parte dell’Iran, l’AIEA ha avuto regolare accesso a tutti gli impianti nucleari iraniani. Tale accordo prevedeva anche, in cambio dell’impegno iraniano, la cessazione delle sanzioni economiche degli Stati Uniti, dell’Unione Europea e del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, proprio contro l’Iran a causa del suo programma nucleare.

A seguito dell’insediamento di Joe Biden alla Casa Bianca, la possibilità del reintegro dell’accordo e della possibilità da parte degli USA di rientrarvi, hanno aperto una serie di incontri diplomatici. Nonostante differenti eventi controversi, i colloqui indiretti tra le parti si sono alternati tra la primavera 2021 e la fine dello stesso anno, senza però portare effettivi risultati.

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L’ultimo tentativo diplomatico in ordine cronologico è stato nel marzo 2022, quando Enrique Mora, vicesegretario generale del Servizio europeo per l’azione esterna (Seae), ha avuto dei colloqui a Teheran nel tentativo di colmare i divari che ancora impediscono il raggiungimento di un accordo. Da quel giro di incontri diplomatici, sia l’Iran che i Paesi europei firmatari dell’accordo (Francia, Regno Unito e Germania) avevano espresso ottimismo su un possibile ripristino dell’accordo sul nucleare iraniano, ma le richieste della Russia sull’esclusione dei rapporti con Teheran dalle sanzioni imposte dai Paesi occidentali per l’invasione dell’Ucraina hanno di fatto bloccato i negoziati. Quindi nonostante due mesi fa fu espresso ottimismo, la situazione è nuovamente cambiata, a causa del conflitto russo-ucraino, tanto che dall’amministrazione USA fanno sapere che: "L’Iran deve decidere se vuole continuare a insistere con le sue condizioni, che non hanno nulla a che vedere con il nucleare, o se vuol trovare un accordo velocemente. Al momento un compromesso con l’Iran che salvi l’accordo sul nucleare, sembra ancora lontano".

Riccardo Seghizzi

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