CILE: TRA L’INFLAZIONE CHE AVANZA E LA NUOVA COSTITUZIONE

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Buone e cattive notizie arrivano dall’America Latina e più nello specifico dal Cile. Qualche giorno fa, sono stati resi disponibili i dati dell’andamento del Sud America relativi al mese di aprile e purtroppo il Cile è entrato nel gruppo dei 25 paesi del mondo che hanno un tasso di inflazione annuo a due cifre, ovvero 10,5%. L’area latinoamericana è ben rappresentata in questa spiacevole classifica con il Venezuela primatista al 222% di inflazione, quarto posto per Argentina con 58%, poi Brasile al 12,1% e Paraguay all’11,8%. Per il Cile si tratta di un record negativo, infatti questo numero è il più alto dal 1994, ed il 2021 ha aiutato in tal senso. La congiuntura internazionale, l’aumento dei prezzi del carburante, gli aiuti statali contro la pandemia e la chiusura di tre fondi pensione che hanno inondato di liquidità il mercato, accompagnati da un tasso di crescita che ha superato l’undici per cento, hanno materializzato questo dato inflazionistico così alto e preoccupante. Il governo cileno e la Banca centrale hanno cercato di mettere sotto controllo l’inflazione con un forte aumento dei tassi di riferimento, passati in soli due anni dallo 0,5% al 8,5%, e per raffreddare la spinta economica. Il neo governo Boric dal canto suo rimane sulle proposte e promesse della campagna elettorale.

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Controllo dei prezzi con re-indirizzamento degli aiuti verso i settori più bisognosi, intervenendo sul costo dei trasporti, aumentando i sussidi per le famiglie in difficoltà, innalzando il salario minimo fino a 500 dollari, attuando una riforma tributaria che tuteli i più poveri e prendendo alcune misure volte ad aumentare i livelli occupazionali. Archiviate queste notizie negative, per il Cile ci sono anche aggiornamenti positivi. Dopo più di 100 sedute, pare che la bozza ufficiale della nuova Carta Costituzionale cilena sia pronta. La trafila è iniziata ormai un anno e mezzo fa, quando il popolo cileno votò per la redazione di una nuova Costituzione, che vada a sostituire quella creata ed in vigore dalla dittatura Pinochet. Successivamente sono stati eletti a suffragio universale i 154 membri costituenti, che come detto, dopo 103 sedute hanno creato la bozza che verrà consegnata nei prossimi giorni alla Commissione di armonizzazione per le ultime modifiche.

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La nuova Costituzione avrà 499 articoli, con perni centrali come l’aumento dei diritti sociali, più facilità per l’accesso all’istruzione e salute pubblica, tutela della parità di genere, salvaguardia ambientale e diritti per le popolazioni indigene come i Mapuche, e sarà la prima volta che i diritti di una popolazione indigena saranno all’interno di una Costituzione. Ovviamente oltre a questa linea comune, modernizzata ed inclusiva, dalla vecchia Carta cilena spariranno molti articoli obsoleti e tendenti alla dittatura di Pinochet. Quindi la bozza passerà dalla Commissione di armonizzazione, successivamente seguiranno ulteriori step burocratici, e se tutto dovesse proseguire senza intoppi, ai primi di luglio dovrebbe esserci la presentazione ufficiale al pubblico del testo finale. Infine, l’ultima tappa della nuova Costituzione del Cile sarà il referendum in programma a settembre, per approvarla o meno. In caso di esito positivo il Cile avrà finalmente la suo nuova costituzione, che entrerà in vigore immediatamente, e sostituirà e farà dimenticare finalmente quella nata nel 1980 dalla dittatura militare di Augusto Pinochet.

Riccardo Seghizzi

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