RILEGGENDO POESIA – LORETTO RAFANELLI

Torino

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cms_26568/poesia.jpgNon era la prima volta che il nome di Loretto Rafanelli compariva su POESIA (pensare a omonimie in questo caso è impossibile), ma nel giugno 2001 (n. 151) la sua presenza si strutturò nella rubrica Inediti – Il silenzio dei nomi, con una nota biografica abbastanza corposa, essendo il poeta di origini toscane (nato però a Porretta Terme, in provincia di Bologna) classe 1948.

Quella nota si concludeva così: “la raccolta di poesie Il silenzio dei nomi è di prossima pubblicazione presso Jaca Book”, cosa che puntualmente avvenne. Ricaviamo qualche nota biografica da https://site.unibo.it/atlante-poeti/it/poeti-nord-est/loretto-rafanelli,non avendo rintracciato il sito personale dell’autore. Loretto Rafanelli, è nato a Porretta Terme (BO), (ha insegnato diritto asse scuole superiori, NdA) ha pubblicato libri di poesia: I confini del Viso, Forum, 1987, Il silenzio dei nomi, Jaca Book, 2002 (Premi: Gozzano, Metauro, Aleramo, Caput Gauri, Ministero dei Beni Culturali), Il tempo dell’attesa, Jaca Book, 2007 (Premi: Cassola Ultima frontiera Volterra, Foligno, Fabriano, Morosini), L’indice delle distanze (Jaca Book, 2013); di teatro (Artemisia, I ciclamini di Bosnia, Nelle buie stanze, Le voci del Filadelfia-Il Grande Torino); di saggistica (Il sangue della ricordanza). Dirige la casa editrice I Quaderni del Battello Ebbro di cui ha curato numerosi volumi. Ha partecipato con M.N.Rotelli alla Biennale di Venezia (2001, 2005, 2007, 2011). Tradotto in varie lingue e traduttore a sua volta dallo spagnolo, in uscita La nuova poesia dell’America Latina. Collabora con giornali, riviste e blog, relativamente a questa attività, di prossima pubblicazione una raccolta di saggi e recensioni.

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Dirige il festival dell’Utopia a Biancavilla di Sicila e il Festival nazionale dell’acqua a Porretta Terme, ha ideato e segue la rete scolastica "Scrittori nelle scuole".
È stato invitato da vari Istituti di Cultura italiani nel mondo (Londra, New York, Pechino, Belgrado, Lubiana, Zagabria, Rabat), ha rappresentato l’Italia, nel febbraio 2012, al Festival mondiale di poesia in Nicaragua, nell’ottobre 2012 all’Encuentro de los poetas latinos, in varie città del Messico, nel luglio 2013 al Festival internazionale di poesia di Lima in Perù.

Nella motivazione del Premio Città di Arenzano è stato scritto che “il tempo è un gioco infinito di attimi che scorrono infiniti nella vita di ogni uomo, che brucia come un lampo nello srotolarsi delle stagioni.

cms_26568/2_LORETTO_RAFANELLI.jpegNelle poesie Rafanelli analizza i diversi aspetti che il tempo sconfinato presenta.Così il fluire dei secondi anima in ogni componimento un pensiero, rivolto al mondo, alle sciagure della guerra, ma anche ai cari ricordi del poeta stesso che si fa portavoce del dire increato, ovvero di quelle parole che basterebbero per ripristinare la pace, le gioie di un tempo che fu e che non sarà più, parole di perdono, di scusa, di tolleranza, così difficili, al mondo d’oggi, da pronunciare.”

La poesia di Rafanelli è tersa, limpida; “possiede dei momenti distesi ma sempre necessari e significativi, nei quali si aprono degli squarci più accesi, che aprono varchi verso gli abissi dell’animo umano. Le metafore spiccano all’interno di una lingua colloquiale, ma sempre sorvegliata, che è il frutto di una scelta attenta, di una opzione fatta con il gusto sicuro di chi ha letto e compreso molto” (Francesco Giuliani). Siamo dunque dinanzi a un autore importate, che non è difficile incontrare nei blog e nei forum più accreditati, ma che non fa del presenzialismo la sua ragione di vita. E siccome c’è invece chi esorbita (soprattutto sui social), può succedere che autori come Loretto Rafanelli , oggi, sembrino perfetti sconosciuti.

Torino

Era un inverno freddo
quando Meroni morì con la benda
granata che gli fasciava la fronte,
mentre Ferrini era l’eroe coraggioso
dei ragazzi nel campetto vicino al fiume.
Bandiere, bandiere che scavano
le labbra, segnano la carne
e ci parlano dell’audacia
di guerrieri misteriosi.
Io lo ricordo quando gli uomini sulle gradinate,
dopo i suoi slanci di fuoco verso
la rete, guardava senza un sorriso:
Pulici era la forza disperata
di genti che la terra nera del Filadelfia oppone.
Volti segnati da una disgrazia
antica, con le croci
nel verde campo come sentinelle
abbagliate dalle grida
della domenica.
Il colore che le maglie rendono
intenso, il colore granata
che nelle pupille scava
e strugge fino al cuore.

Raffaele Floris

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