La morte raccontata da chi la vive e la combatte

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Bombe, attentati, omicidi, guerre, in questi ultimi mesi la morte è entrata nelle nostre case, nei discorsi della gente, prepotentemente nella nostra vita. Il 2015 ha visto un’impennata preoccupante dei decessi: sono aumentati dell’11% rispetto all’anno scorso. Discutevo proprio di questo argomento qualche giorno fa, con un mio amico medico, che esercita la professione da tanti anni nel pronto soccorso di un ospedale di Bari e gli dissi: "per te la morte è quotidianità, un abitudine, scusami se parlo così, ma siamo abituati a pensare che, chi indossa il camice bianco, indossi inevitabilmente anche del cinismo" guardando i suoi occhi vidi trasparire un velo di tristezza e mi pentii di aver detto quella frase, ma oramai l’avevo detta; con calma cominciò a raccontare.

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A volte vorremmo riuscire ad essere cinici al cospetto della morte e indossare come dici tu lo scudo del cinismo, ma non è possibile, sai perchè ! quando vedi una bambina che abbraccia il padre morto piangendo, pregandolo e pregandoci di svegliarlo, li sei disarmato qualunque scudo tu abbia indossato si sgretola, cosa faccio, piango con lei. L’unica cosa che indossiamo con il camice sono le lacrime, quelle le abbiamo in tasca.La mia prima morte è stata tremenda, all’improvviso. Era il mio primo giorno di lavoro al pronto soccorso molti anni fa. Fu di notte, sentii sbattere i pugni con veemenza sulla porta, assonnato apri e mi trovai davanti una giovane coppia; lui aveva tra le braccia avvolto in uno scialle azzurro come un fagottino un neonato, che apparentemente dormiva, erano sconvolti gridavano, farfugliavano non mi facevano capire cosa fosse successo, lei era in lacrime e mi chiedeva di aiutare il suo bambino, dovetti urlare per farli calmare, mi raggiunsero altri colleghi e infermieri che mi aiutarono a strappare dalle braccia del padre quella piccola creatura, era già morto, tentammo in tutti i modi ma nulla. Piangemmo tutti, nessuno escluso, io singhiozzavo, avevo fallito già prima di incominciare, quel giorno conobbi la morte prepotentemente e brutalmente devastante.

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Dopo qualche mese conobbi la morte prima ancora di nascere, nel ventre della mamma, una bambina che io non conoscevo, ma che aveva già un posto nel cuore e nella vita di quella coppia. Si tende a minimizzare quel dolore, ed io lo feci, ma quando la mamma mi disse: dottore lasciatela dentro di me vi prego ancora un po’ voglio cullarla per l’ultima volta, anche allora ho pianto e mi sono vergognato. Trascorse un anno, mi ero disabituato alla morte, ma una notte tornò a trovarmi.

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Mi recai con l’ambulanza presso una discoteca della periferia di Bari, una ragazza si era accasciata in bagno non dava segni di vita. Mi resi conto che la situazione era disperata, la trasportammo in ospedale, andò in arresto svariate volte in ambulanza, ma riuscimmo a rianimarla, comunque non ce la fece, era giovane e bella come il sole. Nella sala d’attesa c’erano tantissimi amici e i genitori, come fai a comunicare la morte a un genitore, guardi i tuoi colleghi e sembra che loro ti dicano "vai tocca a te" e tu vai, ma sai già che loro sfogheranno con te il loro dolore, la loro rabbia, ti copriranno di insulti quando gli dirai che la loro piccola è morta per un mix di alcol e droga, perchè la loro piccola non beveva e non si drogava e tu, rimarrai in silenzio a farti coprire di insulti e verranno le forze dell’ordine a salvarti.

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Ho visto anche la morte giusta a 100 anni quando sai di morire e lo aspetti perchè vuoi raggiungere chi ti ha preceduto, perche non vuoi più essere un peso per la famiglia e per la società, perche sei stanco della vita hai visto troppo, hai gioito e sofferto troppo. Quel signore mi disse: dottore mi tolga queste flebo ho 100 anni le giuro che non lo dirò a nessuno, sorrisi lo accarezzai, ma non gli tolsi le flebo, si spense sereno nella notte. L’unica morte che non ho visto è la morte in guerra, me ne hanno parlato i miei nonni e non vorrei raccontarla ai miei nipoti. Quando morirò, se potessero servire i miei organi, le cornee e tutto ciò che potrà servire a dare vita ad un’altra persona, sarò felice, sarebbe come non morire, io sono ateo, solo così la vita continuerà dopo la morte.Rimasi in silenzio senza parole, questa volta ero io a vergognarmi di aver giudicato.

Tina Camardelli

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