LA BASILICA DI SAN NICOLA, COMUNQUE “PORTA VERSO L’ORIENTE”!!!

COME LA VOLLE IL SUO PRIMO PRIORE PADRE GIROLAMO DE VITO ILLUMINATO TEOLOGO DOMENICANO O.P.

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La rivendicazione turca di un sepolcro di San Nicola nella città di Demre (l’antica Myra) sembrerebbe cavalcare, anch’essa, l’attuale onda migratoria, anche se in senso inverso da quello che porta tanti Mediorientali in Europa; tendendosi a ricollocare indietro, oltre il confine Sud del Mediterraneo, la estrema dimora delle spoglie mortali del Santo Taumaturgo che il mondo intero, non solo l’Occidente, aveva dato per ormai scontato che, sino dall’8 Maggio 1087, fosse divenuta la Basilica di San Nicola in Bari. Presso questa, infatti, erano state traslate le sacre ossa ad opera di marinai baresi che, dediti ai traffici marittimi con l’Oriente, organizzatisi in una spedizione di 62 partecipanti fra cui i due sacerdoti Lupo e Grimoldo, con tre navi degli armatori Dottula avevano raggiunto la città di Myra caduta in mano musulmana ed erano riusciti a trafugare e portare in terra cristiana, nella loro città di Bari, buona parte dei resti del Santo che, nato a Pàtara (in Licia) da genitori greci di fede cristiana, aveva informato la sua vita secondo i principi dell’ortodossia cattolica essendo divenuto anche vescovo di Myra.

cms_7450/2.jpgLa chiesa costruita per la custodia delle sacre reliquie nella cripta posta sotto l’altare dedicato al Santo di Myra, consacrata al culto Nicolaiano da Papa Urbano II, è proprio la Basilica di Bari che, in base a Bolla Pontificia del 9 Maggio 1989 eletta quale Basilica Pontificia Ecumenica con gestione autonoma dei Padri Domenicani, agli stessi era stata affidata con l’insediamento del primo Superiore, il Teologo Domenicano O.P. Padre Girolamo De Vito originario di Toritto (BA) che, nominato il 13 gennaio 1952 quale Rettore della Basilica, al rinnovamento della stessa diede notevole impulso attraverso le memorabili celebrazioni Nicolaiane che segnarono il suo Priorato sino al 1958.

Infatti, correva il 7 maggio del 1957 quando, nella città di Bari, in maggiore pompa magna istituzionale sia religiosa che civile, contestualmente alla solenne celebrazione della consacrazione della restaurata cripta sotto l’altare maggiore della Basilica, le reliquie del Santo di Myra furono pietosamente restituite alla continuità del loro eterno riposo nell’ormai bonificato sacello originario dove erano state riposizionate dalle stesse mani del giovane Priore che, tre anni prima, nella notte fra il 5 e il 6 maggio 1953 le aveva prelevate dall’umido loculo, in cui giacevano dal 1087, per custodirle provvisoriamente in un’urna di vetro appena conclusasi la meticolosa ricognizione avvenuta alla presenza di altri insigni membri della costituita Commissione Pontificia ad hoc nominata da papa Pio XII.

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Tanto si era reso necessario per la ponderosa opera che, nei quattro anni successivi, avrebbe riguardato il restauro dell’intero complesso Nicolaiano che l’intraprendente primo Priore della Basilica di San Nicola aveva fortemente voluto: sia in senso strutturale, con la basilare bonifica della cripta dalle infiltrazioni acquifere, attraverso la rimozione del pavimento e i relativi saggi di scavi per il risanamento complessivo; sia nella valenza artistica, con il contestuale alleggerimento dalle sovrastrutture barocche, la sostituzione delle sei colonne intorno all’altare del Santo, la rimozione della pesante balaustra e dell’altare d’argento, la riapertura delle due antiche cappelle laterali, cui già si sommava anche il sogno di un ulteriore pregio attraverso quelle porte di bronzo che, qualche anno dopo, sarebbero risultate essere state oggetto dell’estremo lascito alla Basilica da parte di Padre De Vito; il tutto, in linea con un “infaticabile dinamismo” dedito alla vigile e solerte cura del Santuario di Bari che il neoeletto giovane Superiore non aveva inteso procrastinare; essendo rimasto fedele a quella “vivacità intellettuale e organizzativa” che gli era stata precocemente riconosciuta tanto che, appena trentaseienne, l’investitura del ruolo notevole di primo Rettore della Basilica di San Nicola, lo aveva colto cattedratico di Teologia Morale Speculativa cui, conclusa l’esperienza di Cappellano militare dal 1943 sino alla fine del 2° conflitto mondiale, era stato preposto dal 1945 al 1951 presso l’Università pontificia “Angelicum”.

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Con quanto operato nei sei anni del suo Priorato, Padre Girolamo De Vito ha lasciato altri segni indelebili; innanzitutto, in continuità con il Capitolo Palatino e in linea con il fondamentale apostolato culturale proprio del suo essere un appassionato teologo domenicano spesosi in iniziative quali: l’istituzione del “Circolo Esegetico Teologico”; la ripresa nel 1952 della pubblicazione e diffusione del “Bollettino di San Nicola” di informazione circa le attività del Priorato; l’impulso alla costituzione, nel giorno di Cristo Re dell’Universo in data 30 ottobre 1955, del Terz’Ordine Domenicano laico presso San Nicola (attuale Fraternita Laica Domenicana); il riordino e la sistemazione del Museo- della Biblioteca e dell’ Archivio Nicolaiano; tanto da avere reso la Basilica e il relativo Convento un punto di riferimento nel mondo della cultura. Ma, soprattutto, lo slancio apostolico nel verso della profonda devozione al Santo Taumaturgo di Myra, portò il Priore alla precognitiva intuizione che San Nicola, ben sessant’anni prima dell’attuale commistione fra Occidente e Oriente, ne anticipasse la massima rappresentanza dei vincoli ecumenici; pertanto, essendosi fatto propulsore di pellegrinaggi da e verso il Santuario anche quale “porta verso l’Oriente”; altresì, avendo affiancato la specificità del culto orientale ortodosso a quella del culto cattolico nella unanime venerazione Nicolaiana del Santo proprio in occasione del memorabile evento storico, a più di otto secoli dalla traslazione del 1087, relativo alla “Ricognizione e alla Reposizione delle Reliquie del Taumaturgo San Nicola” che, non per caso, fu in presenza di autorevoli rappresentanti del culto orientale ortodosso, fra cui il Patriarca degli Armeni Card. Gregorio Pietro XV° Agagianian; nonchè del culto cattolico, in primis il Card. Adeodato Giovanni Piazza Legato del Papa Pio XII insieme con numerosi arcivescovi e vescovi, fra cui Mons. Enrico Nicodemo arcivescovo di Bari e Mons. Guglielmo Motolese Vescovo di Taranto.

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Alla luce di quella testimonianza universale che l’illuminato Padre De Vito volle dare ai fedeli Nicolaiani, si sviliscono tutti i clamori di rivendicazioni in relazione al detenere l’antico sepolcro del Santo; che si tratti dell’eventuale residuato a Myra o di quello della Basilica di Bari dove riposano le reliquie che i marinai Baresi portarono via da quell’antico tempio orientale; tutto sommato, si tratterebbe solo di pretesa feticistica che non riguarda ciò che del Santo Nicola, ormai dal lontanissimo anno 383, non è di questo mondo ma, in quanto superiore energia ricongiuntasi a quella dell’Assoluto che permea l’universo, si offre indistintamente a tutti coloro che ne siano in degna sintonia.

Tanto, esulante da qualsiasi inutile e illusorio campanilismo, dovrebbe farsi discendere dallo stesso esempio di vita di Padre De Vito che, all’insegna della vocazione sacerdotale ispirata alle Sante virtù Nicolaiane di forte tradizione anche in epoca moderna (così come nei secoli propagatesi dall’Asia Minore sino all’Occidente attraverso il culto bizantino-slavo), meditava sulla necessità di diffondere il Verbo Divino dell’Amore Universale cui potere attingere, come dal Santo Taumaturgo, anche da parte di chiunque, di qualsiasi età oltre che di qualsiasi formazione culturale e religiosa. Pertanto, al di là delle sue dotte riflessioni in linea con la forza dei valori morali domenicani, nella memoria di quanti conobbero Padre Girolamo De Vito resta il ricordo della sua cordialità e del generoso porgersi rammentando: “Sono vicino a chi merita e a chi ha bisogno!” con cui si uniformava al principio della Carità Cristiana, non disdegnando il rilievo del doverne essere, comunque, degni; sia pure nell’umiltà del volersi rivolgere all’Altissimo, anche per intercessione del Santo Nicola, con la più semplice preghiera valida per tutti; magari, quella che, raccomandata ad una nipotina allora troppo piccola per coinvolgerla in disquisizioni teologiche, persino negli anni della di lei maturità sarebbe rimasto il consapevole compendio di ogni più lato intendere il Divino cui potersi rapportare, in definitiva, con un semplice: “Signore, aiutami! Signore, ti ringrazio!”-

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Chissà, forse fu questa anche l’ultima invocazione del primo Superiore della Basilica di San Nicola, appunto Padre Girolamo De Vito Domenicano O.P.; allorquando, alle soglie dei quarantaquattro anni, in un rovente pomeriggio del 18 luglio 1959, presso il Policlinico di Bari arrivò moribondo dopo il trasporto a bordo dell’ambulanza con cui un amico medico barese si era precipitato a prelevarlo da Taranto dove, di passaggio per festeggiare il compleanno della amatissima sorella minore, aveva appena ricevuto le prime cure per la crisi cardio-circolatoria che lo aveva colto dopo essersi speso nella sessione estiva di esami presso il seminario del Cardinale Ruffini, a Palermo, nel cui contesto insegnava teologia; pur avendo sempre continuato a dedicare la sua tensione spirituale ed emotiva alla Basilica di San Nicola. Proprio presso la stessa gli fu tributato l’estremo saluto con l’esposizione della salma all’omaggio dei tanti cittadini che parteciparono agli imponenti funerali unitamente alle autorità religiose e civili che, nel compiangerne la precoce dipartita, vollero onorarne la memoria; dapprima con un grande quadro che, posto all’interno della Stanza del Tesoro della Basilica, fra i ritratti degli antichi monaci ricordava la volitiva e cordiale sembianza del dinamico primo Priore di San Nicola dell’epoca moderna; essendogli stato dedicato anche un Auditorium- sala convegni nel Convento adiacente alla Basilica; mentre, una targa toponomastica a nome di Padre Girolamo primo Superiore della Basilica di San Nicola, fu posta come dedica di una strada nella nativa Toritto.

Rosa Cavallo

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