“La vera storia di un grande film” al Bif&st

La passione è il grande motore del successo del cinema

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Una Bari in grande spolvero è quella che ospiterà la settimana più effervescente del cinema delle grandi occasioni. Quella appena iniziata è la nona edizione del Bif&st, Bari International Film Festival, promosso dalla Regione Puglia con la collaborazione del Comune di Bari e prodotto dalla Fondazione Apulia Film Commission. Il capoluogo pugliese sarà impegnato dal 21 al 28 aprile nella kermesse cinematografica più internazionale che mai, grazie alla presenza di artisti pluripremiati. Negli ultimi tre giorni del festival, quando vedremo aggirarsi per la città il tre volte premio Oscar Vittorio Storaro, il premio Oscar Giuseppe Tornatore e il ben nove volte premio Oscar Domenico Bertolucci, ci sembrerà di vivere da protagonisti il grande cinema, proprio come se fossimo nella Los Angeles degli Academy awards. Perché la bellezza di questo festival è l’essere popolare, della gente, delle strade, della città. Nessuna distanza tra le star del cinema e la gente comune, in una simbiosi che rafforza l’incredibile risultato proprio nell’elemento partecipativo.

cms_9015/2v.jpgFelice Laudadio, direttore del Bif&st, nella conferenza stampa alla vigilia di apertura della rassegna ha evidenziato come, seppur la manifestazione ci abbia abituati negli anni a risultati in crescendo oltre ogni aspettativa, questa nona edizione ha dell’incredibile. Già 5mila biglietti venduti per le prime internazionali al Teatro Petruzzelli. Se poteva sembrare prevedibile il sold out alla serata conclusiva con la proiezione dell’anteprima restaurata di Ultimo tango a Parigi, “quello che ha sorpreso tutti - ha dichiarato Laudadio - è il sold out anche per le lezioni di cinema del mattino. Code di appassionati che stazionano davanti alla biglietteria del Petruzzelli fin dalle prime ore pur di aggiudicarsi un posto nel teatro. Questa è la vera forza del Bifest che, per rapporto cittadini-partecipazione, non ha eguali in nessun altro festival internazionale. Il risultato ci inorgoglisce anche se ci pone di fronte alla necessità di affrontare la questione capienza ricettiva per le prossime edizioni. Non vi nascondo che, se avessimo una rete di strutture adeguate, potremmo invitare anche maestranze del cinema mondiale”.

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Accanto ai confermati luoghi del festival - Teatro Petruzzelli, Circolo Barion, Multicinema Galleria, LaFeltrinelli - quest’anno fa il suo ingresso una new entry: il Colonnato del Palazzo della ex Provincia.

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E’ proprio nella suggestiva sala fronte mare che, nell’ambito della rassegna cinematografica, è stata inaugurata la mostra “30 anni nel Paradiso del Cinema”, dedicata al film Nuovo Cinema Paradiso, capolavoro del regista Giuseppe Tornatore, prodotto da Franco Cristaldi. L’esposizione celebra i trent’anni dalla prima proiezione pubblica, avvenuta proprio a Bari il 29 settembre 1988 con rari materiali pubblicitari provenienti da tutto il mondo, a testimonianza dell’enorme successo internazionale del film.

C’è un legame simbolico che lega Bari e Messina - ha spiegato Ninni Panzera, che insieme ad Ida Panzera ha curato la mostra - Bari ha ospitato l’anteprima assoluta nel 1988 del film Nuovo cinema Paradiso, mentre a Messina, in un piccolo cineclub, ho avuto un incontro nel 1989 con un Giuseppe Tornatore stordito dal fallimento del film che, uscito nel novembre del 1988 in tutte le città capozona d’Italia, fu smontato immediatamente. L’unica eccezione si verificò a Messina, grazie ad un episodio legato alla passione di un esercente il quale faceva entrare gli spettatori gratis in sala. Il pubblico avrebbe pagato il biglietto solo all’uscita e solo se il film fosse realmente piaciuto. Ebbene, tutti pagarono il biglietto.

Se nel 1988 il valore dell’ammontare degli incassi del film si calcolarono in 112 milioni di lire, 72 milioni furono incassati solo a Messina. Leggendo questi dati, provenienti da tutta Italia, balzava in assoluta controtendenza il dato di Messina: se la città siciliana poteva conseguire quel risultato, voleva dire che il film poteva avere tutta un’altra storia. Difatti, nel gennaio del 1989 comincia per il film una nuova storia, un paio di mesi dopo a Cannes vince il Grand Prix speciale, l’Oscar e il Golden globe come miglior film straniero nel marzo dell’anno successivo. La vita sfortunata dell’esordio venne trasformata in qualcosa di travolgente nel tempo”. Ninni Panzera è sovrintendente del Comitato Taormina Arte e grande studioso di tutto il cinema di Giuseppe Tornatore.

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Quali significati sono racchiusi nell’immagine scultura della bocca di leone dalla quale fuoriesce il magico raggio di luce proiettato dalla pellicola?

Forse il regista di Bagheria ha voluto sintetizzare il messaggio censorio dei pezzi di pellicola tagliati da Don Adelfio, il parroco di Ciancaldo, il paesino dove è ambientato il film? O forse si tratta di un perenne monito per il piccolo Totò, ancora acerbo per quelle scene di baci rubati? O, ancora, un semplice rimando al leggendario legame tra la settima arte e tutte le muse?

Questa è, in sintesi, la forza narrativa degli oggetti di questo film presenti nella mostra: i disegni inediti del Cinema, realizzati dallo scenografo Andrea Crisanti, i bozzetti dei costumi di scena, di Beatrice Bordone, uno scorcio di “dietro le quinte” del lavoro grafico di Elena Green per la realizzazione della iconica insegna luminosa del film, che impreziosisce la mostra, le numerose foto inedite dei protagonisti del film del fotografo di scena Luca Biamonte.

cms_9015/6v.jpgLa mostra, inoltre, si fa custode e racconta di uno scambio emotivo tra Tornatore ed il grande Guttuso, il pittore siciliano di cui vengono comparati un paio di quadri con altrettante scene importanti del film, e di Leonardo Sciascia, che scrisse un emozionante articolo dopo una proiezione privata del film, poche settimane prima di morire.

Le immagini dei ritagli dei baci rubati, nella scena finale del film, credo che siano rimaste indelebili e che certamente hanno fatto la fortuna del film” questo è il ricordo del sindaco Antonio Decaro, mentre il governatore Emiliano ha spiegato di aver percepito fin da subito le potenzialità del film di Tornatore di intercettare la capacità espressiva tipica del sud.

Per tutta la settimana la mostra resterà aperta a visitatori e nostalgici di una pellicola che è un condensato di puro amore verso la settima arte, con un unico rammarico: nessuna citazione è stata fatta, nel corso della presentazione, al maestro Ennio Morricone compositore delle note struggenti del film.

Che sia propedeutico alla sorpresa di un ospite non previsto per il grande evento di sabato prossimo?

Maria Cristina Negro

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