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CONTINUA LA PERICOLOSA ESCALATION TRA LE DUE COREE

Non si placano le tensioni in Estremo Oriente: Kim Jong Un, noto leader della Corea del Nord, ha lanciato sei missili terra-aria verso il Mar del Giappone, cui Seul ha risposto con tre siluri abissatisi nelle acque del nord della penisola.

I missili nordcoreani sono caduti a soli 167 chilometri a nord-ovest dell’isola di Ulleung, tanto da costringere le autorità locali a lanciare allarmi di evacuazione. Questi sono soltanto gli ultimi di altri 17 missili lanciati verso il territorio del Sud che, sebbene siano finiti in acque internazionali, sono stati condannati da Seul come apertamente ostili.

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L’azione nordcoreana, definita dal Comando Congiunto sudcoreano “atto intollerabile”, sembra una risposta alle esercitazioni militari congiunte tra Sud Corea e Stati Uniti d’America che sono iniziate lo scorso lunedì e sono durate cinque giorni. Ciò che è certo è che le provocazioni sono tangibili da ambo le parti e, ancora una volta, fanno piombare il mondo intero in un clima di terrore.

Non ci si abitua mai alle minacce di Kim, il quale ha avvertito Seul e i suoi alleati americani che, in caso di attacco al proprio Paese, pagheranno “il prezzo più orribile della storia”, interpretando le recenti esercitazioni come una prova di un’offensiva nei confronti del suo territorio. L’allusione all’uso delle armi nucleari è evidente. D’altronde, lui stesso ha sempre amato esibire al mondo intero prove di lanci missilistici oltremodo provocatori, non ultimo quello che quest’anno ha sorvolato tutto il territorio giapponese. Oggi, infatti, proprio il Consiglio Nazionale Giapponese è stato convocato per le valutazioni del caso.

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Il Comando americano per l’Indo-Pacifico ha definito quest’ultimo atteggiamento nordcoreano “una grave provocazione militare senza precedenti”, visto che di circa 200 test missilistici sinora effettuati mai ne era stato lanciato uno diretto verso la penisola del Sud. Allo stesso tempo, detto Comando ha ribadito il proprio impegno per la difesa di Seul.

In questo contesto la Cina si pone in una posizione mediatrice, dal momento che il portavoce del Ministero degli Esteri, Zhao Lijian, ha richiesto alle parti di trovare una “soluzione politica” per definire la questione, evitando un’escalation.

Data:

3 Novembre 2022