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Corea del Sud, dove i giovani si curano da Internet

Disintossicarsi dall’alcol, dalle droghe, dal gioco d’azzardo e ora anche da Internet. Nel nuovo prontuario farmaceutico tra non molto rientreranno anche una serie di medicinali da assumere al fine di curare le nuove patologie causate dall’uso intensivo della Rete.

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A capire i pericoli per la salute che può cagionare Internet, è stato il governo di uno dei Paesi al mondo con più persone connesse, la Corea del Sud. Il wifi nel più “occidentale” degli stati orientali, è pressoché ovunque, e oltre il 70% degli abitanti è in possesso di uno smartphone. Sono dati che fanno sì che la Corea sia il Paese più online del mondo, un record abbastanza scontato se si pensa che ci troviamo nella patria di Samsung, il colosso della tecnologia. Non vi è villaggio o landa sperduta che non sia raggiunta dalla fibra ottica, e dove manca il pane non manca però la Rete, dato che oltre il 15% della popolazione della parte meridionale del Paese vive sotto la soglia di povertà, ma in compenso il 97% ha la connessione super veloce e a prezzi stracciati. La tecnologia in questa parte del mondo ha letteralmente rivoluzionato il modo di vivere della popolazione. Non è infatti inusuale per le famiglie sudcoreane guardare film online al posto della tradizionale programmazione televisiva e per i giovani usare lo streaming in metropolitana durante gli spostamenti senza perdere la connessione dati.

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Una delle passioni dei millennials sudcoreani e non solo, è inoltre quella dell’uso dei videogiochi in Rete, un’abitudine incentivata in primis dalle connessioni ultraveloci e che da sole fruttano un giro di affari miliardario per le aziende produttrici dei software. I giovani sudcoreani, al costo di un dollaro all’ora, si recano in uno degli oltre 20mila Internet Cafè del Paese, e chiusi in piccoli blocchi, meglio, loculi, si godono in solitudine il loro piacere virtuale. Di fronte a questa realtà di veri e propri drogati dalla Rete, è stato creato un Centro nazionale per la cura dei giovani dipendenti da Internet, nel cuore della Corea del Sud. Cinquemila ragazzi tra i 10 e i 18 anni sono ospitati in questo campo all’aperto per curare la loro patologia di dipendenza tecnologica. L’esplosione di questa nuova malattia all’interno delle nuove generazioni sudcoreane non ha pari in nessun altro Paese, ed è certificata da una ricerca commissionata dal Ministero della Scienza e della Tecnologia sudcoreano che ha snocciolato cifre raccapriccianti: il 30% dei giovani tra i 20 e i 30 anni è pesantemente dipendente dagli smartphone e da Internet, si parla cioè di quasi 2 milioni e mezzo di persone.

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Dai dati del Ministero emerge inoltre che molti intervistati hanno candidamente ammesso che quando non possono usare il loro smartphone diventano instabili e nervosi. Questo stato emotivo alterato comporta come conseguenza, a detta degli psicologi sudcoreani, seri disturbi cognitivi, scarsa memoria e in generale uno sviluppo inferiore del cervello, in poche parole i dipendenti dalla Rete andrebbero incontro a una forma di demenza digitale. Il Governo di Seul ha deciso sulla scorta di episodi di cronaca nera legati all’uso eccessivo della tecnologia, di correre ai ripari e attraverso i campi di recupero organizzati nel Paese si cerca principalmente di far riscoprire ai giovani il gusto per le cose belle che la realtà sa offrire con attività svolte per la maggior parte all’aria aperta, attività semplici che, si spera, al termine delle 4 settimane di corsi previste, possano ridonare questi adolescenti alla vita vera.

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La cura, sia chiaro, non è certamente definitiva, e le possibili ricadute, una volta usciti da questo periodo di disintossicazione, sono tante e all’ordine del giorno, spesso causate proprio dagli stessi genitori, colpevoli di lasciare i loro figli troppo tempo di fronte a uno schermo pur di avere qualche minuto/ora di tranquillità. Il problema è dunque principalmente educativo e ben poco può fare il governo e la politica se poi questi sforzi non sono incoraggiati anche dalle famiglie. La dipendenza, tutte le dipendenze, può essere combattuta più efficacemente se la famiglia si attiva nel creare quel benefico circolo di affetto intorno a chi più ne ha bisogno. Le nuove tecnologie, che ormai nuove non lo sono già più, hanno un grosso potenziale di rischio nel farci diventare schiavi e lobotomizzati, depotenziati gravemente di quel senso di umanità verso il prossimo e, soprattutto, verso noi stessi. Sta a noi riprenderci le nostre vite.

Data:

19 Marzo 2016