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CORSA AGLI ARMAMENTI

La settimana appena trascorsa è stata bollente, non solo dal punto di vista climatico. Il 21 settembre è tra le date più significative per la Repubblica Islamica dell’Iran. In questa data, ogni anno, una lunga sfilata di soldati, carri armati e missili celebra i martiri della guerra contro l’Iraq del 1980. Questo è stato il palcoscenico dal quale sono arrivati sabato gli ultimi avvertimenti agli Stati Uniti, accompagnati però anche da una proposta diplomatica da ufficializzare il prossimo mercoledì davanti alle Nazioni Unite: il “piano Rouhani”. Il Piano è da anni al centro di un infruttuoso dibattito; si tratta di un tavolo di negoziato per l’area dello Stretto di Hormuz, con a capo una coalizione in cui siano compresi tutti gli attori regionali del Golfo Persico, nonché USA, Russia e Cina. Una nuova via per la risoluzione di conflitti regionali, per evitare lo scontro totale tra due potenze (Stati Uniti e Iran) nel momento più delicato delle reciproche relazioni diplomatiche. Alla parata militare i generali dei Pasdaran hanno fatto sfilare, oltre ai droni (dello stesso tipo di quelli incriminati di aver colpito i giacimenti petroliferi sauditi), l’eccellenza dei sistemi militari iraniani, compreso il Bavar-373 capace di eguagliare l’S-300 di fabbricazione russa (acquistato di recente dalla Turchia, pomo della discordia tra gli interessi atlantici NATO degli USA e le inclinazioni filo-russe del presidente Erdogan). La manifestazione militare ha avuto anche il compito di far eco all’annuncio alleato del Tsentr-2019. Due giorni prima, giovedì, il Ministero della Difesa russo ha dato il via al programma d’addestramento cinese vicino alla città degli Urali meridionali di Orenburg. “Gli equipaggi dell’aeronautica cinese a bordo di caccia Shenyang J-11, bombardieri strategici Xian H-6 e bombardieri Xian JH-7 praticheranno un attacco a bersagli di terra in un campo di prove militari” ha dichiarato il ministero. Un totale di 23 squadre aeree della PLAAF (China’s People’s Liberation Army Air Force) prenderanno parte all’esercizio.

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Ma la tensione si è avvertita anche al di là del Pacifico. Il giorno successivo, infatti, la rivista The National Interest segnalava simulazioni in spazi aperti portate avanti dagli F-35 statunitensi: i piloti si preparano ad affrontare obiettivi aerei con missili AIM-9X, che permettono di attaccare target a distanze al di fuori della linea diretta di mira; si stanno addestrando a combattere contro i più moderni sistemi antimissile, come l’S-400 russo e il suo omologo cinese. Media russi, di contro, hanno cominciato a riferire della messa a punto di un S-500 capace di annientare qualunque velivolo stealth da distanze superiori a 125 miglia. Tutto ciò non significa necessariamente che le due compagini (quella statunitense e quella composta dall’asse Mosca-Pechino-Teheran) si stiano preparando a uno scontro faccia a faccia. Molto più prosaicamente, esercitazioni e parate vengono utilizzate ormai come veri e propri mezzi di deterrenza; sottovalutarle, però, può essere rischioso. Se nell’epoca del bipolarismo una logica di questo tipo sarebbe potuta risultare plausibile, nel pluralismo odierno il Pentagono – come ha spiegato Jeffrey Harrigian, ex direttore del Dipartimento di integrazione degli F-35 – è più preoccupato dai Paesi che stanno cominciando a dotarsi di tali tecnologie. E negli ultimi anni sia la Turchia che l’India hanno siglato contratti con la Russia per le forniture dei sistemi antimissile.

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Due Paesi da anni al centro di dispute territoriali con i propri vicini (Siria, Grecia, Cipro, Armenia; Pakistan). Due Paesi accumunati da un rinnovato spirito autoritario e nazionalista che permette di muoversi con ambiguità nello scacchiere internazionale – la Turchia è formalmente membro della Nato; l’India ha annunciato esercitazioni congiunte con USA e Giappone per contenere l’influenza cinese, ma ha acquistato armamenti russi fino allo scorso biennio. Negli stessi giorni, per di più, proprio in India la DRDO (Organizzazione per la ricerca e lo sviluppo della difesa) ha effettuato una serie di test militari: il primo nel Kurnool dell’Andhra Pradesh con un missile guidato anticarro portatile; il secondo a bordo di un caccia russo Sukhoi Su-30MKI, effettuato al largo della costa di Odisha, nel Golfo del Bengala, ha testato con efficacia un missile aria-aria di nome Astra, il primo di fabbricazione indigena.

Data:

23 Settembre 2019