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COSA SUCCEDE IN CILE?

Nel bene e nel male, gli ultimi 10 giorni passeranno di diritto nella storia del Cile, e sarà sicuramente studiata a scuola nel prossimo futuro. Infatti, dopo la notizia dell’ennesimo rincaro dei prezzi del trasporto pubblico promosso dal governo conservatore di Sebastian Piñera, si è verificato un boom di proteste, talmente dilaganti da costringere il Presidente a imporre il coprifuoco e lo stato di emergenza, cosa che non si vedeva dai tempi di Pinochet. La popolazione, ormai esausta per il continuo aumento del caro vita, non ha però preso bene la decisione, e ha violato il coprifuoco, riversandosi nelle strade sempre più numerosa. Tra i manifestanti, purtroppo, c’erano però molti violenti, i quali hanno causato anche alcune vittime appiccando incendi a certi edifici. Questo ha causato un’escalation di scontri con le forze dell’ordine, che hanno messo in atto una violenza inaudita, a dimostrazione della propria incapacità nel gestire una situazione così delicata. Sui social, poi, diversi messaggi condivisi e divenuti virali tramite le cosiddette “catene” denunciavano gravissime violazioni dei diritti umani, il che ha portato ulteriori tensioni, ulteriori scontri, ulteriore violenza. Piñera era addirittura arrivato ad affermare che il Paese fosse in guerra civile, ed in effetti la situazione sembrava ormai incontrollabile. Bisogna comunque ricordare che molto spesso le “catene” sono veicolo di fake news, ed in effetti molte immagini che volevano essere testimonianza delle violazioni risultano essere datate o decontestualizzate.

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In ogni caso, però, un momento di svolta sembra essere stato l’annuncio da parte dell’ONU di aver assegnato a tre rappresentanti dell’Alto commissariato per i diritti umani la missione di recarsi a Santiago del Cile e rimanerci per quattro settimane, in modo da poter verificare il comportamento dell’amministrazione, e denunciare eventuali violazioni. Decisione, questa, presa proprio da un ex presidente cileno, Michel Bechelet, ad oggi Alto commissario ONU per i diritti umani. Così, all’ottavo giorno di proteste, il Presidente cileno, che già aveva bloccato l’aumento delle tasse sul trasporto pubblico, ha definitivamente ceduto e, a seguito di un’enorme e stavolta pacifica protesta, con oltre un milione di cittadini scesi in piazza, ha annullato lo stato di emergenza ed annunciato un rimpasto di governo: saranno cambiati ben otto ministri. “Abbiamo proposto al Parlamento una profonda ed esigente ’Agenda sociale’ che raccoglie molte delle rivendicazioni più sentite e significative dei nostri connazionali, per poter procedere con urgenza verso un miglioramento delle pensioni dei nostri anziani e del reddito dei nostri lavoratori, nonché verso la stabilizzazione dei prezzi dei servizi di base come l’elettricità. E presto ci occuperemo anche dei prezzi dell’acqua e delle tariffe dei pedaggi autostradali”, la dichiarazione di uno sconfitto Sebastian Piñera in conferenza stampa. Ora resta da vedere se questo sarà sufficiente a placare le proteste e riportare la pace in Cile, e se le promesse verranno effettivamente mantenute. La speranza è certamente questa, perché già troppa violenza è stata perpetrata, sia dallo Stato che dai manifestanti.

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Data:

29 Ottobre 2019