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COSÌ È (SE VI PARE) – Teatro Argentina di Roma dal 3 al 14 aprile 2024

Si apre il sipario ed entriamo in un luogo che sembra il cortile di un palazzo. Due fondali formano un angolo retto e ogni lato ha tre grandi finestre, a cui corrispondono altre tre finestre sovrapposte, ognuna delle quali contiene un proiettore che illumina sia le finestre sottostanti che il pubblico della platea, nel momento in cui si apre la scena.

L’effetto delle luci sul pubblico, rende fin da subito lo spettatore consapevole di essere parte della rappresentazione. Le luci bianche, che rimangono tali per tutta la durata dello spettacolo, danno l’idea della freddezza di un luogo come fosse un ospedale, in un certo senso psichiatrico. Nello stesso tempo richiamano la freddezza con cui i personaggi cercano in tutti i modi di scoprire una verità che non appartiene a loro, una verità altrui, senza considerare i vissuti drammatici ed emotivi dei personaggi in questione. Scritta nel 1917 da Luigi Pirandello, “Così è (se vi pare)” è sempre attuale nel tema, che ci porta a riflettere sulla precarietà dei propri punti di vista, dove le opinioni personali si infrangono sui fantasmi degli altri. Tutti abbiamo i nostri fantasmi interiori, ma ognuno si focalizza su quelli altrui, cercando di svelarne gli enigmi. Ed è così che in una piccola cittadina di provincia, arrivano un giorno tre strani personaggi: Il Signor Ponza, sua moglie, che nessuno ha mai visto e la suocera di lui, che vive però in un appartamento separato. L’anomala situazione scatena la curiosità della gente, che non riesce a comprendere la verità sui tre. Nascondono qualcosa e non se ne danno pace. Perché la suocera non vive con la figlia e il genero? Perché il genero va a trovarla anche due volte al giorno? Perché la figlia non va mai a trovare la madre e si accontenta di parlarle dal balcone? Un vero rompicapo per la gente del paese che inizia a indagare sulla vita dei tre. Si avvia l’interrogatorio. Entra per prima la suocera, la signora Frola, interpretata da Anita Bartolucci. Si posiziona nell’angolo di congiunzione delle due pareti scenografiche, dove è posto un microfono e una luce di riflettori la illumina. Uno spazio questo, riservato ai tre protagonisti investigati. Si potrebbe dire, un angolo di parlatorio oppure l’angolo delle verità, se per verità si intende ciò che ognuno, diversamente dall’altro, percepisce. Ecco dunque che la signora Frola racconta la sua di verità, ritenendo pazzo il genero, in quanto convinto della morte della moglie che, secondo lei, non è morta affatto, ma si è soltanto allontanata per malattia, per poi ritornare dal marito che non la riconosce più e pensa che sia un’altra donna. Poi la sposa in seconde nozze. Successivamente giunge nell’angolo deputato a luogo di confessioni, il signor Ponza, genero della signora Frola. Costui sostiene che è la suocera ad essere pazza, poiché crede che la figlia, morta quattro anni prima, non sia mai morta e che la sua seconda moglie sia invece sua figlia. Un ribaltamento di punti di vista, potenzialmente credibili. Ma chi dice la verità? Si susseguono incontri, scambi, rivelazioni, parlottamenti e supposizioni, ma la gente non ne viene a capo. L’unica che può dire la verità è la moglie, la signora Ponza. Questa soluzione viene indicata da Lamberto Laudisi, interpretato da Eros Pagni, unico personaggio sempre in scena, fin da quando si apre il sipario. È Lamberto che continua a dire a tutti che non vi è nessuna verità e che essa sta in entrambi i personaggi. Si può credere all’uno e all’altra. Nessuno può entrare nell’animo di un’altra persona, ognuno ha le proprie verità e si può credere a tutti. Ma la gente non ci sta e dopo approfondite ricerche sull’origine dei nuovi arrivati, comprendendo che non potranno mai scoprire nulla: il loro paese è stato distrutto da un terribile terremoto. Decidono di seguire il suggerimento di Lamberto: chiamare la signora Ponza, interpretata da Irene Tetto, la quale arriva dalla platea con passo solenne. Attraversa il pubblico, che rappresenta la piazza del paese e si dirige verso l’angolo della verità. Con voce fantasmagorica, non rivela alcun assioma. Ella è ciò che ognuno crede che sia. Si manifesta così quello che Lamberto ha ripetuto fin dall’inizio: non vi è nessuna verità, ognuno ha la propria che gli appartiene, unica, impregnata di vissuti segreti e personali. I costumi degli interpreti sono tutti neri o scuri, tranne quello di Lamberto. L’oscurità dei fantasmi personali ci rende in qualche modo oscuri nei pensieri e nelle interpretazioni dei vissuti altrui. Solo Lamberto è vestito di chiaro, lui che capisce tutto fin da subito. Con evidente chiarezza sa, che non c’è verità.

Belle le interpretazioni di tutti i personaggi. Puntuali, precise, ognuno nel proprio ruolo credile. Disegnano un’armonia compatta, un ritmo unitario in grado di trasmettere con grande abilità, il genio e la filosofia dell’autore.

 Diretto infine dalla professionalità del regista Luca De Fusco, da poco anche direttore artistico del Teatro di Roma.

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Data:

11 Aprile 2024