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COVID…ECCO I PAESI NEL MONDO SENZA VITTIME

cms_19959/johns-hopkins-university-1580683593.jpgCovid, ecco i Paesi nel mondo senza vittime

Sono 15 i Paesi in cui il numero delle vittime per il coronavirus è pari a zero, secondo il calcolo della Johns Hopkins University. Si tratta di Cambogia, Timor Est, Eritrea, Mongolia, Seychelles, Vanuatu, Isole Salomone, Laos, Bhutan, Dominica, Grenada, Santa Sede, Isole Marshall, St. Kitts e Nevis, St. Vincent e Grenadine.

E se sono 52.232.051 i casi di coronavirus registrati nel mondo dall’inizio della pandemia, secondo i dati aggiornati, con 1.286.322 di decessi totali, quali sono invece i 10 paesi più colpiti per numero di casi e decessi? Ecco l’elenco completo:

Primi 10 paesi per numero di casi:

– Stati Uniti: 10.402.273

– India: 8.683.916

– Brasile: 5.747.660

– Francia: 1.914.919

– Russia: 1.843.678

– Spagna: 1.417.709

– Argentina: 1.273.356

– Regno Unito: 1.260.198

– Colombia: 1.165.326

– Italia: 1.028.424

Primi 10 paesi per numero di morti:

– Stati Uniti: 241.808

– Brasile: 163.368

– India: 128.121

– Messico: 96.430

– Regno Unito: 50.457

– Italia: 42.953

– Francia: 42.499

– Iran: 40.121

– Spagna: 40.105

– Perù: 34.992

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cms_19959/2_Min_Sanita.jpgIn Italia 37.978 nuovi casi e altri 636 morti

Sono 37.978 i nuovi casi di Coronavirus in Italia secondo il bollettino diffuso dal ministero della Salute.Sono stati registrati 636 altri morti, che portano il totale a 43.589 dall’inizio dell’emergenza. Nelle ultime ore sono stati eseguiti 234.672 tamponi. I pazienti ricoverati in terapia intensiva sono 3.170, con un incremento di 89 unità.

cms_19959/Maurizio_Sanguinetti-mod.jpgSanguinetti:”Un guarito su 5 torna positivo”

Un paziente su 5 guariti da Covid-19 torna positivo a Sars-CoV-2 dopo qualche settimana, ma meno dell’1% ha una vera reinfezione. Sono i dati emersi da uno studio pubblicato su ’Jama Internal Medicine’ da ricercatori della Fondazione Policlinico universitario Agostino Gemelli Irccs e dell’Università Cattolica, campus di Roma. “Alcuni pazienti guariti da Covid-19, con tanto di tampone molecolare negativo, a distanza variabile di tempo possono risultare nuovamente positivi al tampone pur in assenza di qualunque sintomo suggestivo di reinfezione”, spiegano gli autori dell’articolo diffuso dalla rivista scientifica come ’research letter’.

L’osservazione – riferiscono dal Gemelli – è frutto della collaborazione tra medici, ricercatori e docenti della Fondazione Policlinico e della Cattolica, Maurizio Sanguinetti e Paola Cattani (Dipartimento di Scienze di laboratorio e infettivologiche), Brunella Posteraro (Dipartimento di Scienze mediche e chirurgiche) e Francesco Landi (Dipartimento di Scienze dell’invecchiamento, neurologiche, ortopediche e della testa-collo). “Al momento – tiene a precisare Sanguinetti, ordinario di Microbiologia alla Cattolica e direttore del Dipartimento di Scienze di laboratorio e infettivologiche del Gemelli – non è dato sapere se questi pazienti” che tornano positivi al nuovo coronavirus “siano contagiosi e vadano dunque di nuovo quarantenati, perché il test molecolare non è l’equivalente di una coltura virale, e dunque non consente di appurare se nel campione prelevato dal naso-faringe dei pazienti sia presente virus vitale e di conseguenza trasmissibile”.

Per questa ragione, la rilevazione del cosiddetto Rna replicativo virale viene proposto dai ricercatori come “un indicatore della presenza di virus vitale e potenzialmente trasmissibile”, ma “saranno necessari ulteriori studi – insistono gli scienziati – per stabilire se tali pazienti possano effettivamente trasmettere il virus”.

Lo studio – si legge in una nota – è stato condotto su 176 pazienti guariti da Covid-19 e seguiti da aprile a giugno presso il Day hospital post-Covid della Fondazione Policlinico universitario Agostino Gemelli Irccs, coordinato da Francesco Landi. La guarigione era stata valutata sulla base di diversi criteri: assenza di febbre per 3 giorni consecutivi, miglioramento degli altri sintomi, 2 tamponi molecolari per Sars-CoV-2 Rna negativi a distanza di 24 ore uno dall’altro. Nel corso del follow-up, effettuato a distanza di circa 50 giorni dalla diagnosi di Covid-19, i campioni naso-faringei di questi pazienti sono stati analizzati per la presenza sia dell’Rna virale totale (genomico) sia dell’Rna virale replicativo (subgenomico).

“La presenza di Rna replicativo nei campioni è stata utilizzata come indicatore di replicazione virale in atto – riporta Sanguinetti – Nei pazienti risultati positivi per Rna totale sono stati di nuovo analizzati i campioni ottenuti al tempo della diagnosi di Covid-19 (che erano stati conservati a -112 F°), andando a ricercare la presenza di Rna replicativo. Tutti i pazienti sono stati inoltre sottoposti a test sierologico per le IgG/IgA specifiche del virus. Tra i 176 pazienti guariti, 32 (quasi uno su 5) sono risultati positivi per l’Rna totale di Sars-CoV-2, seppure a livello variabile. Solo uno di questi, tuttavia, è risultato positivo anche per l’Rna replicativo di Sars-CoV-2”. Inoltre “sono stati ri-analizzati i campioni ottenuti dai pazienti al momento della malattia e, come previsto, sono risultati tutti positivi per l’Rna replicativo di Sars-CoV-2”.

Tutti i pazienti risultati nuovamente positivi, con un’unica eccezione, e tutti gli altri pazienti negativi al tampone di controllo – prosegue la nota – presentavano un test sierologico positivo al follow-up. L’unico paziente risultato positivo sia per Rna totale che replicativo è diventato positivo a distanza di 16 giorni dalla guarigione e dopo 39 giorni dalla diagnosi iniziale di Covid-19: si tratta di un anziano con ipertensione, diabete e malattia cardiovascolare, che presentava al follow-up una sintomatologia compatibile con Covid-19. “Tutti questi dati fanno sospettare che si tratti per questo paziente di una reinfezione o recidiva di infezione – commenta Sanguinetti – mentre per i restanti 31 pazienti, tutti asintomatici, risultati positivi solo per Rna totale, è più probabile che si tratti di una eliminazione di frammenti di Rna virale a seguito di risoluzione dell’infezione”.

“Questo studio – conclude l’esperto – conferma l’utilità di eseguire un accurato follow-up dei pazienti guariti da Covid-19 e rafforza il concetto che le reinfezioni nei pazienti guariti da Covid-19 sono rare, sebbene in presenza di positività al test molecolare ’convenzionale’ che rileva l’Rna totale di Sars-CoV-2. Pertanto, la ricerca dell’Rna replicativo di Sars-CoV-2 potrebbe aiutare a risolvere il dilemma circa la reale infettività dei pazienti guariti da Covid-19 che ritornano a essere positivi per l’Rna di Sars-CoV-2”.

cms_19959/Walter_Ricciardi.jpgRicciardi: “Lockdown nazionale non è ancora scongiurato”

Il rischio lockdown generalizzato “non è scongiurato perché dobbiamo valutare gli effetti” delle misure adottate contro la corsa di Covid-19. “Quello che sta succedendo è che in molte regioni la situazione sta peggiorando, in altre è stabile. E noi dobbiamo, nelle regioni che stanno peggiorando, arrestare questo peggioramento e nelle regioni che sono stabili invertire la curva e farla diminuire. Soltanto quando saremo certi che questo avviene allora potremo trarre delle conclusioni. Però tutti quanti stiamo cercando di evitare il lockdown nazionale, di elaborare delle misure proporzionate alla circolazione del virus”. Lo spiega Walter Ricciardi, consigliere del ministro della Salute Roberto Speranza e docente di Igiene all’università Cattolica di Roma, intervenendo su Sky Tg24.

Che nei numeri dell’epidemia ci siano segnali positivi “lo speriamo tutti – sottolinea – ma per essere certi dobbiamo aspettare ancora una decina di giorni. Perché le misure che sono state introdotte una settimana fa e quelle rafforzate pochi giorni fa, per dare degli effetti stabili bisogna valutarle dopo 2 settimane. Stiamo andando nella giusta direzione con le misure prese, speriamo di vedere presto tutti quanti i risultati”, afferma.

Ricciardi si dice “sicuro che alcune aree metropolitane di regioni in zona gialla sono già per me zona rossa. Ma questo lo dico sulla base della pressione che i miei colleghi di quelle regioni mi raccontano, che in certi casi è insostenibile”. “Ci sono alcune aree metropolitane in cui ormai gli ospedali e i pronto soccorso sono completamente intasati, per cui non riusciamo a curare né i pazienti Covid né men che meno i pazienti non Covid – sottolinea l’esperto – che in ospedale per interventi importanti per patologie rilevanti non ci riescono più ad arrivare”.

NAPOLI – In particolare Ricciardi ribadisce che avrebbe “messo Napoli in zona rossa già 2-3 settimane fa. Ci sono delle decisioni che devono essere prese proporzionatamente”. E “le Regioni sono totalmente libere di modulare in maniera più forte gli interventi a seconda della loro realtà, che conoscono meglio di tutti. Sicuramente, dal punto di vista normativo”, il governatore della Campania Vincenzo De Luca “può chiudere Napoli. Nel senso che un presidente di Regione può prendere delle misure più restrittive nel momento in cui constata che ci sia la necessità”. “Napoli – continua – presenta tutta una serie di rischi importanti e va fatto un lockdown per cui si evitano le scene di affollamenti visti sul lungomare, in cui sembra una situazione normale perché molti interpretano la zona gialla come un ’liberi tutti’. E nel frattempo si dà fiato a quegli ospedali in cui succedono cose veramente incredibili: persone che vengono assistite fuori dal pronto soccorso nelle loro macchine con l’ossigeno”, cita Ricciardi come esempio. “Sono scene da guerra e questo non deve succedere ovviamente in una zona gialla. Se non è una zona rossa quella in cui succedono queste cose, qual è la zona rossa?”.
Sulla necessità di una zona rossa per Napoli “sono sicuro – conclude l’esperto – perché i dati arrivano dai colleghi che sono in trincea e mi dicono che non ce la fanno più. Quindi qualche misura va fatta in quest’area metropolitana, innanzitutto limitando la circolazione con più intensità e poi rafforzando gli ospedali eventualmente con mobilità di personale da una provincia all’altra. Ma io credo che nel futuro vedremo mobilità di medici e infermieri da una regione all’altra, perché alcune si sono preparate di più e altre invece sono sempre più sfornite. Anche perché quello che sta succedendo è che molti infermieri e medici si stanno contagiando”, come è successo nella prima ondata di Covid-19.

DATI – “Non è che non funziona il sistema” dei parametri e dei conteggi che fotografano la situazione di Covid-19 e sulla base del quale si collocano le regioni nelle fasce di rischio, “non funziona l’alimentazione del sistema. In epidemiologia c’è un detto: rubbish in, rubbish out. Immondizia metti dentro, immondizia esce fuori. Se i dati sono falsati, è chiaro che alla fine prendi delle decisioni su dati sbagliati. Allora la responsabilità importante in questo momento è che le Regioni alimentino il sistema con dati esatti”. E’ “un obbligo morale” per Ricciardi. “Naturalmente il sistema è migliorabile, soprattutto in questa fase – dice l’esperto – Magari invece di avere 21 indicatori se ne possono avere 4 o 5, monitorati giornalmente invece che settimanalmente. Però non è il sistema, è l’alimentazione dei dati: c’è un obbligo morale e tecnico da parte delle Regioni a dare dati tempestivi e di grande qualità, e quindi a motivare i loro tecnici e il loro personale a farlo in maniera adeguata, perché solo così noi prenderemo decisioni proporzionate e adeguate alla situazione”.
Che ci possa essere malafede, ribadisce Ricciardi, “non ci voglio neanche pensare, anche perché sarebbe un reato gravissimo, sia dal punto di vista penale che della lesione della Costituzione che dice che la tutela della salute è uno dei diritti fondamentali. Quindi, nel momento in cui fosse fatta una cosa artificialmente, sarebbe un reato gravissimo e io non ci voglio neanche pensare. Credo invece dipenda da inadeguatezza degli organici, dal fatto che alcune Regioni non si sono preparate a tutelare una parte importante che è il monitoraggio, su cui si prendono le decisioni più giuste”.

NATALE – Nella visione di Walter Ricciardi, quello che verrà “sarà un Natale di estrema prudenza, in cui purtroppo la circolazione del virus sarà ancora intensa per cui non saranno possibili – secondo me, ma anche secondo i dati – cenoni aperti, assembramenti, persone che non si conoscono e che stanno una vicina all’altra. Sarà un Natale con i propri cari”. “Naturalmente sapendo che i propri cari hanno adottato a loro volta dei comportamenti saggi”, ha spiegato. “Perché se questo non succede, nel momento in cui entra in casa una persona che ha il Covid, lo trasmette a tutti soprattutto durante pranzi, cene e feste”, ha ammonito il docente di Igiene all’università Cattolica. Niente cenone, dunque? “Sarà un Natale magari con un cenone – risponde Ricciardi – però con poche persone che si conoscono e che stanno molto attente alla distanza e all’igiene e che festeggiano in maniera sobria”.

VACCINO – Quanto al piano per la distribuzione del futuro vaccino anti-Covid “ci stiamo lavorando e siamo perfettamente in tempo. Vogliamo farlo bene”. “Alcuni Paesi – ha spiegato Ricciardi – hanno dei piani nazionali perché la responsabilità è nazionale”. Ad esempio “la Gran Bretagna, che non fa parte dell’Unione europea però è un Paese efficiente dal punto di vista degli acquisti, i vaccini antinfluenzali li ha comprati nel dicembre del 2019. Noi invece abbiamo le Regioni e dobbiamo fare un piano che contemperi questa frammentazione. E lo dobbiamo fare in maniera consensuale. Quindi noi siamo svantaggiati nella rapidità decisionale, ma ci stiamo lavorando”, ha ribadito Ricciardi. “C’è una squadra coordinata dal dottor Rezza”, direttore generale Prevenzione del ministero della Salute, “che sta lavorando per elaborare il piano più adatto alla nostra realtà”.

Data:

13 Novembre 2020