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Crescono le entrate tributarie

Crescono le entrate tributarie

cms_8864/euro_banconote_ftg.jpgNel periodo gennaio-febbraio 2018, le entrate tributarie erariali accertate in base al criterio della competenza giuridica ammontano a 66,794 miliardi di euro, segnando un incremento di 2,315 miliardi di euro rispetto allo stesso mese dell’anno precedente (+3,6%). Al risultato contribuiscono sia le imposte dirette (+3,6 %) che quelle indirette (+3,6%). Lo rende noto il ministero dell’Economia e delle Finanze in un comunicato. Le imposte dirette nei primi 2 mesi dell’anno risultano pari a 40,787 miliardi di euro, con un aumento di 1,401 miliardi (+3,6%) rispetto al primo bimestre del 2017. La crescita delle imposte dirette riflette essenzialmente l’andamento delle ritenute Irpef sui lavoratori dipendenti e sui pensionati (+880 milioni, +2,7%). Nel periodo, mostra un incremento significativo il gettito dell’imposta sostitutiva sui redditi da capitale e sulle plusvalenze (+56,7%), per effetto del versamento a febbraio dell’imposta sui risultati della gestione individuale di portafoglio in regime di risparmio gestito, che riflette la performance positiva dei mercati nel corso del 2017. Significativo anche il gettito dell’imposta sostitutiva sul valore dell’attivo dei fondi pensione (+29,6%) che evidenzia i risultati positivi dei rendimenti medi ottenuti nel 2017 dalle diverse tipologie di forme pensionistiche complementari. Positivo l’andamento dell’Ires che registra una crescita di 185 milioni di euro (+25,9%).

Le imposte indirette, che ammontano a 26.007 milioni di euro, registrano una crescita di 914 milioni di euro (+3,6%). Il risultato è legato all’andamento del gettito dell’Iva (+554 milioni di euro, +3,9%) e, in particolare, della componente sugli scambi interni che aumenta di 519 milioni di euro. Positiva la dinamica del prelievo sulle importazioni (+35 milioni di euro, + 1,5%). Le entrate dell’imposta di registro mostrano un significativo incremento di 151 milioni di euro (+20,9%).

Le entrate dei giochi, nel primo bimestre del 2018, ammontano a 2.479 milioni di euro con una variazione positiva di 160 milioni di euro (+6,9%) rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Per quanto riguarda le entrate da accertamento e controllo, il gettito dei ruoli derivanti dalle entrate tributarie si è attestato a 1.360 milioni (+70 milioni di euro, +5,4%) di cui: 741 milioni di euro (-12 milioni di euro, pari ad un calo dell’1,6%) sono affluiti dalle imposte dirette e 620 milioni di euro (+82 milioni di euro, pari ad un aumento del 15,2%) dalle imposte indirette.

Statali, -75 mila in 15 anni

cms_8864/cartella_agenzia_entrate.jpgOccupazione in progressiva diminuzione nella Pa, sia quella stabile che flessibile, con un’anzianità media in continua crescita. È quanto emerge dal ‘Primo report annuale sull’occupazione nelle pubbliche amministrazioni’, nello specifico per quanto riguarda i comparti Funzioni Centrali, Funzioni Locali e Sanità, realizzato dalla Funzione Pubblica Cgil e dalla Fondazione Giuseppe Di Vittorio.

In particolare, il rapporto evidenzia che sono oltre 75 mila gli occupati stabili in meno in quindici anni tra il 2001 e il 2015. Una flessione che investe principalmente gli uomini, calati di -156.450 unità, a fronte di una crescita per le donne di +28.232 unità. Inoltre per quanto riguarda i lavoratori della Pa precari, lungo questo stesso periodo, si registra un calo di oltre 40 mila unità.

In particolare, la dinamica occupazionale registrata tra il 2001 e il 2015 è decrescente lungo tutto il periodo per un totale di -75.368 unità.

Sempre prendendo in considerazione la dinamica negli anni dell’occupazione stabile, lungo i 15 anni in esame, il rapporto della Cgil evidenzia la crescita del part time che aumenta di +29.498 unità a fronte di un calo del full time di -104.866 unità. Un dato che in percentuale registra una crescita del part time pari all’85% e un calo del full time del 18%.

Per quanto riguarda l’anzianità si rileva che nel 2015 i lavoratori stabili con anzianità superiore a 36 anni è pari a 103.099 unità. Il 39% di questi lavoratori presta attualmente servizio presso gli enti locali, mentre il 34% nella Sanità e il restante 29% negli enti del comparto centrale.

Malattia, quando si rischia il licenziamento

cms_8864/computer.jpgIl dipendente in malattia non ha solamente dei diritti, ma anche dei doveri. La Corte di Cassazione ha stabilito la legittimità del licenziamento qualora il dipendente in malattia svolga attività che possono ostacolare la sua guarigione.

Il periodo coperto dall’indennità di malattia, infatti, prevede che il dipendenti rispettino determinati doveri. Non solo il dipendente deve fare comunicazione della malattia al proprio datore di lavoro, richiedere il certificato al proprio medico di base e rispettare gli orari di reperibilità previsti per le visite fiscali, ma è anche chiamato a curarsi e a non svolgere tutte quelle attività che potrebbero peggiorare le proprie condizioni di salute oppure rallentare il percorso di guarigione. Qualora non venissero rispettati anche queste ultime indicazioni, secondo la recente sentenza della Corte di Cassazione numero 6047/2018 il lavoratore in malattia può essere licenziato dal proprio datore di lavoro per giusta causa.

Il caso arrivato in Cassazione ha visto vincere un’azienda che aveva disposto un licenziamento per giusta causa di un dipendente in malattia per lombosciatalgia che, durante il periodo di indennità ha partecipato a un concerto, suonando sul palco con il suo gruppo musicale. L’azienda è venuta a conoscenza dell’accaduto tramite il profilo Facebook del dipendente stesso.

La risposta della Corte di Cassazione è stata chiara: l’azienda è legittimata a procedere con il licenziamento per giusta causa qualora il dipendente svolga attività che con molta probabilità prolungano il periodo di malattia. Lo svolgimento dell’attività di rischio, aggiunge la Cassazione, porta a presumere l’inesistenza stessa della malattia, gettando le base per la giustificazione di un licenziamento da parte del datore di lavoro.

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6 Aprile 2018