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CRISI DI GOVERNO MINUTO PER MINUTO

Domenica 11 dicembre: concluse ieri sera le consultazioni al Quirinale, il presidente Sergio Mattarella ha, poco fa, sciolto la riserva sulle dimissioni di Matteo Renzi e ha conferito l’incarico di formare il nuovo esecutivo all’ex ministro degli Esteri, Paolo Gentiloni, indicato dal Pd come l’uomo capace, grazie alla sua diplomazia, di mettere d’accordo tutti. “Cercherò di svolgere il compito con dignità e responsabilità. Faciliterò il percorso della nuova legge elettorale”. Si attende per i prossimi giorni, dopo il giuramento di rito, la sua lista dei ministri.

“Ho sofferto a chiudere gli scatoloni – ha scritto invece su Facebook Matteo Renzi – un giorno sarà chiaro che quella riforma serviva all’Italia non al governo”.

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Così il presidente della Repubblica potrebbe pronunciarsi addirittura già stasera. Ci sarà da capire quanto il nuovo governo possa durare: oltre alla legge elettorale, sull’Italia gravano le scadenze internazionali e l’emergenza “ricostruzione” dopo il terremoto. Nonostante quanto richiesto all’unanimità dalle opposizioni, il governo potrebbe avere una durata più lunga del previsto.

Sabato 10 dicembre: l’ultima delegazione a salire al Colle è stata quella del Partito Democratico, guidata dal capogruppo al Senato, Luigi Zanda, portavoce di una linea che auspica “la più ampia partecipazione politica possibile”.

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La parola passa ora al presidente Mattarella che, se può contare sul pieno sostegno del PD, nella risoluzione che riterrà “più opportuna”, non ha certo l’appoggio delle opposizioni che hanno negato la loro disponibilità a partecipare a un governo di larghe intese.

“Nelle prossime ore valuterò quello che è emerso da questi colloqui e prenderò le iniziative necessarie per la soluzione della crisi di governo”. Queste le parole del Presidente che ravvisa la necessità di “un governo nella pienezza delle sue funzioni”.

“Oggi in Italia abbiamo due leggi elettorali diverse che generano una paralisi istituzionale dolosa” ha detto Giulia Grillo, capogruppo del Movimento 5 Stelle che parla di “irresponsabilità della classe politica guidata da Renzi e dal Pd”. La soluzione: “il percorso istituzionale più rapido per le elezioni”.

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Dello stesso avviso, come si immaginava, Silvio Berlusconi, salito al Quirinale assieme a Brunetta e Romani. “Non siamo disponibili a entrare in nessun governo. Tocca al Pd esprimere e sostenere un governo per la parte restante della legislatura, che deve essere la più breve possibile”. Riferendosi al colloquio tenuto con Sergio Mattarella, ha poi precisato di aver illustrato “quella che ci sembra l’unica strada possibile, l’approvazione in tempi rapidi di una nuova legge elettorale condivisa, per poi consentire agli italiani di esprimersi con il voto”.

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In merito a un reincarico a Matteo Renzi si è pronunciato il dimissionario ministro degli Interni, Angelino Alfano: “Siamo a favore di una comune responsabilità di tutte le forze volenterose che avranno un senso di appartenenza comune per formare un governo che affronti l’emergenza. Questa è la strada e ci affidiamo al presidente della Repubblica”. Sostegno anche da parte di Denis Verdini che ha incontrato il Presidente assieme alle delegazioni di Scelta Civica e Maie: “Siamo disponibili a ogni formula che Mattarella intende adottare, da un governo Renzi-bis a un esecutivo di altro tipo, l’importante è che il Paese esca dall’impasse”. Contrario tanto a un Renzi-bis quanto a un esecutivo guidato da Paolo Gentiloni, Arturo Scotto di Sinistra Italiana. Ma sull’ipotesi di reincarico non sarebbe orientato l’ex premier che stamattina ha parlato con i suoi ministri.

Venerdì 9 dicembre: potrebbe essere l’ex ministro degli Esteri, Paolo Gentiloni, il presidente incaricato di formare il nuovo governo. Su di lui sembra infatti ricadere l’orientamento del Partito Democratico, convinto che il suo nome possa incontrare il favore anche di esponenti politici appartenenti ad altre realtà. “Suggerisco a Berlusconi di non compiere passi del genere”, tuona Giancarlo Giorgetti che ha guidato la delegazione della Lega Nord al Quirinale, alludendo alla possibilità che Forza Italia, in nome della responsabilità nazionale, possa sostenere il candidato renziano.

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Gentiloni sarebbe l’uomo giusto per tenere assieme i vari animi del PD qualora si accantoni l’ipotesi di un Renzi-bis. A lui sarebbe affidato un governo di breve durata con il solo scopo di chiudere sulla legge elettorale. “Gentiloni serve a Renzi, non ai cittadini”. Queste le parole di Alessandro Di Battista. Giorgia Meloni, uscendo dal colloquio con il presidente Mattarella, ha rimarcato che FdI non sosterrà alcun governo. E’ indispensabile che venga indicata una data certa per il voto, altrimenti “il 22 gennaio siamo pronti a scendere in piazza”. No comunque a un Renzi-bis. Rocco Buttiglione si è detto invece, a nome dell’UdC e parlando di “mediazione, dialogo e ascolto paziente per arrivare a una sintesi politica”, disponibile a un governo “che abbia una funzione di decantazione, completi le riforme e faccia la legge elettorale”. Si a un governo di scopo anche da parte di Flavio Tosi, favorevole a un reincarico per Renzi: “avrebbe uno standing internazionale e la logica di finire la legislatura, promulgando la legge elettorale”.

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Contrario invece Giuseppe Civati: “No a un nuovo governo Renzi, la pausa di riflessione mi sembra durata troppo poco”, ma precisa che “sarà responsabilità del PD indicare una strada”.

Giovedì 8 dicembre: Proseguono al Quirinale le consultazioni, come da tabella di marcia. Il presidente Sergio Mattarella è stato chiaro: “inconcepibilile elezioni anticipate” senza leggi elettorali omogenee per eleggere Camera e Senato. La sua idea è dunque quella di un governo di scopo o di responsabilità nazionale.

Dopo aver incontrato Pietro Grasso alle 18,00, Laura Boldrini alle 18,30 e il presidente emerito Giorgio Napolitano alle 19,00, procederà domani con le delegazioni dei partiti maggiori. L’ultimo ad essere ascoltato sarà il Partito Democratico. Sono i giorni delle discussioni e dei progetti. Il bivio “Governo di tutti o elezioni dopo il 24 gennaio”, prospettato da Matteo Renzi durante l’incontro al Nazareno, lascia qualche dubbio alla minoranza dem che ritiene la prospettiva “provocatoria”. Più di qualcuno nel PD vedrebbe invece di buon occhio, più che un esecutivo di scopo per fare la legge elettorale, una soluzione in grado di traghettare il governo fino alla naturale conclusione della legislatura, nel 2018.Luigi Zanda ha sottolineato come il Senato abbia “votato la fiducia al governo con un’ampia maggioranza”. Le dimissioni del premier sarebbero dunque legate solo al Referendum.

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“Al voto! E senza scuse, la legge elettorale c’è già. E se i parlamentari non maturano la loro pensione d’oro chi se ne frega! – si legge in un post del M5s sul blog di Grillo – Ci aspetta un anno durissimo, che deriva dalla totale irresponsabilità del governo. L’unica soluzione per evitare un nuovo governo al guinzaglio di Bruxelles è il voto popolare, il più presto possibile. A questa nuova ondata di austerità c’ una sola alternativa, un governo politico a guida M5S”.

“L’Italicum era da buttare fino a ieri – replica la vicesegretaria del Pd Debora Serracchiani – e ora va bene per votare subito: ecco all’opera la coerenza di Grillo”.

“Alla Lega non interessano tavoli di discussione su leggi elettorali, diciamo no a qualsiasi espediente che ha il solo obiettivo di far perdere tempo e aiutare l’inciucio – dice il vice segretario della Lega Nord Giancarlo Giorgetti – La posizione della Lega è una sola e chiarissima: elezioni il prima possibile senza se e senza ma”.

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Dello stesso avviso il capogruppo di Forza Italia al Senato Paolo Romani che affida a Twitter il suo commento: “Sia chiaro una volta per tutte. Nessun inciucio con chi ha perso il referendum. Nuova legge elettorale e poi al voto! Forza Italia!”.

Ma“Il Pd ha insieme a Ncd e altri gruppi i numeri per governare” rileva Roberto Speranza che invita alla responsabilità: “Non possiamo guardare altrove: dobbiamo fare la legge elettorale e intanto anche qualche provvedimento che dimostri che abbiamo capito la lezione”.

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“Penso che la legislatura di fatto si sia compiuta, ma che serva un Governo di scopo per restituire al Parlamento la decisione sulla nuova legge elettorale. Su tutto il resto credo serva un congresso al più presto, dove la Sinistra ritrovi voce, valori, proposte”, scrive sulla sua pagina Facebook Gianni Cuperlo.

Il senatore Vincenzo D’Anna in un’intervista rilasciata al quotidiano campano Cronache di Napoli, ha detto come l’esperienza di Ala abbia terminato il suo ruolo, indicando però una soluzione: “chiedere a Renzi di fondare il Partito della nazione”. Le sue dimissioni “segnano non la fine di un governo ma la fine di un’epoca. E qui si aprono nuovi scenari. C’è un 59% che non ha voluto Renzi, ma è un 59% fatto da tante componenti. Dall’altro lato c’è un 41% che invece crede solo in lui. Certo, tutto dipende dalle decisioni degli uomini. Di Mattarella, innanzitutto. E di Renzi, che ha due possibilità: prendere la via di casa o andare dritto, pur col rischio di schiantarsi. Mi permetto solo di ricordare, però, che senza potere parlamentare Renzi muore […] Ala, come Ncd, nacque perché, diversamente da Forza Italia da cui si staccò, voleva dare il suo contributo alle riforme del governo Renzi. Ora il governo Renzi non c’è più quindi, chiusa questa esperienza, deve meditare un riposizionamento”.

Mercoledì 7 dicembre: “Il presidente della Repubblica ha ricevuto il presidente del consiglio del ministri Matteo Renzi che ha rassegnato le dimissioni dal governo da lui presieduto. Il presidente della Repubblica si è riservato di decidere e ha invitato il governo a rimanere in carica per il disbrigo degli affari correnti”. Questo il comunicato ufficiale del Quirinale, letto dal segretario generale della presidenza della Repubblica, Ugo Zampetti. Le consultazioni inizieranno giovedì 8 dalle 18 per terminare sabato pomeriggio. I primi ad incontrare Sergio Mattarella saranno i due presidenti di Camera e Senato, Laura Boldrini e Pietro Grasso, seguiti dal presidente emerito Giorgio Napolitano. Venerdì e sabato sarà la volta delle rappresentanze dei gruppi parlamentari.

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Il premier è salito al Colle alle 19.00 di ieri, dopo la riunione del Pd al Nazareno, dov’è stato accolto da un lungo applauso.

“Siamo ben consapevoli della rilevanza istituzionale di questo momento. È un passaggio interno da fare che sarà molto duro. Ognuno si assuma le proprie responsabilità – ha detto agli esponenti del suo partito – Credo che la bocciatura della riforma costituzionale apra una serie di considerazioni ampie su settori su cui al momento non si è ancora discusso. Ripercussioni sul governo che l’ha proposta, sul parlamento che l’ha votata per sei volte, sul partito, su ciascuno di noi. Propongo una linea politica a questo partito: non abbiamo paura di niente e di nessuno, pertanto se le altre forze politiche vogliono andare a votare subito dopo il 24 gennaio lo dicano chiaramente. Il Pd non ha paura della democrazia e dei voti. Propongo che ci sia una delegazione al Quirinale composta da uno dei due vicesegretari – e ringrazio Serracchiani per aver indicato Guerini – dal presidente del partito e dai due capigruppo di Camera e Senato. E propongo che la direzione sia convocata in maniera permanente per consentire alla delegazione di riferire in qualsiasi momento eventuali elementi di novità, per discutere in modo chiaro. Qui non ci sono scelte scodellate, il Pd non fugge dalla democrazia, dalla trasparenza e ha l’abitudine di non fuggire nemmeno dallo streaming.So che qualcuno ha festeggiato. So che qualcuno ha festeggiato in modo prorompente e non elegantissimo. Lo stile è come il coraggio di Don Abbondio. Non giudico e non biasimo. Osservo e rilancio: alzo anch’io il calice festeggiando questo momento. Chi fa politica indossando il broncio e il vittimismo come elemento della propria azione politica fa un danno a se stesso più che agli altri”.Prima di lasciare la sede del Pd, ha rivolto un pensiero alle famiglie di Valeria Solesin e Giulio Regeni, a Sergio Pirozzi, sindaco di Amatrice, ai detenuti e alle imprese, invitandole ad investire: “i soldi ci sono, nessuna crisi politica deve bloccare la straordinaria finestra di opportunità creata”.Oggi l’ultima e-news da Presidente del Consiglio.“Vorranno andare subito a elezioni? Nel caso si dovrà attendere la Sentenza della Consulta di martedì 24 gennaio e poi votare con le attuali leggi elettorali, come modificate dalla Corte. Se i gruppi parlamentari vorranno invece andare avanti con questa legislatura, dovranno indicare la propria disponibilità a sostenere un nuovo governo che affronti la legge elettorale ma soprattutto un 2017 molto importante a livello internazionale”.

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Incalza Matteo Salvini: “Tra una settimana, se non ci saranno risposte chiare sul voto, noi scendiamo in piazza: il 17 o 18 dicembre siamo pronti per una raccolta firme per elezioni subito. Vogliamo che gli italiani votino il prima possibile, Renzi continua a prenderci in giro: noi non siamo disponibili ad alcun governo di larghe intese e non intendiamo sprecare ancora giorni in sterili dibattiti su questioni assolutamente irrilevanti”.

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Da Forza Italia, Maurizio Gasparri dice che il partito “non parteciperà a nessun governo e a nessuna maggioranza. È disponibile invece fin da subito a un confronto sulla legge elettorale”.

Il MoVimento 5 Stelle attacca: “Forse Renzi non si è accorto di aver perso il referendum. Oltre 19 milioni di italiani, infatti, hanno respinto al mittente la sua schiforma e, congiuntamente, hanno bocciato pesantemente anche l’attività del governo”.

Saranno giorni difficili.

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8 Dicembre 2016