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Cuba, alla ricerca di una società migliore

Cuba nel passato, Cuba nel presente, Cuba nel futuro, sempre alla ricerca di essere al passo con i tempi, di una società con una visione più ampia al di là dei limiti che le si pongono. È Cuba rivoluzionaria, Cuba di Che Guevara, quella piccola isola caraibica che ha resistito sola a un embargo selvaggio per più di 50 anni e che è il paese con cui tutti si confrontano. È Cuba che ha fatto sognare milioni di giovani e insegnato che la libertà non solo si può sognare ma si può anche ottenere.

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Parliamo della situazione che oggi attraversa Cuba con Pedro Noel Carrillo, responsabile del Comitato Centrale del Partito Comunista di Cuba che, su invito del Partito della Sinistra Europea, sta visitando molte capitali per raccontare Cuba e le sfide che l’isola affronta oggi. Due le tappe in Italia, a Milano il 20 ottobre e a Napoli il 21. A Milano l’iniziativa è stata organizzata dal PRC in collaborazione con l’Associazione Nazionale di Amicizia Italia-Cuba.
L’ho incontrato insieme alla Console Generale di Cuba a Milano, Oneida Baro Estrada, Gianni Yaqui Fossati dell’Associazione Nazionale di Amicizia Italia-Cuba e Anna Camposampiero, Segreteria provinciale PRC Milano.

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Qual è il motivo di questo tour europeo?

“E’ stato un invito del partito della Sinistra Europea . L’idea è di spiegare il processo di trasformazione che sta attraversando Cuba oggi, processo chiamato Attualizzazione, e soprattutto spiegare la sua fase più recente che riguarda la discussione di un documento intitolato
‘Il Concetto di Sviluppo Socialista Cubano’, una guida che spiega la nostra idea di come costruire una società socialista a Cuba, per spiegare l’impatto che ha provocato l’apertura delle relazioni diplomatici tra Cuba e Stati Uniti sia all’interno dell’isola stessa sia a livello internazionale e cercare di annalizzare i processi progresisti che stanno avendo luogo ora nei paesi dell’America Latina.
Per spiegare meglio questi tre punti importanti facio riunioni pubblici, incontro persone che si interessano di Cuba come anche esponenti della sinistra italiana e candidati eletti soppratutto a livello locale. Noi stiamo costruendo un modello nuovo ma non siamo pragmatici. Magari
l’Europa non ci comprenderà o magari noi non intenderemo l’Europa, ciò che è importante è che ci sia un processo di ricerca, di risoluzione dei problemi, una ricerca di nuove idee”.

Cosa è rimasto di sinistra oggi in Europa? Si può vedere la sinistra nei movimenti come M5S, Podemos, Syriza?

“Quando è caduto il campo socialista in Europa si è creata una confusione tra comunisti e socialisti, le persone cercano il paradigma del comunismo con l’idea di come arrivare al socialismo che è di portata più vicina che il comunismo che riechiede maggiore tempo, questa è l’idea. Importante è che ci sia un processo di ricerca alle soluzioni.
In Europa prima c’era un modello di capitalismo più sociale ora invece vediamo smontare questo modello sociale verso la costruzione di un capitalismo più selvaggio, neoliberale per appunto. La confusione che creò la caduta del campo socialista ha generato movimenti populisti di destra che hanno confuso le persone”.Oggi assistiamo a una rimonta del populismo di destra. Pensiamo a Le Pen ad esempio. Si dice antiamericana, ma non è antiimperialista e lavora per costruire l’imperialismo francese. È necessaria un’analisi dei problemi che affronta la società di oggi. Si tenta di occultare l’analisi profonda della società facendo una confusione estrema.

Cosa pensa Anna Camposampiero del Movimento 5 Stelle?

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“In Europa si è alleato con la destra inglese di Farage. In considerazione di ciò che dicono, che non sono un partito ma un movimento, non hanno una visione socialista della società. La loro ideologia al contrario, ha tanto di destra e ha coinvolto dentro molte altre ideologie e persone di ogni idea. Il problema dell’ Italia è che ha assunto il neoliberalismo come l’unica via possibile, privatizzando persino l’università, l’educazione. Noi abbiamo deciso di costruire un fronte europeo per fermare il capitalismo addottato dall’Unione Europea che viene comandata e diretta da una commissione che non è stata nemmeno eletta. Dobbiamo democratizzare l’Europa e dare il potere in mano della gente. Cosi si costruiscono nuovi scenari politici in Europa. In Portogallo abbiamo i comunisti in alleanza con i socialisti, in Spagna Podemos si è alleato con Izquierda Unida, in Grecia Syriza che nell’ultimo congresso di partito ha eletto con 95% dei voti di nuovo Tsipras che dopo aver confermato la sua vittoria per due volte di seguito ha l’appoggio totale anche dal sui partito […] Noi appoggiamo GUE ( Gruppo Unitario Europeo) dentro al Parlamento Europeo nel quale si raggruppano 48 partiti di sinistra da tutta Europa”.

Cosa rimane oggi di Che Guevara?
“Oggi si possono studiare i classici del marxismo, si deve studiare la personalità di Che Guevara ma non si deve guardare la sua icona come il simbolo di ribellione. Bisogna invece captare il pensatore che era in Lui, l’uomo che ha costruito un modello economico nuovo, una società diversa dove la risosrsa principale non era l’uomo della competenza e del guadagno, ma l’uomo integrale, istruito sempre alla ricerca di una società migliore. Questo bisogna captare nella figura del Che per rivederlo nell’uomo intellettuale e moderno di oggi”.

Come spiega la situazione venezuelana? Ci sono stati prima scenari simili in America Latina?
“In Venezuela abbiamo una Guerra di classe, la Guerra della destra venezuelana e quella dell’interventismo degli Stati Uniti contro il governo di Maduro per cercare di demonizzarlo e portare davanti alla gente solo le cose negative, per presentare qualcosa di nuovo che non si sa dove porta. In questo la destra venezuelana, l’origarchia venezuelana viene aiutata anche dai media di comunicazione. È questo che si ripete, una guerra economica e mediatica. In Venezuela non hanno avuto il tempo per fare una rivoluzione culturale, come a Cuba. La borghesia venezuelana è molto forte e viene aiutata dai media comprati da loro stessi. Questo confonde le persone, si presenta un’alternativa che non è il cambio culturale che loro propagandano tramite i media di comunicazione, ma l’apertura verso un modello neoliberista selvaggio”.

Lei pensa che l’apertura degli Stati Uniti nei confronti di Cuba abbia rifforzato i movimenti di destra in America Latina?
“No. Questa è un’immagine che vogliono promuovere gli Stati Uniti, come se a Cuba ci sia ora una sinistra moderata e riformista diversa da quella venezuelana. È questo che mi interessa spiegare all’Europa, che non ci sono contradizioni tra Cuba e Venezuela, che Cuba non è quella che vogliono far passare i media di comunicazione insieme agli Stati Uniti. Vorrei dimostrare che Cuba continua ad essere un paese antimperialista e internazionalista, sempre alla ricerca di una società migliore”.

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Data:

28 Ottobre 2016