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Cucchi, carabiniere in aula: “Mi dissero che era stato massacrato dai colleghi”

Cucchi, carabiniere in aula: “Mi dissero che era stato massacrato dai colleghi”

cms_9212/cucchi_ilaria_stefano_fg_1526441797.jpg’E’ successo un casino, i ragazzi hanno massacrato di botte un arrestato’. Il maresciallo Roberto Mandolini me lo disse portandosi la mano sulla fronte e precipitandosi a parlare con il comandante Enrico Mastronardi della stazione di Tor Vergata. Seppi da quella che è poi diventata la mia compagna, Maria Rosati, e che assistette al colloquio perché faceva da autista di Mastronardi, che stavano cercando di scaricare le responsabilità dei carabinieri sulla polizia penitenziaria. Lei capì il nome Cucchi ma all’epoca non era ancora una vicenda nota perché non era morto”. E’ iniziata così la testimonianza oggi in prima corte d’Assise dell’appuntato dei carabinieri Riccardo Casamassima, l’uomo che denunciando i suoi colleghi militari ha fatto riaprire il caso Cucchi, il geometra di 31 anni deceduto all’ospedale Pertini il 22 ottobre del 2009, sei giorni dopo essere stato arrestato per detenzione di stupefacenti.

Nel processo bis sono imputati cinque carabinieri accusati a vario titolo di omicidio preterintenzionale, falso e calunnia. “Qualche giorno dopo incontrai il figlio di Mastronardi, Sabatino con il quale ebbi uno scambio confidenziale – ha continuato, rispondendo alle domande del pm Giovanni Musarò, Casamassima, che all’epoca dei fatti prestava servizio alla stazione di Tor Vergata e ora è in servizio all’Ottavo Reggimento – Anche lui si portò la mano sulla testa e parlando della morte di Cucchi disse che non aveva mai visto una persona così messa male. Lo aveva visto la notte dell’arresto quando il ragazzo venne portato a Tor Sapienza”.

Casamassima ha detto di aver deciso di parlare dopo quattro anni e mezzo, “perché all’inizio la vicenda Cucchi non mi aveva visto coinvolto in prima persona, ma troppe cose fatte dai miei superiori non mi erano piaciute, come l’abitudine di falsificare i verbali, e, provando vergogna per ciò che sentivo e vedevo, ho deciso di rendere testimonianza, temendo ritorsioni che poi si sono verificate. Quando è uscito il mio nome sui giornali, i superiori hanno cominciato ad avviare contro di me procedimenti disciplinari, tutti pretestuosi. Con Mandolini (accusato di falso e calunnia, ndr) mi sono incrociato una mattina nell’ottobre del 2016: gli dissi solo di andare a parlare col pm e a dire quello che sapeva. Gli dissi che la Procura stava andando avanti e che aveva in mano una serie di elementi importanti. Lui mi rispose dicendomi che il pm ce l’aveva a morte con lui”, ha concluso Casamassima.

ILARIA CUCCHI – “E’ inaccettabile che qualcuno abbia fin dall’inizio cercato di coprire quanto accaduto” ha detto Ilaria Cucchi a margine del processo. “Tanti, troppi anni fa, vidi Roberto Mandolini, nel primo processo per la morte di Stefano, il processo sbagliato. Raccontò che la sera dell’arresto di Stefano era stata piacevole e Stefano era stato simpatico. Oggi ascolto tutta un’altra storia, dopo che per anni io e la mia famiglia abbiamo rincorso verità” ha aggiunto.

Io ritengo Mandolini il principale responsabile morale di questi anni di attesa della verità. Sono provata – ha concluso Ilaria Cucchi- ho la pelle d’oca, ma finalmente ho la speranza che emerga quella verità che noi sapevano anche se lui diceva che era stata una serata piacevole”.

Rai e Cdp, via a valzer nomine

cms_9212/rai_mazzini_ftg.jpgC’è anche un consistente pacchetto di nomine nell’eredità che il governo uscente lascia ai nuovi inquilini di palazzo Chigi. Un ’tesoretto’ calcolato in qualcosa come 350 poltrone circa, tra Cda e collegi sindacali. Una lunga stagione di rinnovi che avrà il suo top nel biennio 2019-2020 ma che, in realtà, parte proprio in queste settimane con la scadenza dei vertici Rai e Cdp.

A viale Mazzini la corsa per il cambio della guardia al settimo piano è già partita: con l’approvazione del bilancio fissata al 30 giugno, a norma di legge, il vertice guidato dal duo Monica Maggioni-Mario Orfeo arriva al capolinea. La procedura per il rinnovo è già partita e con la nuova legge la scelta del Cda è rimessa al Parlamento. Ma l’indicazione del Dg e del presidente resta nel ’carnet’ dell’azionista, cioè il governo.

In Rai, tra le altre cose, il ricambio alla guida darà di fatto il via al rinnovo del board di alcune società ’satelliti’ dal ruolo chiave, come per il caso di RaiWay. Altro rinnovo che ’scotta’ è certamente quella di Cdp, per il ruolo chiave e la rilevanza che nel tempo è andata acquisendo la Cassa depositi e prestiti per gli interessi pubblici.

Il destino del ’board’ dovrà essere deciso a giugno, con l’ok ai conti, quando bisognerà trovare gli ’eredi’ del presidente Claudio Costamagna e dell’Ad Fabio Gallia. Cassa depositi e prestiti proprio in queste settimane è accostata a Alitalia, per la quale il Cdm ha di recente prorogato fino a ottobre i termini per la vendita passando di fatto la palla al nuovo esecutivo, che troverà anche questo ’dossier’ sul suo tavolo.

Di prossima competenza del governo sono poi una serie di scelte per ruoli di primo piano, anche se meno visibili rispetto ai vertici di società pubbliche o partecipate. E’ il caso del Dg del ministero del Tesoro, con l’attuale titolare Vincenzo La Via di fatto scaduto e non prorogato come è accaduto di recente (per un anno) al ragioniere generale dello Stato Daniele Franco.

Nel settore Difesa, poi, dopo l’estate sul tavolo dell’esecutivo ci sarà la scadenza del capo di stato maggiore, generale Claudio Graziano, e del segretario generale Carlo Magrassi. Da rinnovare anche i vertici Gse e Sogei.

Ma al risiko delle nomine si comincerà a giocare seriamente nel biennio 2019-2020, quando una dozzina di società quotate e controllate dal Tesoro avranno i vertici a fine mandato. Si tratta di una ’infornata’ di Cda di primissimo livello, da Enel a Eni passando per Snam, Terna, Poste, Leonardo, Italgas, Mps, Enav, Fincantieri e altre ancora. Si tratta di scelte che, di fatto, ridisegneranno la mappa del potere per i prossimi anni.

Un’altra serie di scadenze, non certo meno importanti, sono quelle cui si troverà prossimamente di fronte il nuovo Parlamento. Tra queste, c’è sempre la scelta dei componenti della Consulta, quella relativa al Csm e all’Antitrust, dove il il presidente Giovanni Petruzzella ha annunciato che lascerà il suo incarico a ottobre, in anticipo sulla scadenza di novembre.

Aborto, a Roma nuovo manifesto choc

cms_9212/A_citizenGo.jpgCi risiamo. Dopo il maxi poster anti-aborto affisso ad aprile da ProVita e poi fatto rimuovere, a Roma spunta un nuovo manifesto choc contro l’interruzione di gravidanza. Questa volta a firmare la crociata contro la legge 194 che da 40 anni (l’anniversario sarà il prossimo 22 maggio) tutela il diritto delle donne a scegliere, è CitizenGo Italia con lo slogan ’L’aborto è la prima causa di femminicidio nel mondo’

“Abbiamo deciso di puntare su un forte slogan provocatorio – spiegano i promotori sulla pagina Facebook di CitizenGo – che fa leva sulla giusta, particolare attenzione di questi anni contro la violenza sulle donne per affermare che la prima violenza sulle donne è proprio l’aborto”.

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Ma l’iniziativa rimbalzata sui social network ha già scatenato l’indignazione e la richiesta di rimozione anche per questo manifesto. “Chiediamo alla Sindaca Virginia Raggi – scrive la rete femminista Rebel Network – di intervenire immediatamente per far rimuovere questo vergognoso manifesto, affisso in via Salaria a #Roma da uno dei gruppi a nostra parere pro-odio e contrari alla libertà di scelta delle #donne”.

cms_9212/C.jpgE sono tantissimi a condividere l’appello alla rimozione. “Il manifesto a Roma contro l’aborto deve essere tolto – scrive su twitter Paola – è un tuo diritto personale essere contro l’aborto ma non ti permetto di paragonarlo al femminicidio. Preoccupiamoci invece – prosegue nel post – di quella povera ragazza drogata e violentata da un branco di 5 ragazzi. Che paese stiamo diventando”. Le fa eco Davide che commentando lo slogan scelto da CitizenGo scrive: “L’aborto è causa di femminicidio. A causa di obiettori di partito che spingono donne a ricorrere a ciarlatani in luoghi non sicuri (ma non stanno parlando di questo)”.

Per Fux “il nuovo manifesto dei sedicenti pro-life contro l’aborto affisso a Roma è ancora più osceno del precedente, perché non fa solo disinformazione, ma si appropria di un tema serio come quello del femminicidio per fare propaganda contro i diritti delle donne. E anche Selvaggia Lucarelli condanna chi usa “in maniera vile e strumentale il termine ’femminicidio’ per attirare l’attenzione su una campagna contro l’aborto”.

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16 Maggio 2018