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Da Maggio arriva la “busta arancione” Inps

A Maggio farà il suo debutto la “busta arancione” dell’INPS. Voluta e importata dal neo Presidente Tito Boeri, dalle lontane terre nordiche della Scandinavia, culla e cuore pulsante del Welfare State europeo. La busta arancione permetterà a più di 10 milioni di lavoratori italiani di avere una previsione dell’ammontare della propria futura pensione pubblica.

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Fino a qualche anno fa non era così complicato effettuare una stima della propria pensione.Il vecchio sistema retributivo aveva un meccanismo di calcolo abbastanza semplice e immediato: bastava moltiplicare il numero degli anni di lavoro per il 2% e in questo modo si otteneva il cosiddetto tasso di sostituzione, ossia la proporzione tra la pensione e l’ultimo stipendio. L’entrata in vigore del sistema contributivo ha cambiato tutto. Molti sono i fattori che concorrono a determinare la rendita previdenziale, secondo il sistema contributivo: dall’inflazione alla crescita della reddito, al tasso di crescita del moltiplicatore dei contributi accantonati (per l’Italia la media del Pil degli ultimi cinque anni).

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Ma come farà l’Inps a calcolare così in anticipo le pensioni che matureranno fra tanti anni? A questo proposito, va ricordato che la Busta Arancione all’italiana conterrà delle semplici stime che si basano su alcune ipotesi di fondo, riguardo alla crescita del salario del lavoratore, sulla dinamica dell’inflazione o sull’andamento del pil italiano: tutte variabili capaci di influenzare l’importo del futuro assegno previdenziale. Pur trattandosi di simulazioni indicative che vanno prese con il beneficio d’inventario, i dati contenuti della Busta Arancione potranno essere utilizzati come bussola per orientarsi. Chi ha iniziato a lavorare tardi e ha versato pochi contributi, per esempio, oggi rischia di ritrovarsi a fine carriera con una pensione molto bassa.

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Da constatare che l’introduzione da parte dell’Inps, dopo anni di rinvii e lungaggini burocratiche, permetterà finalmente a milioni di lavoratori italiani di toccare con mano lo squilibrio previdenziale post Riforma Monti- Fornero (Decreto Salva Italia del 2011). Sono ancora in tanti gli italiani a pensare che, pur versando i contributi previdenziali matureranno il diritto ad un assegno pubblico pari al proprio reddito lavorativo come è avvenuto in passato con il generoso sistema retributivo.Appena qualche settimana fa, una circolare dell’Inps informava i lavoratori che l’età per accedere ai requisiti pensionistici si allungava di altri quattro mesi (66 anni e 7 mesi per la precisione).

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Il futuro previdenziale di milioni di lavoratori italiani è grigio e nefasto. Si lavorerà più a lungo per prestazioni sempre più basse.La busta arancione sarà duqnue uno strumento fondamentale per valutare l’adesione (oggi più che mai necessaria) a strumenti di risparmio previdenziale di secondo o terzo pilastro (piani individuali pensionistici, accantonamento TFR o polizze vita).

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Data:

1 Aprile 2015