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DAL MONDO:Massacro a Gaza – Eritrea rilanciata da Unesco, in Etiopia nuovo premier – Schwarzenegger operato al cuore

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Massacro a Gaza

cms_8833/gaza_strage_afp.jpgSono 17 – tra cui un ragazzo con meno di 16 anni – i palestinesi uccisi in scontri con soldati israeliani alla barriera tra la Striscia di Gaza e lo Stato ebraico, dove è iniziata la ’Grande Marcia del ritorno’ organizzata dal movimento islamico di Hamas.

Lo ha dichiarato l’ambasciatore palestinese presso le Nazioni Unite, Riyad Mansour, incontrando i giornalisti a New York a margine della riunione straordinaria del Consiglio di sicurezza dell’Onu convocata dal Kuwait.

Inoltre, almeno sei i palestinesi rimasti feriti in nuovi scontri con i soldati di Israele: secondo l’agenzia di stampa ’Wafa’, citando fonti locali, decine di persone hanno subito gli effetti dell’intossicazione da gas lacrimogeni mentre i soldati di stanza alla frontiera hanno aperto il fuoco contro i manifestanti a est di Khan Younes, ferendo tre di loro ai piedi. Altri tre sono stati feriti a est di Gaza City, a est di Jabalia e a est del campo profughi di Bureij.

I palestinesi considerano le azioni commesse da Israele come ’’un grande massacro contro il nostro popolo’’. L’ambasciatore palestinese presso le Nazioni Unite ha quindi chiesto al Consiglio di sicurezza di ’’affrontare con serietà la questione fornendo protezione alla popolazione civile’’ di Gaza.

I medici locali, secondo quanto riferisce all’AdnKronos Foad Aodi, il fondatore delle Comunità del mondo arabo in Italia (Co-mai), lancia un appello per la creazione di “un corridoio sanitario e umanitario per le vittime di Gaza”. Inoltre, “stiamo portando soccorso – spiega – a 1.630 civili palestinesi rimasti feriti durante gli scontri con le forze della sicurezza israeliane al confine”.

Una giornata di lutto nazionale e uno sciopero generale sono stati proclamati nei Territori palestinesi dopo la strage: chiusi i negozi della Cisgiordania e la maggior parte delle attività imprenditoriali, così come anche le università e le scuole hanno sospeso le lezioni.

Antonio Guterres, segretario generale delle Nazioni Unite, ha chiesto “un’indagine indipendente e trasparente” sui violenti scontri. “Questa tragedia evidenzia l’urgenza di rivitalizzare il processo di pace per creare le condizioni per un ritorno a negoziazioni significative” con l’obiettivo di arrivare ad una “soluzione pacifica che permetta a palestinesi e israeliani di vivere fianco a fianco in pace e in sicurezza”.

Eritrea rilanciata da Unesco, in Etiopia nuovo premier

cms_8833/AddisAbeba_Adn.jpg(di Guido Talarico)La cultura e la bellezza impiegati per arrivare alla pace e alla prosperità. E’ questa la novità che si respira in Eritrea dopo la decisione dell’Unesco di proclamare Asmara patrimonio dell’umanità. In realtà i cambiamenti che potrebbero portare ad un maggiore equilibrio di questa parte del corno d’Africa sono due. Alla decisione dell’Unesco si somma infatti una fase di instabilità e tensione interna dell’Etiopia, storico nemico dell’Eritrea. Addis Abeba dal 15 febbraio scorso, giorno delle dimissioni del primo ministro Hailé Mariàm Desalegn, era senza un governo. Un vuoto politico ed amministrativo che ha origini lontane, finalmente colmato ieri con la nomina a Primo Ministro di Abiye Ahmed, quarantaduenne esponente della maggioranza etnica degli Oromo. Una nomina significativa visto che avviane con il consenso dei tigrini, la minoranza che, grazie al controllo delle forze armate e dell’economia, detiene da decenni il potere in Etiopia ma che ora non sembra più in grado di governare da sola il paese, prova ne sia da un lato questo storico passaggio di consegne agli Oromo dall’altro le violenze esplose in segno di protesta che sei mesi fa hanno costretto l’ex presidente Desalegn ad imporre lo stato di emergenza e poi a dimettersi.

Questo cambiamento di equilibri ad Addis Abeba, anche se non del tutto sostanziale, visto che i tigrini controllano comunque i centri del potere etiopico, come dicevamo ha un grande impatto sul conflitto tra Etiopia ed Eritrea. Gli Oromo infatti da tempo manifestano maggiore disponibilità verso una pace stabile con l’Eritrea. Una pace che con la riapertura dei canali commerciali verso il mare ridarebbe impulso ad una economia etiopica oggi in grave sofferenza e largamente mantenuta dai sussidi americani ed europei. “Noi da anni siamo vittime di una campagna internazionale denigratoria, fatte di menzogne costruite per poterci fiaccare attraverso le sanzioni – ci ha detto in una intervista esclusiva il ministro dell’informazione Yemane Ghebre Meskel – contro di noi non c’è una sola prova documentata eppure subiamo ancora le sanzioni. L’Etiopia invece non rispetta né i confini né gli accordi di pace ma nessuno dice e fa niente”. E sulla stessa lunghezza d’onde è l’imprenditore bergamasco Pietro Zambaiti, che in Eritrea lavora da anni occupando nel tessile quasi mille persone. “L’Eritrea è da tempo al centro di una vera e propria campagna di diffamazione – ha detto Zambaiti – tante fakenews sul conto di questo paese si susseguono giorno dopo giorno. La realtà è ben diversa: qui nonostante le difficoltà derivanti dalle sanzioni si lavora bene”.

In questo contesto si inserisce l’Unesco che proclamando la capitale dell’Eritrea patrimonio dell’umanità crea i presupposti per scrivere una nuova pagina nella storia di questo tormentato territorio. Abbiamo girato per giorni Asmara in lungo ed in largo andando dove volevamo, fermandoci nei ministeri, visitando luoghi di culto cattolici, ebraici o musulmani, bar, case private, piazze e luoghi d’arte senza avere alcun impedimento. Questo per dire che è vero, siamo in un paese dove non ci sono elezioni politiche, non c’è il multipartitismo come lo intendiamo noi e dove la democrazia dopo la rivoluzione è stata di fatto sospesa a causa della continua minaccia etiope ai confini. Ma detto questo l’Eritrea non è affatto lo stato canaglia che la propaganda nemica dipinge. Basta girare le strade di questa città dal fascino ineguagliabile, visitare, come abbiamo fatto noi gli ospedali o i cantieri per l’edilizia popolare che consegneranno oltre 50mila abitazioni agli emigrati di ritorno, ma soprattutto basta parlare con la gente comune per capire che il caso Eritrea è in larga parte frutto della potente propaganda dell’Etiopia e dei suoi potenti alleati. La mancanza di alternanza democratica così come l’imposizione del servizio militare che tanto fanno gridare allo scandalo sono dovuti allo stato di guerra e in qualche modo anche alle arbitrarie sanzioni che le Nazioni Unite continuano ad imporre contro ogni logica.

Cosi come non vi è dubbio che la Presidenza di Isaias Afewerki abbia da un lato portato a risultati clamorosi per il paese (non si muore più di fame, scuole, università e sanità gratuita per tutti, acqua ed energia elettrica garantiti, aids debellato, infrastrutture create ex novo o riattivate) dall’altro assicurato stabilità ed evitato il sorgere di radicalizzazioni islamiche. Circostanze che ora dovrebbero cominciare a far guardare all’Eritrea come un paese capace di dare un contributo di stabilità all’intero Corno d’Africa. In questo scenario la nomina Unesco di Asmara patrimonio dell’umanità da un’ulteriore contributo e rilancia le prospettive di rinascita dell’Eritrea. “Asmara – ci ha detto l’ingegner Medhanie Teklemariam, coordinatore dell’Asmara Heritage Project – ha un patrimonio culturale che non ha paragoni in tutta l’Africa. Un patrimonio creato in larga parte da grandi architetti italiani che in tutti questi anni noi abbiamo saputo ben conservare lasciando inalterato l’impianto urbanistico originale. l’Unesco ora certifica e valorizza l’importanza di questa straordinaria eredità e così di fatto avvia l’Eritrea verso una nuova fase”. Ecco perché la cultura e la bellezza rappresentano la migliore chiave di pace per l’intera area.

Schwarzenegger operato al cuore

cms_8833/ArnoldSchwarzenegger_sorridente_fg.jpg“I’m back”. “Sono tornato”. Arnold Schwarzenegger, 70 anni, si è svegliato con una celeberrima battuta di ’Terminator 3’ dopo l’intervento a cui si è sottoposto per la sostituzione di una valvola cardiaca.

Rispetto alle prime indiscrezioni diffuse dal sito TMZ, che ha fatto riferimento ad un intervento d’urgenza a cuore aperto, il quadro appare decisamente meno allarmante in base alle informazioni che Daniel Ketchell, capo dello staff della casa di produzione di Schwarzenegger, ha affidato ad una nota pubblicata su Twitter.

“Ieri il governatore Schwarzenegger si è sottoposto ad un intervento programmato al Cedars-Sinai per la sostituzione di una valvola polmonare”, impiantata nel 1997. “Quella valvola non era concepita per essere permanente ed ha funzionato oltre le aspettative, quindi ieri” Schwarzenegger “ha deciso di sostituirla” ricorrendo ad una procedura “meno invasiva”, scrive Ketchell.

“Durante l’intervento, era presente e pronta un’equipe per un intervento a cuore aperto”, nel caso non fosse stato possibile procedere secondo i programmi. “La valvola polmonare è stata sostituita con successo, il governatore Schwarzenegger si sta riprendendo dall’operazione ed è in condizioni stabili. Ringraziamo l’intero staff medico per l’impegno instancabile”. Come spiega Ketchell in un altro tweet, Schwarzenegger è sveglio. Le prime parole che ha pronunciato coincidono con la battuta che spicca nel terzo film della saga Terminator: “I’m back”. “Sono tornato”.

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“In arrivo 60 mld di tasse in più”

cms_8833/Basta_tasse_cartello_manifestazione_taglio_fg.jpgIl nuovo governo deve disinnescare una mina fiscale da oltre 60 miliardi di euro. Nei prossimi tre anni sono in arrivo 30 miliardi in più di tasse che corrispondono all’aggravio Iva che farà salire il balzello sui consumi fino al 25% nel 2019-2020. E altri 30 miliardi saranno prelevati dalle tasche dei contribuenti grazie a una lunga lista di misure contenute nell’ultima Legge di Bilancio. E’ questo, secondo un’analisi del Centro studi di Unimpresa, il primo scoglio per la nuova maggioranza e per il prossimo esecutivo.

Si tratta di trappole fiscali, sostiene l’associazione, che faranno lievitare il gettito dello Stato: nella manovra approvata a fine 2017 sono contenute ben 27 voci, in qualche modo nascoste o comunque poco note, che portano complessivamente a far lievitare le entrate nelle casse dello Stato per complessivi 29,6 miliardi nel triennio 2018-2020. In totale, dunque, i contribuenti italiani, imprese e famiglie, dovranno pagare all’erario 60 miliardi in più.

“Cittadini e imprese, spremuti all’inverosimile, si preparano ad aprire il portafogli per sostenere i conti pubblici”, commenta il vicepresidente di Unimpresa, Claudio Pucci. “I contribuenti vengono chiamati a coprire i fallimenti dei governi che non sono riusciti a tagliare gli sprechi nel bilancio pubblico – aggiunge Pucci – e zavorrano i conti dello Stato; la Spending Review è stata una clamorosa barzelletta”.

Secondo Unimpresa, “il ragionamento trae fondamento dalle misure contenute nel provvedimento sui conti pubblici” che ha stabilito il rinvio dell’aumento dell’imposta sul valore aggiunto al 2019 e ha evitato, così, un incremento del carico fiscale a carico di famiglie e imprese, per il 2018, pari a 15,7 miliardi. Ma si tratta di mancati aumenti tributari e non di tagli. E comunque la stretta fiscale è solo rinviata: secondo i calcoli dell’associazione, nel 2019-2020 l’aumento delle aliquote Iva (quella ordinaria dal 22 al 25% e quella agevolata dal 10 all’11,5%) comporterà complessivamente un aumento del gettito tributario superiore a 30 miliardi di euro. Nel 2019, l’incremento sarà di 11,4 miliardi e nel 2020 di 19,1 miliardi per un totale di 30,5 miliardi. E poi ci sono le 27 trappole fiscali, grazie alle quali lo Stato incasserà 29,6 miliardi aggiuntivi, cifra che porta il totale della stangata a 60,1 miliardi.

Nel dettaglio, quest’anno il gettito tributario complessivo salirà di 11,7 miliardi, nel 2019 crescerà di 9,5 miliardi e nel 2020 aumenterà di 8,3 miliardi. Dalle misure sulla fatturazione elettronica derivano aumenti delle entrate per 202,2 milioni, 1,6 miliardi e 2,3 miliardi per un totale di 4,2 miliardi nel triennio. La stretta sulle frodi nel commercio degli oli minerali “vale” 272,3 milioni, 434,3 milioni e 387 milioni per complessivi 1,09 miliardi. La riduzione della soglia dei pagamenti della pubblica amministrazione a 5.000 euro frutta all’erario 145 milioni, 175 milioni e 175 milioni per complessivi 495 milioni.

Dai nuovi limiti alla compensazione automatica dei versamenti fiscali, continua Unimpresa, derivano 239 milioni l’anno per tutto il triennio, con un totale di 717 milioni. L’aumento dal 40 al 55% (per il 2018 e per il 2019) e al 70% (dal 2020) degli anticipi delle imposte sulle assicurazioni porteranno più entrate pari a 480 milioni nel 2018 e nel 2020 per 960 milioni complessivi. Il ridimensionamento del fondo per la riduzione della pressione fiscale vale 377,9 milioni per il 2018, 377,9 milioni per il 2019 e 507,9 milioni per il 2020 per un totale di 1,2 miliardi. Le nuove disposizioni in materia di giochi valgono in totale 421,2 milioni (rispettivamente 120 milioni 150,6 milioni e 150,6 milioni). Sono sei, in tutto, le voci che riguardano le detrazioni per spese relative alla ristrutturazione edilizia o alla riqualificazione energetica: un “pacchetto” che porta a un incremento di gettito, rispettivamente, per 145,3 milioni, 703,7 milioni e 4,3 milioni per un totale di 853,3 milioni.

I cosiddetti “effetti riflessi” derivanti dai rinnovi contrattuali e dalle nuove assunzioni portano a maggiori entrate per 1,02 miliardi, 1,08 miliardi e 1,1 miliardi per complessivi 3,2 miliardi. Il differimento al 2018 dell’entrate in vigore della nuova Iri (imposta sui redditi) “vale” 5,3 miliardi nel 2018, 1,4 miliardi nel 2019 e 23,2 miliardi nel 2020 per un totale di 6,8 miliardi in più di tasse. Altri 4,04 miliardi complessivi, nel triennio in esame, sono legati all’imposta sostitutiva sui redditi da partecipazione delle persone fisiche: 1,2 miliardi nel 2018, 1,4 miliardi nel 2019 e 1,4 miliardi nel 2020. Vi sono, poi, altre 11 voci, piccole misure e interventi vari, che comportano 5,4 miliardi aggiuntivi di entrate nel triennio: 2,1 miliardi nel 2018, 1,8 miliardi nel 2019 e 1,4 miliardi nel 2020, conclude l’associazione.

La ricetta Di Maio per abolire Equitalia

cms_8833/DiMaio_ilpost_afp.jpgAbolire il sistema Equitalia di nome e di fatto attraverso il fisco digitale. Lo spiega il leader M5S, Luigi Di Maio, in un post sul Blog delle Stelle. “Insieme alla riduzione della pressione fiscale, attraverso il dimezzamento dell’Irap e la riforma degli scaglioni Irpef, una delle nostre priorità -sottolinea- sarà semplificare il quadro fiscale investendo nella digitalizzazione e nell’accorpamento delle banche dati della Pa e tramite l’abolizione di meccanismi inefficienti come lo spesometro”.

“Le risorse sono in gran parte già state stanziate, come dimostrano i 5,7 miliardi di Agenda Digitale, ma vengono spese poco e male. La soluzione di sistema è il fisco digitale, con la fatturazione elettronica che andrà estesa, seppur progressivamente e con una adeguata sperimentazione, anche tra privati senza digitalizzare la burocrazia e garantendo la semplicità di utilizzo dello strumento non arrivando in ritardo come sempre negli ultimi anni”.

“I benefici -insiste il leader M5S- sarebbero immensi. Basti ricordare che decadrebbe l’obbligo della redazione e stampa cartacea dei registri IVA e anche l’odioso limite a 5.000 euro della compensazione tra crediti IVA e altri imposte e contributi, oggi legato al costoso intervento del ’visto’ da parte di un professionista”.

“Il meccanismo di compensazione tra crediti e debiti delle imprese verso la Pa -conclude Di Maio- sarebbe reso molto più lineare e la facilità di comunicazione tra fisco e contribuente consentirebbe all’Agenzia delle Entrate di sollecitare rapidamente il contribuente al pagamento prima di irrogare sanzioni e procedere al recupero coattivo delle somme. È l’unica via per abolire non solo di nome ma anche di fatto il folle sistema Equitalia”.

E’ morto Luigi De Filippo

cms_8833/defilippo7_fg.jpgE’ morto Luigi De Filippo. Attore, commediografo e regista, aveva 87 anni. Era figlio di Peppino e Adele Carloni.

Ultimo erede della celebre dinastia teatrale napoletana, De Filippo si è spento questa mattina nella sua casa di Roma. La camera ardente sarà allestita lunedì 2 aprile dalle 15 alle 21 al Teatro Parioli-Peppino De Filippo, del quale era direttore artistico. I funerali saranno celebrati martedì 3 aprile alle 11.30 nella Chiesa degli Artisti di Piazza del Popolo.

Proprio al Teatro Parioli è stato in scena fino al 14 gennaio scorso con ’Natale in casa Cupiello’, la famosa commedia scritta dallo zio Eduardo.

Nato a Napoli il 10 agosto 1930, Luigi De Filippo segue le orme del padre attore e drammaturgo, già allora come oggi simbolo della napoletanità e principale rappresentante, insieme al fratello Eduardo, di un modo di fare teatro che ha accompagnato, segnandola e rappresentandola, la storia del teatro italiano.

È proprio nella compagnia del padre che Luigi debutta nel 1951, e subito riscuote un successo personale. Da allora recita in tutta Italia, ma sono molte anche le tournée all’estero. Luigi sin da giovanissimo comprende l’importanza anche sociale del suo lavoro, e dal 1959 al 1969 insieme al padre si occupa della direzione artistica del Teatro Delle Arti di Roma.

Nel 1978, poi, dopo aver raggiunto la maturità artistica, fonda una sua compagnia di teatro, per aggiungere un nuovo importante tassello alla storia della sua famiglia. Subito pubblico e critica riconoscono il suo talento, la sincerità e la professionalità, e lo identificano tra i più autorevoli depositari della grande tradizione del teatro napoletano, eleggendolo a suo principale rappresentante contemporaneo.

Luigi De Filippo è autore di commedie di particolare successo. Le sue opere, fra cui ’La commedia del re buffone e del buffone re’, ’Storia strana su di una terrazza napoletana’, ’Buffo napoletano’, ’Come e perché crollò il Colosseo’, ’La fortuna di nascere a Napoli’, sono state più volte rappresentate sia in teatro che in televisione.

Nel 1989 al Festival delle Ville Vesuviane Luigi De Filippo presenta una sua personalissima interpretazione in lingua napoletana del ’Malato immaginario’ di Molière, e vince il Biglietto d’oro Agis come campione d’incassi, ripetendosi poi nel 1990. Con la sua compagnia, oltre ai testi di famiglia ha recitato, tra gli altri, anche Gogol e Pirandello.

Per parte del decennio successivo è direttore artistico del Teatro delle Muse di Roma, e nel 1999, insieme alla moglie Laura Tibaldi, costituisce la società ’I due della città del sole’, impegnandosi a produrre non solo i suoi spettacoli, ma anche opere di altri giovani attori e autori napoletani.

Nel corso della sua carriera, poi, Luigi ha fatto anche alcune incursioni in campi diversi da quello del teatro. Per la tv ha scritto vari testi: ’Peppino al balcone’, ’P come Peppino’, ’L’applauso di questo rispettabile pubblico’, ’Buona sera, con Peppino De Filippo’.

Inoltre, Luigi De Filippo ha scritto alcuni libri: ’Il suicida’, ’Lo sgarro’, ’Pulcinella amore mio!’, ’Il segreto di Pulcinella’, ’Buffo napoletano’, ’De Filippo & De Filippo’, ’Oje vita, Oje vita mia!’, ’La fortuna di nascere a Napoli’, e infine ’Un cuore in palcoscenico’, autobiografia edita da Mursia.

Luigi De Filippo è interprete di circa 50 film e di vari sceneggiati televisivi, e ha interpretato e diretto numerose commedie per la Rai. Nel 2001 ha festeggiato i suoi cinquanta anni di attività teatrale, ricevendo, fra gli altri riconoscimenti, il Premio Personalità Europea in Campidoglio. Il presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi nel 2005 lo ha insignito della onorificenza di Grande Ufficiale della Repubblica per particolari meriti artistici.

“Ricordo Luigi De Filippo, ultimo grande di una famiglia che ha fatto grande il nostro teatro – ha scritto su Twitter il presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni – Roma lo ringrazia anche per l’impegno di questi anni al Teatro Parioli”.

“Con la scomparsa di Luigi De Filippo il teatro italiano perde uno dei suoi maggiori autori e interpreti – il ricordo del ministro dei Beni culturali e del Turismo, Dario Franceschini – che con ironia e leggerezza ha caratterizzato il secondo Novecento del nostro palcoscenico, rinnovando la tradizione teatrale partenopea. Esponente di una famiglia che ha reso grande la tradizione scenica napoletana, De Filippo, nel corso della sua intensa carriera, è stato attore, regista e commediografo di successo. Sono vicino alla famiglia De Filippo in questo triste giorno per la cultura italiana”.

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1 Aprile 2018