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DARIO FO E’ MORTO: ADDIO AL GRANDE “GIULLARE”

Ho avuto una vita esagerata piena di soddisfazioni, incontri, successi. Quando credevo di essere all’angolo sbucava che il momento che attraversavo era proprio quello che serviva per smuovere gli interessi. Auguro a tutti una vita come la mia. Oddio, non a tutti: ai miei nemici no”. Una vita per l’arte: cinema, spettacolo, pittura, teatro.

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Una lunga carriera coronata nel 1997 dal Nobel per Letteratura. Si è spento a novant’anni in un ospedale del capoluogo lombardo. Nato a Sangiano (Varese) nel 1926, dopo una breve esperienza di soldato della Repubblica di Salò, nel dopoguerra si diploma all’Accademia di Belle Arti di Brera (Milano). È del 1952 la serie di suoi monologhi radiofonici intitolata Poer nano. Il 24 giugno 1954 sposò l’attrice e collega Franca Rame a Milano, nella basilica di Sant’Ambrogio. Poco dopo la coppia si trasferì a Roma. Qui il 31 marzo 1955 nacque il loro figlio Jacopo.

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E’ da Roma che, il gran “giullare”, ha iniziato a muovere i primi grandi passi, prima nella “radio” e in seguito nel cinema, TV e teatro. Ricordiamo: dal 1955 al 1958, lavorò come soggettista per il cinema. Nel 1956 scrisse e interpretò un varietà per la radio intitolato Non si vive di solo pane, nel 1962 Fo e la moglie, prepararono una serie di brevi pezzi per il varietà televisivo Canzonissima. La censura intervenne così spesso che abbandonarono la televisione in favore del teatro. Con atteggiamento critico verso quello che lui denominava “teatro borghese”, Fo recitava in luoghi alternativi quali piazze, case del popolo, fabbriche: luoghi dove egli poteva trovare un pubblico diverso da quello tipico dei teatri, un pubblico composto soprattutto dalle classi subalterne e che normalmente aveva meno opportunità di accesso agli spettacoli teatrali.

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Nel 1969 portò per la prima volta in scena, con grande successo, la “giullarata” Mistero buffo; egli, unico attore in scena, recitava una fantasiosa rielaborazione di testi antichi in grammelot (linguaggio teatrale che si rifà alle improvvisazioni giullaresche e alla Commedia dell’arte, è costituito da suoni che imitano il ritmo e l’intonazione di uno o più idiomi reali con intenti parodici), traendone una satira tanto divertente quanto affilata. Al 1970 risale Morte accidentale di un anarchico. Tra un palco e l’altro, Fo riesce a trovare anche il tempo per comporre musica: autore dei testi di molte canzoni (soprattutto per Enzo Jannacci), l’unica volta in tutta la sua carriera in cui Fo si è trovato nella hit parade dei 45 giri, è stata con la sigla del programma Il teatro di Dario Fo (sigla intitolata ironicamente “Ma che aspettate a batterci le mani?”). Anticlericale “sfegatato”, nel 1989 produce Il papa e la strega: lo scrisse durante il dibattito parlamentare sulla lotta alla droga e sulla necessità o meno di una riforma della legge n. 685 del 22 dicembre 1975 in senso maggiormente repressivo.

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Dopo il Nobel, nel 1999 Dario Fo è stato insignito della laurea honoris causa dall’Università di Wolverhampton (Inghilterra). Durante il Governo Berlusconi, torna all’impegno politico-civile e a subire la sciagura della censura: L’Anomalo Bicefalo, sospesa temporaneamente dalla trasmissione in TV, è una commedia, incentrata sulle vicende giudiziarie, politiche, economiche di Berlusconi, Fo impersona il premier che, persa la memoria in seguito ad un incidente, riesce a riacquistarla confessando la verità sulle proprie vicende. Nel 2005, è stato insignito della laurea honoris causa alla Sorbona di Parigi e alla Sapienza di Roma (prima di lui, Pirandello e De Filippo). Il 16 novembre 2007 presenta il film di Giulietto Chiesa Zero – Inchiesta sull’11 settembre, su presunte cospirazioni legate agli attentati dell’11 settembre 2001.

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Nel 2010 recita in una canzone del cantautore Luca Bussoletti. Si tratta di A solo un metro, un brano sulle mine antiuomo il cui ricavato è devoluto ad Amnesty International sezione italiana. Nel 2015 pubblica Un uomo bruciato vivo, scritto assieme a Florina Cazacu, figlia di Ion, un operaio rumeno bruciato vivo nel 2000 dal datore di lavoro, per aver chiesto di essere messo in regola. Insomma, una vita spesa non solo per se stesso; per il semplice gusto di vivere la ribalta fino in fondo. Una vita per l’arte, e soprattutto per l’ìimpegno politico e civile.

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Dario Fo è un personaggio controverso per molti e immenso per tanti altri. Un’artista eclettico, dalle mille sfaccettature che ha saputo conquistarsi il pubblico grazie a una satira inimitabile. Lui è il “giullare” che ogni Re, Imperatore e potente, in maniera odiosa avrebbe voluto avere a corte. Addio Maestro!

Data:

13 Ottobre 2016