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Dazi Usa, via libera Wto. Ue: “Reagiremo”

Dazi Usa, via libera Wto. Ue: “Reagiremo”

Gli Stati Uniti potranno imporre dazi annui per 7,5 miliardi di dollari sulle importazioni dell’Ue. Lo ha annunciato l’Organizzazione Mondiale del Commercio (Wto) chiudendo la controversia aperta dai sussidi europei – giudicati illegali – al costruttore aereo Airbus. Si tratta della contromisura più ’pesante’ mai imposta dall’organizzazione in una querelle commerciale.

Ora Washington – che ha chiesto al Wto un risarcimento pari a 11,2 miliardi di dollari e ha contestato la legittimità degli aiuti pubblici concessi da Bruxelles – potrebbe colpire una serie di prodotti tecnologici (aerei e componentistica realizzati nei quattro Paesi del consorzio Airbus: Regno Unito, Francia, Germania e Spagna) ma anche prodotti alimentari e beni di lusso. Un comparto questo che tocca anche esportazioni italiane, sebbene il nostro Paese non faccia parte del consorzio. Alla mossa degli Usa, comunque, l’Unione europea – che a sua volta contesta i sussidi a Boeing – dovrebbe rispondere con propri dazi, anche se il Wto non ha ancora definito l’ammontare della eventuale compensazione.

TRUMP – “Questa è una grande vittoria per gli Stati Uniti” ha detto Donald Trump in occasione di un incontro alla Casa Bianca con il collega finlandese Sauli Ninisto. Il presidente americano ha poi rivendicato il merito della vittoria, nonostante si tratti di un caso avviato 15 anni fa.

UE – L’Unione europea resta “pronta a trovare un accordo equo” sulla disputa che vede opposti da anni Usa e Ue sui sussidi concessi alla Boeing e alla Airbus, rispettivamente. “Ma se gli Usa decideranno di imporre contromisure autorizzate dalla Wto”, ciò “spingerà l’Ue in una situazione nella quale non avremo altra scelta che fare la stessa cosa” dice la commissaria europea al Commercio, Cecilia Malmstroem, ricordando anche che “nel caso Boeing, che è parallelo, all’Ue nel giro di pochi mesi verrà ugualmente concesso il diritto di imporre contromisure nei confronti degli Usa, come risultato del persistente mancato adeguamento alle regole della Wto. Una lista preliminare di prodotti che può essere considerata per le contromisure è stata pubblicata in aprile. La reciproca imposizione di contromisure comunque – conclude – non farà altro che danneggiare le imprese e i cittadini su entrambe le sponde dell’Atlantico, provocando danni al commercio globale e all’industria aeronautica in un periodo delicato”.

Brexit, Johnson: “Via in ogni caso da Ue il 31 ottobre”

La Gran Bretagna ha presentato “proposte ragionevoli e costruttive” di accordo all’Ue, ma uscirà comunque dall’Unione europea il 31 ottobre -ultimo termine per la Brexit- “accada quel che accada”. Lo ha dichiarato il primo ministro britannico Boris Johnson alla conferenza dei conservatori a Manchester. “Se non riusciremo ad avere un accordo… che non ci siano dubbi, l’alternativa è il no deal”, ha ribadito Johnson. “E’ una eventualità alla quale siamo pronti”, ha assicurato.

Johnson ha dichiarato che la sua offerta comprende “compromessi” da parte britannica, auspicando che Bruxelles lo capisca e faccia altrettanto. La proposta che dovrebbe sostituire la controversa clausola di ’backstop’ sul confine irlandese, verrà resa nota in giornata. Ma intanto Johnson ha assicurato ai delegati del partito conservatore che “in nessuna circostanza” vi saranno controlli al confine irlandese o nelle sue vicinanze, e che la proposta rispetta pienamente gli accordi di pace del Venerdì santo. Ci sarà anche, ha dichiarato, “un processo di consenso democratico da rinnovare” presso l’Assemblea nordirlandese di Stormont sul procedere dei rapporti con l’Ue. Johnson è poi tornato sul suo pallino dell’uso di soluzioni tecnologiche per evitare un confine “duro”. Non voglio, ha detto, che un accordo diventi impossibile “a causa di quella che è essenzialmente una discussione tecnica sulla natura dei futuri controlli doganali, quando la tecnologia non fa che migliorare”.
Secondo Johnson, l’offerta del suo governo punta a “proteggere i regolamenti esistenti per i contadini e altre imprese dalle due parti del confine”, permettendo allo stesso tempo “all’intero” Regno Unito di ritirarsi dall’Ue “mantenendo fin dall’inizio il controllo sulla propria politica commerciale”.

Il capo negoziatore dell’Ue per la Brexit Michel Barnier, spiega la portavoce capo della Commissione europea Mina Andreeva al termine della riunione settimanale dei commissari europei, “ha informato il collegio dei commissari riguardo al ritiro del Regno Unito dall’Ue. Il presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker avrà una telefonata con il primo ministro britannico Boris Johnson. Questo pomeriggio ci saranno discussioni a livello tecnico, con David Frost e con il team britannico”. “Apprendiamo anche – prosegue la portavoce – che riceveremo un testo dal Regno Unito nella giornata di oggi e, una volta che l’avremo ricevuto, lo esamineremo con oggettività, alla luce dei criteri ben noti. Ascolteremo molto attentamente il Regno Unito. L’Ue vuole un accordo: pensiamo che un ritiro ordinato sia di gran lunga preferibile ad uno scenario senza accordo. Per avere un accordo”, la proposta deve contenere “una soluzione giuridicamente operativa che soddisfi tutti gli obiettivi del backstop: impedire il risorgere di un confine fisico, preservare la cooperazione nord-sud e la all-island economy, proteggere il mercato unico e il posto che l’Irlanda ha nello stesso”.

Il premier britannico Boris Johnson chiederà una nuova sospensione del Parlamento dall’8 ottobre prossimo, prima del discorso della Regina che è previsto il 14. Lo ha confermato Downing Street in una nota, nella quale si ricorda che il primo ministro “ha con coerenza chiarito che vuole che sia fissato un nuovo programma legislativo nel discorso della regina e dunque intende chiedere che l’attuale sessione del Parlamento (ripresa il 25 settembre scorso dopo che la Corte suprema l’aveva definita illegale, ndr) sia sospesa dalla sera dell’8 ottobre fino al discorso della regina il 14”. Nella nota si precisa che il Parlamento “sarà sospeso per il minor tempo possibile per rendere possibili tutti i necessari preparativi logistici” in vista dell’appuntamento che segna tradizionalmente l’avvio della nuova sessione parlamentare.

Prove di pace per il Donbass, accordo per elezioni e poi autonomia

Raggiunto un nuovo accordo sull’Ucraina dopo le intese, mai attuate, del 2015. I negoziatori riuniti ieri a Minsk – rappresentanti dei separatisti filo russi, Russia, Ucraina e mediatori dell’Osce – hanno accolto il cosiddetto “Piano Steinmeier” che prevede elezioni nelle regioni indipendentiste di Donetsk e Luhansk organizzate da Kiev, con legge e costituzione ucraina dopo la ripresa del controllo, da parte di Kiev, dei 400 chilometri di confine fra il Donbass e la Russia e del territorio delle due regioni (è il ritiro tuttavia il punto su cui vi è meno chiarezza e maggiore ambiguità). Una volta che l’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa dichiarerà che le elezioni si saranno svolte in modo equo e libero, Kiev concederà l’autonomia alle regioni di Donetsk e Luhansk, secondo quanto previsto dalla legge sullo status speciale (ne sarà definita una nuova, secondo l’Ucraina).

Prima del voto, ha assicurato il presidente ucraino Volodymir Zelensky, Ucraina e Russia completeranno lo scambio dei prigionieri (lo scorso sette settembre, 35 detenuti ucraini in Russia erano tornati in Ucraina e viceversa). Dal sette ottobre, i due paesi si sono impegnati iniziare il ritiro delle loro forze e armi da due zone del Donbass, il villaggio di Petrivske e la cittadina di Zolote, lungo la linea di contatto, ha reso noto l’ambasciatore Martin Sajdik, inviato dell’Osce per l’Ucraina, per cui la prossima riunione del Gruppo di contatto è stata fissata per il 15 di questo mese. Lo scorso giugno è stato effettuato il ritiro di forze e armi dalla zona di Stanytsya Luhanska, uno dei sei varchi lungo il fronte di 450 chilometri.

L’accordo preliminare raggiunto ieri – contestato da ultra nazionalisti scesi in piazza a Kiev – apre la strada a un vertice dei leader di Francia, Germania, Russia e Ucraina (il cosiddetto ’formato Normandia’), che la Russia ha condizionato all’accettazione, da parte dell’Ucraina, del piano Steinmeier. Piano proposto dall’allora ministro degli esteri tedesco, ora presidente, Frank Walter Steinmeier. L’ultimo vertice a quattro sull’Ucraina si era svolto nell’ottobre del 2016.

“Se si organizzano elezioni con la legge ucraina, il confine deve essere ’nostro’. Non si possono organizzare elezioni se nelle regioni contese rimangono ’forze’ di qualsiasi natura”, ha dichiarato ieri il presidente dell’Ucraina, Volodymir Zelensky, riferendosi al confine fra Ucraina e Russia all’altezza delle autoproclamate repubbliche autonome.

La legge sull’autonomia, ha aggiunto, verrà definita “in stretta cooperazione e consultazione con la società civile. Non saranno superate linee rosse di alcun genere. Non ci possono essere e non ci saranno elezioni con la pistola puntata alla tempia, non stiamo parlando di capitolazione”, ha assicurato Zelensky, per cui “con il lavoro fatto (a Minsk ieri, ndr), sono stati rimossi gli ultimi ostacoli per il vertice in formato Normandia, la cui data sarà fissata a breve”.

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3 Ottobre 2019