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Ddl anticorruzione, Lega: “Così non va”

Ddl anticorruzione, Lega: “Così non va”

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Tensione tra Lega e Movimento 5 Stelle sul ddl anticorruzione, attualmente al vaglio delle Commissioni Affari Costituzionali e Giustizia di Montecitorio. A scatenare l’ira del Carroccio è stato il dietrofront dei grillini sulla scelta di elevare la soglia di denaro che obbliga i partiti a rendere pubblici i nomi dei finanziatori.

“Con i 5 Stelle avevamo raggiunto un accordo, ieri sera, per alzare l’asticella da 500 a 2mila euro. Ma oggi si son tirati indietro. Non si sta in maggioranza così…”, si sfoga con l’Adnkronos Igor Iezzi, capogruppo leghista in Commissione Affari Costituzionali. Il riferimento è al’emendamento – firmato dai relatori grillini Businarolo e Forciniti – all’articolo 7 del disegno di legge contenente “norme in materia di trasparenza e controllo dei partiti e movimenti politici”.

Salta, inoltre, la norma battezzata ’salva-Casaleggio’. Ieri le Commissioni hanno approvato l’emendamento della Lega che sopprime la norma secondo cui “un partito o movimento politico può essere collegato ad una sola fondazione o ad una associazione o a un comitato”.

Di Maio: “Salvini crea tensioni”

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Luigi Di Maio replica ancora a distanza a Matteo Salvini sullo scontro in merito agli inceneritori. “A me dispiace – dice – che Salvini abbia deciso di lanciarsi in questa polemica e di creare tensioni nel governo. Sono veramente dispiaciuto di questa polemica – aggiunge – che, tra l’altro, si fonda sul tema degli inceneritori che, non essendo nel contratto di governo, non si pone”. “Abbiamo già abbastanza nemici per crearci tensioni tra di noi“, evidenzia Di Maio.

“Io credo che abbiamo un problema complessivo di impatto sull’ambiente, sicuramente – sottolinea – sappiamo benissimo che quando si è scritto il contratto di governo non mi pare che nessuna delle due forze politiche abbia insistito per mettere gli inceneritori nel contratto, anzi io ero anche rincuorato dal fatto che Matteo Salvini è stato dietro gli striscioni ‘no inceneritori’ in molte parti d’Italia”. Il ministro del Lavoro ricorda poi che il ministro dell’Ambiente è Sergio Costa, “il generale dei carabinieri che con le sue indagini ha scoperto la Terra dei fuochi. Conosce la Campania, è campano, conosce la camorra e tutto il ciclo dei rifiuti campano. Quindi affidiamoci anche al ministro dell’Ambiente”, conclude.

La polemica tra Salvini e Di Maio è scoppiata dopo che il leader leghista, ieri a Napoli, ha sostenuto come sia necessaria la presenza di un termovalorizzatore per ogni provincia della Campania. Dichiarazioni che hanno provocato la reazione del capo politico 5S che ha sottolineato, tra l’altro, come gli inceneritori non c’entrino “una beneamata ceppa” con la Terra dei fuochi. Salvini però oggi rilancia: “Non c’è nel contratto? Vallo a spiegare ai bambini che si respirano la merda”.

Oggi sulla questione è intervenuto anche il presidente della Camera Roberto Fico stroncando ogni ipotesi di un termovalorizzatore in Campania. “In questa regione vi assicuro – ha sottolineato -, non si farà neanche un inceneritore in più, ma molti più impianti di compostaggio, raccolta differenziata e impianti di trattamento meccanico manuale”. Il caso inceneritori è tutt’altro che chiuso.

Il puzzle delle candidature Pd

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Marco Minniti dovrebbe sciogliere la riserva dopo l’assemblea di sabato. Stessa tempistica per Maurizio Martina. Va definendosi il quadro delle candidature al congresso ed insieme la mappa degli schieramenti dem. Con la frammentazione della maggioranza renziana che ha retto il Pd in questi anni tra Nicola Zingaretti (Paolo Gentiloni e Dario Franceschini con la sua Areadem), Minniti (Luca Lotti e Lorenzo Guerini) e Martina (Delrio e Orfini). Del resto il leader della “non corrente”, Matteo Renzi, a Salsomaggiore ha lasciato intendere un suo disimpegno rispetto al congresso. “Il mondo non inizia e non finisce con questo congresso. Non mi interessa battere Zingaretti ma sconfiggere la barbarie di M5S e Lega”. L’ex premier si è tirato fuori. E il sostegno corale a Minniti che doveva arrivare da Salsomaggiore non c’è stato.

Una parte dei big renziani, però, ha deciso di non seguire la linea dell’ex premier. Lotti, Guerini come Antonello Giacomelli ed altri sono al lavoro sulla candidatura Minniti, nel territorio e nei gruppi parlamentari. “Il Pd è casa mia”, ha detto Guerini a Salsomaggiore dopo che dal palco diversi hanno evocato l’ipotesi di prendere un’altra strada. Lo hanno fatto Ettore Rosato, Roberto Giachetti, Sandro Gozi.

Altri big della maggioranza renziana, come Delrio e Orfini, si impegneranno al congresso ma per Martina se il segretario uscente sarà candidato. Martina potrebbe contare anche sull’appoggio di Gianni Cuperlo e Debora Serracchiani. Dicono che anche Piero Fassino si sarebbe impegnato volentieri per Martina, ma alla fine ha seguito la linea di Areadem e con Franceschini sosterrà Zingaretti. Il governatore del Lazio avrà anche l’appoggio dell’area di Andrea Orlando.

Restano tutti in campo, al momento, anche gli altri candidati: Francesco Boccia, Cesare Damiano, Dario Corallo e Matteo Richetti che nei giorni scorsi ha ribadito l’intenzione di correre e smentito le voci su un suo passo indietro. E lo ha ripetuto anche oggi a Il Foglio non nascondendo “l’amarezza nel sentire” Gentiloni “andare in Tv e dire che in campo c’è solo Zingaretti e che siamo in attesa di Minniti o Martina. Io sono in campo, anche se capisco che non possa piacere al ceto politico del Pd, che si sta approcciando al Congresso non in termini di dibattito ma in termini di puro riposizionamento politico. Gentiloni e Franceschini che vanno su Zingaretti, Guerini e Lotti su Minniti”.

Richetti ha anche lanciato una sua proposta, per andare “oltre il Pd”: “Un grande movimento, i Democratici, che parta dall’esperienza del Pd e allarghi il proprio campo a Emma Bonino e a Rossella Muroni. Se guidassi io il Pd, mi presenterei così alle prossime Europee, avendo Carlo Calenda come frontman delle liste”. Le elezioni europee saranno il primo grande appuntamento elettorale per il nuovo segretario e se le primarie dovessero tenersi il 3 marzo, sarebbero un impegno davvero molto ravvicinato per il neoeletto leader dem. Tanto che diversi, ieri lo ha sottolineato anche Pier Luigi Castagnetti, auspicano tempi più stretti per il congresso Pd.

Travaglio condannato, Renzi: “Dovrà pagare altri 50mila euro”

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Arriva un’altra condanna per Marco Travaglio. A darne notizia è Matteo Renzi su Facebook. “Nella seconda causa Tiziano Renzi contro Marco Travaglio, il direttore del Fatto Quotidiano è stato nuovamente condannato, stavolta per un intervento televisivo”, scrive l’ex segretario del Pd su Facebook.

“Travaglio condannato due volte nel giro di un mese, insomma: dovrà pagare altri 50.000€. Sono ovviamente contento per mio padre, ben difeso dall’avvocato Luca Mirco – prosegue il senatore del Pd -. Ma soprattutto vorrei condividere con voi un pensiero: bisogna sopportare le ingiustizie, le falsità, le diffamazioni. Perché la verità prima o poi arriva. Il tempo è galantuomo. Ci sono dei giudici in Italia, bisogna solo saper aspettare”.

“E verrà presto il tempo in cui la serietà tornerà di moda. Ci hanno rovesciato un mare di fango addosso. Nessun risarcimento ci ridarà ciò che abbiamo sofferto ma la verità è più forte delle menzogne. Adesso sono solo curioso di vedere come i Tg daranno la notizia”, conclude Renzi.

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17 Novembre 2018