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De Ficchy:” Palamara solo colleghi,lo stavo indagando” (Altre News)

Caos procure, De Ficchy: “Con Palamara solo colleghi, non mi amava, lo stavo indagando”

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Il rapporto con Luca Palamara? “E’ il rapporto con un collega che, fino a prova contraria, è stato anche presidente dell’Anm e aveva relazioni con tantissime persone. Certamente non un’amicizia, dunque, ma un rapporto di colleganza analogo a quelli che Palamara aveva con tantissimi altri. Rapporto che ovviamente è finito nel momento in cui ho saputo che si sarebbe dovuto indagare su di lui”. A parlare all’Adnkronos è l’ex procuratore capo di Perugia, ora in pensione, Luigi De Ficchy.

Secondo una delle intercettazioni dell’inchiesta che proprio la procura allora diretta da De Ficchy ha avviato su Palamara (riportata da ’la Verità’), l’ex numero uno di Unicost definì “telecomandato” l’ex procuratore per via del rapporto che lo legava a Fabrizio Centofanti (che, prima di essere indagato a Perugia per la corruzione di Palamara era già finito in un’inchiesta a Roma) e altre persone coinvolte in indagini romane, come il commercialista Maurizio Sinigagliesi. De Ficchy nega con decisione: “Io che rapporti avevo con Centofanti? Era amico di Palamara, mica era amico mio. Lo conoscevo solo perché sono andato a due convegni che ha organizzato. Ma certo non ho mai fatto pressioni per lui. Anzi – dice De Ficchy riferendosi a Palamara – era lui che era interessato a Centofanti. Tra l’altro, Centofanti è indagato a Perugia con Palamara, quindi…”.

Quanto a Sinigagliesi, “certo, lo conoscevo, era il mio commercialista, e allora? Il punto non è questo, il punto è che De Ficchy, inteso come la procura di Perugia, è quello che fa il procedimento a Palamara… E’ chiaro, lui magari chissà cosa si aspettava, di essere archiviato immediatamente… Sa che è arrivata un’informativa a Perugia, e lo sa non certo da Perugia. E ovviamente da quel momento i rapporti cambiano, perché lui magari si aspetta che questa cosa venga chiusa tout court, e invece non viene chiusa, si fa un’indagine”. “Qualunque cosa dicesse Palamara in quel momento – argomenta l’ex procuratore – lo diceva in un momento in cui non era sereno perché sapeva dell’indagine di Perugia… è chiaro allora che non amasse il procuratore”.

Peraltro, aggiunge De Ficchy, “l’intercettazione in cui Palamara mi definisce telecomandato è del 16 maggio 2018: lui parla con Fava perché? Perché io mando al Csm le conversazioni aventi una valenza deontologica dal punto di vista dell’azione disciplinare nei giorni precedenti, per cui lui il 16 è già a conoscenza che c’è questa indagine per corruzione a Perugia nei suoi confronti. E’ ovvio non fosse sereno nei miei confronti”. E poi, aggiunge, “su quale base io sarei telecomandato? Palamara non lo dice via sms e nell’interrogatorio”.

De Ficchy non ci sta a sentire parlare di “pesca a strascico”: “Qualcuno ci ha contestato di aver mandato intercettazioni ’selezionate’ al Csm per danneggiare la candidatura di Viola a Roma come successore di Pignatone. Niente di più falso: vennero inviate ai titolari dell’azione disciplinare le copie delle intercettazioni ambientali che avevano un valore deontologico. Punto. Quanto alle altre, sono venute fuori dopo, con il sequestro del telefono di Palamara, il 30 maggio 2019. E io, peraltro, sono andato in pensione due giorni dopo, il 1 giugno”.

“Dunque, – ricostruisce De Ficchy – il 30 maggio viene sequestrato il cellulare di Palamara, poi c’è voluto il tempo perché venissero estratte le chat, chat che sono state depositate solo adesso con il deposito degli atti perché non c’era motivo di farlo prima. E’ evidente quindi – rimarca l’ex procuratore di Perugia che non c’era motivo né possibilità di fare ’pesca a strascico’ a favore dell’una o dell’altra parte, cosa che peraltro ritengo offensiva per chi, come me, ha lavorato lì e per i colleghi bravissimi che stanno portando avanti l’inchiesta a Perugia”.

“Ripeto: non è giusto che venga fuori che questa indagine è stata fatta a favore di qualcuno e contro qualche altro. D’altra parte, io che ne potevo sapere che sarebbe venuto fuori tutto questo? Certo, era un mondo che ben conoscevo e non è che mi abbia sorpreso più di tanto… Però noi intendevamo solo approfondire la fondatezza dell’ipotesi di corruzione nei confronti Palamara e non è giusto dire altrimenti”.

Riapertura tra regioni a rischio?

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Dopo la possibilità di spostarsi liberamente entro la propria regione senza autocertificazione, gli italiani aspettano di potersi muovere anche tra una regione e l’altra. La data fissata per questo nuovo step è il 3 giugno. Ma perché ciò accada devono essere soddisfatte determinate condizioni.

“Per prendere una decisione si dovrà fare i conti con l’andamento della curva dei contagi con gli indici che vengono ogni giorno prodotti, studiati e riferiti da Roma, noi mandiamo tutti i giorni tanti dati. Io mi auguro che il 3 giugno si possa riaprire tutti quanti, vorrebbe dire che la situazione è sotto controllo e non ci sono situazioni complicate o meno complicate. Io non sono un veggente e quindi non so cosa accadrà da 3 giugno in poi”. Lo ha affermato Stefano Bonaccini, presidente della Regione Emilia Romagna e presidente della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome intervenuto alla trasmissione ’Agorà’ su Rai3.

A frenare in un’intervista a ’La Stampa’ Francesco Boccia che avverte: “Per lo ’sblocco’ della mobilità tra Regioni, faremo le nostre valutazioni: non è detto, ma potrebbe diventare inevitabile prendere tutto il tempo che serve”. E ha aggiunto che “non dobbiamo dimenticare che siamo ancora dentro il Covid 19 e dunque chi alimenta una movida sta tradendo i sacrifici fatti da di milioni di italiani”.

Secondo il ministro agli Affari regionali, “era prevedibile, in qualche modo, che dopo due mesi di Paese chiuso, la gente uscisse e si mettesse, non solo metaforicamente, a correre. Basta guardare in questi giorni i bambini, io penso a mia figlia, che corrono all’impazzata, senza una meta, con una gran voglia di libertà, ad abbracciare la natura e si spera presto anche gli amici. Cosa ben diversa sono gli assembramenti di alcune movide”. Che fanno correre il rischio di rimandare la fase 3, “tra l’altro coloro che trasgrediscono le regole di convivenza, tradiscono i sacrifici che loro stessi hanno fatto. Per non parlare degli operatori sanitari, o degli italiani che non ci sono più. Che senso ha bruciare tutto per una notte da movida? Sinora abbiamo usato il metodo del buon padre di famiglia, un po’ di bastone e un po’ di carota: ha funzionato. Ma attenti ad un eccessivo allarmismo: stiamo parlando di una minoranza”.

Più ottimista era apparso ieri il viceministro della Salute Pierpaolo Sileri: “Non credo che debba esserci in questo momento, e sono sicuro che nei prossimi giorni anche qui la riserva verrà sciolta, il blocco da Regione a Regione. Non vedo dai numeri che abbiamo delle Regioni che hanno dei rischi particolari. Dobbiamo dividere l’Italia in due parti principali, c’è la Lombardia che è un caso a parte, perché li è avvenuto un vero tsunami, e le altre regioni dove il virus non è arrivato e che quindi devono essere preservate da focolai che possono partire e andare, diciamo da sé, contagiando molte persone. Dai dati io mi aspettavo qualcosa di peggio, quindi, a dire il vero sono molto ottimista. Credo che andando avanti così torneremo a una vita normale, con nuove regole, ma verso il normale”.

App ’Immuni’ pronta tra 10-15 giorni

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La app Immuni “sarà disponibile tra 10-15 giorni, per i primi di giugno”. Lo ha detto Pierpaolo Sileri, viceministro della Salute, a 24Mattino di Simone Spetia e Maria Latella su Radio 24. “L’app immuni rientra in una riorganizzazione della medicina territoriale e della medicina preventiva, è un tracing importantissimo e quando sarà attivo darà ulteriori informazioni su tracciamento e diffusione della malattia”, ha spiegato Sileri.

Della app per il contact tracing scelta dal governo italiano per tracciare i contagi da coronavirus in Italia ha parlato stamattina il presidente dell’Autorità garante per la protezione dei dati personali Antonello Soro nel corso dell’audizione in Commissione parlamentare per la semplificazione della Camera in merito all’indagine conoscitiva in materia di semplificazione dell’accesso dei cittadini ai servizi erogati dal Servizio sanitario nazionale. “In queste ore sta per arrivare al Garante la documentazione relativa alla valutazione di impatto sulla privacy che il Ministero della Salute ha fatto sulla app Immuni e su cui dovremo dare parere conclusivo. Allo stato – ha spiegato Soro – la norma che il governo ha inviato al Parlamento risponde alla richieste che avevamo fatto sulla scelta volontaria. Non è prevista, inoltre, la geolocalizzazione che è un altro elemento che avevamo sconsigliato anche perché è meno efficace. Una serie di interlocuzioni avvenute in queste settimane dovrebbero essere servite a rimuovere i dubbi e dovrebbero consentirci di poter consigliare agli italiani di scaricare l’app”.

A quanto si apprende, è intanto finita la videoconferenza tra il ministro per gli Affari regionali e le Autonomie Francesco Boccia, il ministro per l’Innovazione tecnologica Paola Pisano, le regioni e gli enti locali convocata per un aggiornamento sulla app Immuni. Al via la sperimentazione che partirà in Abruzzo, Puglia e Liguria.

Virologo Clementi: “Assistenti civici? Non servono spioni ma cautela”

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“Invece di mandare gli spioni in giro, sarebbe più intelligente parlare ai giovani con chiarezza: serve ancora un mese di cautela ed vanno evitati assembramenti che possono essere rischiosi”. Così all’Adnkronos Salute Massimo Clementi, ordinario di Microbiologia e virologia all’università Vita-Salute San Raffaele di Milano, direttore del Laboratorio di Microbiologia e virologia dell’Irccs ospedale San Raffaele, commenta l’ipotesi di istituire una nuova figura, l’assistente civico, per vigilare sul rispetto del distanziamento.

“Un mese in cui si può essere più liberi ma avere anche pazienza – aggiunge – con comportamenti meno aggressivi rispetto a quelli che si sono visti nell’ultimo weekend. Da 30 anni sono in mezzo ai giovani e non mi sembra che siano così distratti da non capire il pericolo che corrono. Basta parlare loro con chiarezza – conclude – senza illuderli che tutto sia finito e il pericolo di contagi sfumato”.

Roma, aereo biposto cade nel Tevere: un passeggero disperso

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Un aereo biposto è precipitato nel Tevere a Roma, all’altezza dell’aeroporto dell’Urbe. Sul posto è intervenuta la polizia con vari mezzi. Una persona è stata tratta in salvo mentre un’altra persona risulta dispersa.

Proseguono le ricerche da parte di polizia e vigili del fuoco. Salvo l’istruttore di volo, trasportato in elicottero in ospedale in codice rosso ma non in pericolo di vita, mentre è ancora disperso l’allievo passeggero. Sul posto stanno intervenendo anche i vigili del fuoco con il nucleo sommozzatori e un elicottero.

L’Agenzia nazionale per la sicurezza del volo (Ansv) ha aperto l’inchiesta di sicurezza di competenza sull’incidente. Il velivolo è un aeromobile DA20 marche di identificazione I-DADL. L’Ansv ha inviato un proprio investigatore sul posto.

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26 Maggio 2020