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De Luca: “Reggiamo bene”. Arriva l’esercito (Altre News)

Focolaio Campania, De Luca: “Reggiamo bene”. Arriva l’esercito

“Su Mondragone abbiamo come sempre reagito in tempi immediati non appena abbiamo avuto notizia del contagio di una donna di nazionalità bulgara, abbiamo messo in quarantena le palazzine e abbiamo mobilitato le forze dell’ordine perché ci fosse un controllo rigoroso sulle persone messe in quarantena”. Lo ha detto il presidente della Regione Campania Vincenzo De Luca, interpellato dai cronisti sul focolaio di coronavirus che si è generato nell’area dei Palazzi Cirio di Mondragone (Caserta).

“Questa mattina ho avuto un colloquio con il ministro dell’Interno Luciana Lamorgese in relazione alla zona rossa istituita negli ex palazzi Cirio. Ho chiesto – fa sapere il governatore campano – l’invio urgente di un centinaio di uomini delle forze dell’ordine per garantire il controllo rigoroso del territorio. Il ministro ha annunciato l’arrivo di un contingente dell’Esercito”.

“Stiamo facendo come sempre un lavoro rigoroso e impegnativo per isolare i contagi”, ha aggiunto De Luca sottolineando che “sono contagi arrivati in italia dalla Bulgaria o da altre parti del mondo, ma come sempre noi siamo impegnati a garantire la serenità delle nostre famiglie. Credo che faremo nelle prossime settimane anche un lavoro a tappeto sugli stagionali che vanno a lavorare nelle campagne, soprattutto nei due mesi di luglio e agosto. Mi pare che stiamo reggendo bene e stiamo dando tranquillità sanitaria e non solo alle nostre comunità”, ha concluso De Luca.

“Il caso Mondragone si aggrava: decine di positivi, quattro contagiati hanno fatto perdere le proprie tracce, cresce la tensione tra gli italiani e la comunità bulgara e addirittura le tv nazionali seguono il caso”, le parole pronunciate in precedenza da Matteo Salvini, protagonista da giorni di ripetuti botta e risposta con il governatore campano. “De Luca, così pronto a insultare la Lega, tace. Amici napoletani – aveva aggiunto Salvini – mi segnalano una bella espressione: ’Nu piatt vacant’. Tante scene, a partire dalle sparate sul lanciafiamme, ma alla prova dei fatti il piatto è vuoto. Da De Luca tante parole ma zero fatti”.

Dalle file della Lega, anche le parole del consigliere campano Gianpiero Zinzi. “Quanto sto sta accadendo a Mondragone con la rivolta in strada dei bulgari è la dimostrazione che alcune comunità sono state autorizzate ad essere fuorilegge”, ha detto. “Avevamo avvertito De Luca – ha ricordato Zinzi – del fatto che gli stranieri che sarebbero stati impegnati a lavorare nelle campagne in estate dovevano essere controllati. Venimmo tacciati di razzismo e di non aver capito le parole del governatore. Adesso, a distanza di due mesi, ci troviamo di fronte ad un focolaio con la comunità bulgara in strada e i mondragonesi chiusi in casa. Ora De Luca non prende più il lanciafiamme?”.

Focolaio Bologna, “54 positivi alla Bartolini e una decina in altri magazzini”

“A oggi i casi di positività alla Bartolini di Bologna (che ora si chiama Brt) sono 54, ma ci sono un’altra decina di positivi in altri magazzini della logistica tra l’Interporto e Calderara di Reno”. Lo afferma Tiziano Loreti di Si Cobas, parlando all’AdnKronos, rispetto alla situazione del focolaio individuato all’interno dell’azienda di consegne Bartolini di Bologna, in zona Roveri, che ha fatto alzare di colpo il numero di contagiati nel Capoluogo.

Ai 54 casi già individuati, secondo i dati di Si Cobas, per la maggior parte asintomatici, si sommerebbero un’altra decina di casi rilevati nei magazzini logistici di altre aziende del Bolognese.

“Siamo molto preoccupati – spiega Loreti – la situazione sta peggiorando. Alla Brt siamo passati, in quattro o cinque giorni, da 12 a 54 casi, e anche quelli rilevati negli altri magazzini riguardano gli ultimi giorni”.

“All’ inizio della pandemia – racconta ancora Loreti – siamo riusciti a ottenere protocolli di sicurezza con le aziende per la tutela dei lavoratori, ma con Brt abbiamo faticato di più. La sicurezza non è una materia da trattare con leggerezza in un momento simile “.

Ora il magazzino della Brt è chiuso e la situazione è monitorata da vicino da Ausl e Comune. “Ma stiamo sollecitando i lavoratori a verificare quali sono le condizioni in tutti i magazzini – spiega Loreti -, dove convivono centinaia di lavoratori”.

Migranti, sbarchi a raffica a Lampedusa

Sbarchi a raffica a Lampedusa, nell’Agrigentino, dove gli uomini della Guardia di finanza e della Capitaneria di porto lavorano ininterrottamente e in stretta sinergia ormai da 48 ore. Gli ultimi approdi in ordine di tempo sono avvenuti stamani: si tratta di un gruppo di 48 uomini, algerini, bengalesi e sudanesi, e di un altro di 5, tutti tunisini, soccorsi dalle motovedette a sud della più grande delle Pelagie. Al molo sono in corso in questo momento le operazioni di sbarco. Stamani all’alba, invece, in sette, tutti tunisini, sono riusciti ad eludere i controlli e ad approdare direttamente sulla costa. Sono stati bloccati e identificati.

Ieri notte, invece, erano stati tre gli sbarchi, due gestiti dalle Fiamme gialle e uno della Guardia costiera, che hanno portato sull’isola complessivamente 45 persone. Una prima carretta del mare con a bordo 12 tunisini, di cui due donne, è stata avvistata dagli uomini della Guardia di finanza, che poco dopo hanno soccorso sempre in acque territoriali altri 18 tunisini. La motovedetta della Capitaneria di porto ha tratto in salvo, invece, 15 migranti, tra cui tre donne. Stamani, intanto, 117 migranti dei 209 approdati nell’Isola negli ultimi giorni (il numero esclude gli approdi di stamani) sono stati trasferiti dall’hotspot di contrada Imbriacola a bordo del traghetto di linea diretto a Porto Empedocle.

Caso Palamara, chiesto processo disciplinare per 10 magistrati

La procura generale della Corte di Cassazione ha concluso la prima fase dell’istruttoria disciplinare a carico dei magistrati coinvolti nel caso Palamara e ha chiesto il processo alla sezione disciplinare del Csm per 10 magistrati, relativamente all’incontro avvenuto in un albergo di Roma in cui si discuteva di nomine ai vertici delle principali procure italiane. Lo ha annunciato in conferenza stampa il procuratore generale della Cassazione, Giovanni Salvi.

Il giudizio disciplinare è stato chiesto oltre che per Luca Palamara, per i 5 ex togati del Csm dimissionari lo scorso anno, Antonio Lepre, Luigi Spina, Corrado Cartoni, Gianluigi Morlini e Paolo Criscuoli, Cosimo Ferri, l’ex pm romano Stefano Fava, l’ex pm della Dna Cesare Sirignano più due magistrati segretari del Csm, per uno dei quali la richiesta di giudizio disciplinare era già stata avanzata.

Per la posizione di Cosimo Ferri, magistrato in aspettativa e deputato di Iv, “abbiamo chiesto alla sezione disciplinare del Csm di chiedere l’autorizzazione a usare le conversazioni intercettate alla Camera’’, ha chiarito il pg della Cassazione, Giovanni Salvi, in conferenza stampa.

La procura generale della Cassazione, ha spiegato Salvi, sta ancora lavorando all’esame delle chat contenute nel telefono cellulare di Palamara. “Non è possibile parlare di numeri e nomi, neanche nei prossimi giorni, il lavoro deve essere completato – ha precisato – e non ci può essere alcuna anticipazione fino a quando le persone coinvolte non avranno avuto la notificazione dei provvedimenti’’.

Tra i punti contestati ai magistrati per i quali è stato chiesto il procedimento vi è quello dell’interferenza nell’esercizio dell’attività del Consiglio superiore della magistratura, in relazione all’incontro in un albergo romano per discutere di nomine ai vertici delle principali procure italiane. “L’elemento sta nel fatto che le scelte venivano esposte in relazione a condotte, richieste o temute, rispetto a posizioni processuali per favorire qualcuno o danneggiare qualcun altro”, ha spiegato Salvi, per il quale la vicenda nata dall’inchiesta di Perugia “ha segnato un punto di non ritorno, quello che è successo è irreversibile”.

“L’impatto sull’opinione pubblica è stato pessimo – ha sottolineato- ma c’è un gran desiderio di voltare pagina”.

Ustica, Cavazza: “Non sapremo mai la verità, troppi soldi in ballo”

“No, dopo 40 anni ancora non conosciamo la verità sulla strage, ad impedirci di conoscerla è la mancanza di capacità di volerla davvero, anche perché probabilmente non sarebbe economicamente interessante”. A dirlo all’AdnKronos è Giuliana Cavazza, presidente onoraria dell’associazione “Verità per Ustica” e figlia di una delle 81 persone morte il 27 giugno di 40 anni fa a bordo del Dc9 dell’Itavia.

“Ci sono troppe voci – spiega Cavazza -, troppe presunte verità che non lo sono, ordinanze chiamate sentenze, e poi alla fine, e forse è questo il punto, i morti sono morti, tanto vale che i risarcimenti siano il massimo. Temo che il motivo della mancanza di verità stia tutto qui”. Cavazza, poi, evidenzia che “le sentenze civili, che dicono l’opposto di quella penale, sono basate su un’ordinanza di Priore che viene chiamata sentenza, e questo non aiuta, e forse anche sulla grande spinta dell’opinione pubblica, perché forse è più bello dire che ci sono i cattivi che hanno tirato giù il Dc9, e così, fra l’altro, vengono fuori tanti soldi, perché questo in fondo piace, mentre l’ipotesi della bomba, diciamo così, piace meno. Poi capisco che anche in buona fede ci si affezioni a certe tesi, ma è una grande rischio”.

Quanto all’audio trasmesso da RaiNews 24, e acquisito dalla procura di Roma, in cui si sente uno dei piloti del Dc9 dire “guarda cos’è”, mentre finora di quel frammento di audio si sentiva solo il “gua”, la presidente onoraria dell’associazione “Verità per Ustica” evidenzia: “Non sono un tecnico, ma penso che questo audio sia stato ascoltato da tecnici veri, e non hanno rilevato quello che emerge oggi, ora, che a distanza di 40 anni venga fuori un altro pezzo di audio, mi sembra stranissimo. Certo, è un bel depistaggio anche questo”.

Infine, Cavazza afferma: “Sono passati 40 anni, forse non sapremo mai la verità sulla strage di Ustica, ci sono troppi soldi in ballo, troppe possibilità di risarcimenti milionari, è molto triste ma ho questa sensazione”.

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25 Giugno 2020